Cosa accadrà alla Brexit?

Lo storico di Stanford Niall Ferguson prova a immaginare il futuro per Londra, sul Boston Globe

“ ‘Un fallimento di strategia politica senza eguali dalla crisi di Suez’. Si potrebbe pensare che la freccia avvelenata scagliata da Jo Johnson, ex ministro dei trasporti del Regno Unito, al primo ministro Theresa May, abbia buone chance di immortalità negli esami di storia britannica del futuro”. Così scrive lo storico di Stanford Niall Ferguson sul Boston Globe. “Martin Wolf, la scorsa settimana, ha detto la sua sul Financial Times: ‘I paragoni con la crisi di Suez del 1956 non reggono. Questo casino è ben peggio”. Ma cosa potrebbe essere peggio dell’umiliante espulsione britannica dalla zona del canale di Suez nel 1956? La risposta, secondo David Keys dell’Independent, è l’accordo di Monaco del 1938. Sono paralleli davvero inappropriati. Nel 1956 la Gran Bretagna invase l’Egitto e fu indotta alla ritirata da pressioni finanziarie americane. Nel 1938 la Gran Bretagna sacrificò la Cecoslovacchia per non doversi confrontare con Hitler. La Brexit è ben diversa. Come sostengo da tempo, il voto della maggioranza del popolo britannico, nel referendum del giugno 2016, è stato un voto di divorzio. Assomiglia più che altro alla decisione di Enrico VIII, nel 1532, di abbandonare la Chiesa Cattolica di Roma, con l’elettorato nel ruolo del re. Entrambi i divorzi furono fortemente osteggiati, in patria come all’estero. Il divorzio di Enrico fu complicato e si protrasse a lungo. In effetti, fu quasi fatto saltare dalla figlia Maria I. Alla fine, però, la Riforma Inglese ha retto nonostante le continue sfide poste dagli Asburgo, dai Borbone e dai Giacobini. Il successore della May non può proporre di rinegoziare il divorzio perché gli europei direbbero semplicemente di no. Né può credibilmente ripudiare l’accordo perché i preparativi per quello scenario non sono stati fatti. L’unica opzione che ha Theresa May, dunque, è di giocare per tempo. Questo orribile accordo che ha concluso con l’Unione europea verrà sicuramente bocciato dalla Camera dei Comuni. Il nuovo primo ministro, dopo il voto in parlamento, può cercare di ottenere un’estensione ai tempi di negoziazione. Allo stesso tempo, può iniziare a pianificare per uno scenario senza accordo. La negoziazione di un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti dovrebbe essere il prossimo punto dell’agenda. Non farebbe male, contemporaneamente, ravvivare le relazioni con la Cina, i cui sostanziali investimenti nel Regno Unito disdegnati dalla May sono un altro punto di forza sprecato. Enrico VIII era famoso per non avere scrupoli. I ministri che delusero Re Enrico fecero più o meno la stessa fine delle sue mogli. Il suo maggior talento era giocare un gioco lento. Chi ha votato ‘Leave’ deve imparare dal suo esempio. Il premio per chi succederà alla May non è di poco conto: ‘Un successo di strategia politica senza eguali dalla Riforma protestante’”.

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