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Sinistra universalista contro sinistra identitaria, la nuova guerra

La destra difende la laicità, e quelli che ieri mangiavano i preti guardano con compiacenza la religione dei dannati della Terra. Cosa è successo? Un'analisi sul Figaro

16 Marzo 2020 alle 09:18

Sinistra universalista contro sinistra identitaria, la nuova guerra

Dipinto di Eugène Laermans

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“Per molto tempo, la situazione è stata chiara: la sinistra difendeva il progresso, l’universale e la ragione, la destra i legami particolari, la conservazione e il sentimento religioso”, scrive Eugénie Bastié. “L’eredità dei Lumi costituiva un corpus ideologico insuperabile per i sostenitori dell’emancipazione. Ma la situazione è cambiata. E’ lontano il tempo in cui il segretario generale del Pcf (Partito comunista francese) Maurice Thorez, alla Sorbona, in occasione di un omaggio a Cartesio, poteva proclamare quanto segue: ‘Attraverso le tempeste e le notti che si sono abbattute sugli uomini, è Cartesio che, con il suo passo allegro, ci conduce verso un futuro radioso’. Oggi, i filosofi occidentali sono dei vecchi maschi eterosessuali, ‘universale’ è diventato sinonimo di ‘bianco’, le femministe hanno fiducia soltanto nelle ‘streghe’, i catastrofisti criticano la scienza e, nelle università, i nuovi militanti antirazzisti riabilitano la razza. E’ la destra che difende la laicità e il libero pensiero, mentre quelli che ieri mangiavano i preti guardano con compiacenza la religione dei dannati della Terra e reclamano la proibizione di alcune opere. Come si è arrivati a questo punto? La ricerca delle origini di questo ‘voltafaccia storico’ è il cuore del libro della storica Stéphanie Roza. Ne ‘La Gauche contre les lumières’ (Fayard), la ricercatrice del Cnrs (Centro nazionale di ricerca scientifica) esplora con finezza le radici intellettuali di questo rinnegamento in corso, in particolare, nelle scienze sociali. Roza mostra come il pensiero critico dei filosofi della French Theory (Deleuze, Derrida e compagnia) sia riuscito a decostruire ogni possibilità di instaurare una norma comune, tagliando il ramo dei Lumi sul quale era seduta la sinistra.

 

Stéphanie Roza mette in evidenza il ruolo chiave svolto dal filosofo Michel Foucault in questa operazione di demolizione: ‘L’opposizione foucauldiana all’eredità dei Lumi è un punto fondamentale del suo pensiero’. L’autore di “Surveiller et punir” ravvisava in particolare nei Lumi penali il momento dell’istituzionalizzazione penitenziaria. ‘I danni causati dal relativismo postmoderno sono così gravi che ormai, agli occhi di alcune persone di sinistra, non sembra più una cosa scioccante ridurre il contenuto di un discorso solamente all’identità razziale, di genere o sociale di colui o colei che lo enuncia’, scrive giustamente Stéphanie Roza. Purtroppo, quest’ultima riempie un po’ troppo rapidamente il sacco dell’‘oscurantismo’ di ogni critica del progresso. In un registro più polemico e meno universitario, la giornalista Caroline Fourest è d’accordo nel constatare il rinnegamento dell’universalismo nel suo ultimo libro, ‘Génération offensée’ (Grasset), dove attacca la ‘sinistra moralista e identitaria’. ‘Un tempo la censura veniva dalla destra conservatrice e moralista. Ora viene dalla sinistra’, riconosce l’editorialista che in passato fu uno dei pilastri di Charlie Hebdo. Fourest combatte la nozione di ‘appropriazione culturale’, ‘nuova blasfemia’ promossa dalla sinistra intersezionale, che vorrebbe censurare ogni utilizzo, da parte di un artista occidentale, di un elemento proveniente da una cultura minoritaria. Dall’abito berbero di Madonna al divieto di recitare Eschilo alla Sorbona con la scusa del blackface, passando per l’‘Hijab Day’ a Sciences Po, analizza le manifestazioni grottesche di questa ‘competizione vittimista’. Non temendo gli ‘OK boomer’ che fioriscono in ogni contestazione della gioventù progressista, Fourest fustiga questa nuova generazione di millennial ‘che non ha conosciuto né lo schiavismo, né la colonizzazione, né la deportazione, né lo stalinismo’, ma che ha ‘un carattere schizzinoso che le fa perdere la testa alla minima contrarietà’.

  

Fourest si dice preoccupata nel vedere una ‘sensibilità trasformatasi in suscettibilità che ridicolizza l’antirazzismo’, di cui continua a rivendicare l’appartenenza. Spaventata da ciò che sta accadendo nei campus americani, si spinge fino a citare il pensatore conservatore Allan Bloom come un ‘lanciatore di allarmi’ per il suo libro ‘Closing the American Mind’, requisitoria spietata contro il goscismo culturale pubblicata nel 1987. Potremmo sorridere nel vedere la militante antirazzista, egeria di una certa sinistra, denunciare una ‘polizia del pensiero’. E’ da un bel po’ di tempo che gli intellettuali di destra subiscono derisioni e diffidenze (se non addirittura linciaggi mediatici), perché denunciano le stesse derive. Potremmo considerare decisamente tardive le inquietudini di Stéphanie Roza sul relativismo promosso dalla sinistra decostruttivista. Ma perché dovremmo tenere un assurdo registro dei rancori, prendercela con gli operai dell’ultima ora quando hanno il coraggio e la lucidità di andare contro il proprio campo? Era ora che alcune voci di sinistra si svegliassero per combattere una radicalizzazione ideologica che, dalla serata dei César ai deliri universitari, minaccia in maniera pura e semplice la vita dell’intelligenza”.

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