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L’antisemitismo non è una carta politica

Ognuno faccia pulizia in casa propria. Non è una battaglia faziosa scrive il Times of Israel

10 Dicembre 2018 alle 08:47

Un giusto segnale contro l'antisemitismo

Foto LaPresse

"Di questi tempi è di moda, a destra, denunciare l’antisemitismo della sinistra ed è di moda, a sinistra, denunciare l’antisemitismo della destra” scrive Fred Maroun.

 

“Forse stanno emulando il mondo arabo, dove da lungo tempo è pratica comune incolpare l’Europa per l’antisemitismo nel mondo arabo. Gli antisemiti europei, invece, continuano a farlo alla vecchia maniera: per l’antisemitismo incolpano gli ebrei. Ovunque si guardi, pare che l’antisemitismo sia sempre il peccato di qualcun altro. Tutti dovrebbero invece guardarsi allo specchio, non solo perché l’antisemitismo infuria in casa loro, ma anche perché solo loro possono affrontare efficacemente l’antisemitismo che hanno dentro casa. Questa attitudine a gettare sempre l’accusa su qualcun altro è diventata sempre più comune anche negli Stati Uniti. I repubblicani accusano i democratici di lasciare la porta aperta all’antisemitismo permettendo a personaggi visceralmente anti israeliani di candidarsi con loro ed essere eletti. I democratici accusano i repubblicani di chiudere un occhio su disgustosi personaggi antisemiti perché votano per il presidente Donald Trump e sono attratti dalla sua retorica anti immigrati. Hanno ragione entrambi, ma le accuse cadono nel vuoto perché sono evidentemente motivate da partigianeria. L’antisemitismo all’interno del Partito democratico non viene diminuito dalle accuse di parte repubblicana. Anzi, quelle accuse partigiane accrescono il profilo dei candidati antisemiti, rendendoli ancora più popolari all’interno del loro partito. Lo stesso vale, a parti invertite, per l’antisemitismo all’interno del Partito repubblicano. E invece entrambe le forme di antisemitismo andrebbero combattute, e dovrebbero farlo le persone all’interno di ciascuno schieramento. E’ come se l’antisemitismo non fosse più preso sul serio per la piaga sociale che è, e fosse diventato solo una comoda accusa con cui dare addosso all’avversario. La triste realtà, invece, è che l’antisemitismo è ancora vivo e vegeto, e dovrebbe essere preso sul serio, oggi, come avrebbe dovuto essere preso sul serio nell’Europa degli anni 30. La sinistra finisce nelle mani degli antisemiti in nome della “causa palestinese” (non chiedete cosa significhi esattamente questa causa perché nessuno lo sa) e in alcuni paesi, come il Regno Unito, l’infezione ha raggiunto il livello più alto. A destra, forme di neonazismo apertamente antisemita riscuotono sempre più popolarità, in particolare in Europa, con formazioni come il Partito nazionaldemocratico in Germania e Alba Dorata in Grecia. L’antisemitismo di sinistra è tipicamente anti israeliano, mentre l’antisemitismo di destra di solito si concentra sull’odio verso gli ebrei di casa (o presunti “cosmopoliti”), Nulla fa pensare che l’antisemitismo sia destinato a diminuire tanto presto, quindi ci sono tutte le ragioni per aumentare i nostri sforzi volti a contrastarlo. E per ognuno di noi questo significa combatterlo innanzitutto a casa propria, non a casa dei vicini. La lotta contro l’antisemitismo è troppo importante per essere trattata, come avviene molto spesso, come una carta da giocare nella polemica politica. E’ giunto il momento di rivedere la nostra lista delle priorità e di abbassare il posto che la faziosità partigiana occupa in questa lista”.

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