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Cosa accadrà alla Brexit?

Lo storico di Stanford Niall Ferguson prova a immaginare il futuro per Londra, sul Boston Globe

17 Dicembre 2018 alle 08:53

Cosa accadrà alla Brexit?

Enrico VIII d'Inghilterra

“ ‘Un fallimento di strategia politica senza eguali dalla crisi di Suez’. Si potrebbe pensare che la freccia avvelenata scagliata da Jo Johnson, ex ministro dei trasporti del Regno Unito, al primo ministro Theresa May, abbia buone chance di immortalità negli esami di storia britannica del futuro”. Così scrive lo storico di Stanford Niall Ferguson sul Boston Globe. “Martin Wolf, la scorsa settimana, ha detto la sua sul Financial Times: ‘I paragoni con la crisi di Suez del 1956 non reggono. Questo casino è ben peggio”. Ma cosa potrebbe essere peggio dell’umiliante espulsione britannica dalla zona del canale di Suez nel 1956? La risposta, secondo David Keys dell’Independent, è l’accordo di Monaco del 1938. Sono paralleli davvero inappropriati. Nel 1956 la Gran Bretagna invase l’Egitto e fu indotta alla ritirata da pressioni finanziarie americane. Nel 1938 la Gran Bretagna sacrificò la Cecoslovacchia per non doversi confrontare con Hitler. La Brexit è ben diversa. Come sostengo da tempo, il voto della maggioranza del popolo britannico, nel referendum del giugno 2016, è stato un voto di divorzio. Assomiglia più che altro alla decisione di Enrico VIII, nel 1532, di abbandonare la Chiesa Cattolica di Roma, con l’elettorato nel ruolo del re. Entrambi i divorzi furono fortemente osteggiati, in patria come all’estero. Il divorzio di Enrico fu complicato e si protrasse a lungo. In effetti, fu quasi fatto saltare dalla figlia Maria I. Alla fine, però, la Riforma Inglese ha retto nonostante le continue sfide poste dagli Asburgo, dai Borbone e dai Giacobini. Il successore della May non può proporre di rinegoziare il divorzio perché gli europei direbbero semplicemente di no. Né può credibilmente ripudiare l’accordo perché i preparativi per quello scenario non sono stati fatti. L’unica opzione che ha Theresa May, dunque, è di giocare per tempo. Questo orribile accordo che ha concluso con l’Unione europea verrà sicuramente bocciato dalla Camera dei Comuni. Il nuovo primo ministro, dopo il voto in parlamento, può cercare di ottenere un’estensione ai tempi di negoziazione. Allo stesso tempo, può iniziare a pianificare per uno scenario senza accordo. La negoziazione di un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti dovrebbe essere il prossimo punto dell’agenda. Non farebbe male, contemporaneamente, ravvivare le relazioni con la Cina, i cui sostanziali investimenti nel Regno Unito disdegnati dalla May sono un altro punto di forza sprecato. Enrico VIII era famoso per non avere scrupoli. I ministri che delusero Re Enrico fecero più o meno la stessa fine delle sue mogli. Il suo maggior talento era giocare un gioco lento. Chi ha votato ‘Leave’ deve imparare dal suo esempio. Il premio per chi succederà alla May non è di poco conto: ‘Un successo di strategia politica senza eguali dalla Riforma protestante’”.

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Commenti all'articolo

  • carlo.mareels

    17 Dicembre 2018 - 12:12

    Nigel Ferguson e un romantico perso. Fa sembrare Lord Byron una persona con i piedi ben a terra. Poverino, ma molto piu poverini sono le vittime delle sue fantasie erotiche sulla Gran Bretagna buccaniera e piratesca alla conquista del mondo. Neanche fossimo in un romanzo per bambini. Le sue illusioni brexittarde (e quelle di quelli come lui) porteranno molto dolore sulle persone normali del Regno Unito che devono arrivare alla fine del mese. A lui cosa importa, non morira di fame, non perdera il lavoro e potra perseverare nei suoi paralleli storici assurdi da Boston dove e pagato in USD e non in carta straccia che diventa la Sterlina.... Chi si prendera la responsabilita dei danni fatti??? Monsieur Ferguson???

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    • mauro

      17 Dicembre 2018 - 17:05

      Se mi permette di contraddirLa, Niall Ferguson è riconosciuto tra gli storici come uno dei più lucidi esegeti degli avvenimenti del nostro tempo. Avvenimenti che noi wikipedisti siamo soliti interpretare in base alle categorie di pensiero politicamente corrette che ci vengono ammannite quotidianamente dai media. Non avendo così nemmeno elementi per capire che Il fenomeno dei gilets gialli francesi è stato un anticipo della futura reazione popolare, tamponata alla meglio, per i danni ai popoli europei, incluso il nostro, di una globalizzazione malfatta. Per questa, piuttosto, si ripeterà l'io non c'ero e se c'ero dormivo dell'apparato filocomunista in occasione del crollo del muro di Berlino, e nessuno si prenderà la responsabilità. L'Inghilterra ha cercato di tirarsi fuori in tempo. Noi faremmo bene a preoccuparci dei danni nostri, e aspettare per vedere, visto che di fame si dovrà morire, chi ne morirà prima.

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  • carlo.trinchi

    17 Dicembre 2018 - 09:09

    Attenzione a non far divenire l’Inghilterra un cavallo di Troia contro l’Europa. Se mai decidessero per un secondo referendum un Europa lungimirante dovrebbe accoglierli a braccia aperte e non imporre loro condizioni aggravanti rispetto al passato. L’Inghilterra è, doveva essere una pietra miliare per l’Europa e la demenza di un leader, Cameron, fece il disastro. Riannodare quel rapporto e fondamentale per entranbi e giocare con i pregiudizi di un passato superato dalla storia e dai fatti non aiuta. Anzi.

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