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TERRAZZO
Trump, un presidente da appartamento, e i Maga contro natura
A lungo il modello dei conservatori era l'eroe hemingwayano che va a caccia e a pesca, senza paura di stare nel bosco e pronto a connettersi con il verde intorno a lui. Ma da quando è arrivato il tycoon, la natura è solo un fastidio: il conservatore tipico ora è diventato casalingo e sempre online
C’è stato un lungo periodo in cui il Partito repubblicano in America era il partito della natura. Oggi ci sembra strano considerati gli appelli trumpiani al trivellare – “drill baby, drill!” – e la celebrazione del “caro vecchio carbone”. L’uomo politico che più si è dedicato alla conservazione dei grandi parchi era il repubblicano Theodore Roosevelt, cacciatore di bisonti, noto per le sue scampagnate da romanzo d’avventura, per le sue gesta eroiche nelle Badlands del South Dakota, per la sua passione per la tassidermia, per le sue iene e le sue zebre e il suo leone nel giardino della Casa Bianca e l’orsetto Teddy Bear che per lui fu inventato, dopo che si rifiutò di uccidere un cucciolo d’orso durante una battuta di caccia nel Mississippi nel 1902 (Trump è l’unico presidente, da metà Ottocento, a non avere nemmeno un cane). A lungo i conservatori hanno visto in Teddy l’immagine dell’americano perfetto, così diverso dall’urbanissimo europeo, dal flâneur che si emoziona guardando le vetrine dei negozi, che si sente a disagio nell’infinita prateria, che non sa cavalcare verso l’orizzonte. Il modello era l’eroe hemingwayano, che va a caccia, a pesca, non ha paura di stare solo nel bosco, è pronto ad affrontare un orso a mani nude o il silenzio del cielo stellato sopra di lui. Non c’era niente di più virile che mangiare fagioli dalla padella intorno al fuoco, fumando e raccontandosi storie, come nei vecchi film di Reagan e John Wayne. Non c’era niente di più sexy del Marlboro Man. Anche George W. Bush, che negli ultimi anni si è dato alla pittura – ritratti di cani e di veterani, soprattutto – pur venendo da una delle famiglie più chic del New England si era ribrandizzato in campagna elettorale in uno pseudo-cowboy texano per attirare redneck e machi da ranch. Poi è arrivato Trump. La natura, per un uomo newyorkese barocco che ha un pulsante nello Studio Ovale per la Coca-Cola Light, è solo fastidio, vuol dire insetti e fango sulle scarpe.
Il Rose Garden è stato subito piastrellato, “così chi ha i tacchi non affonda nel terreno”. L’unico momento in cui Trump è all’aperto è per giocare a golf, coperto da un impasto di crema solare e trucco arancione e dal cappellino auto-celebrativo. Con il vento Maga è morto il repubblicano avventuroso all’aperto, il campeggiatore col tabacco da masticare nella lattina tonda. Con il vento Maga il conservatore tipico è diventato casalingo, sempre online. E’ diventato il crypto bro che si fa i video nel Suv o nella casa di Miami affittata con altri influencer o in una palestra con l’aria condizionata, a Tampa, a Las Vegas, a Palm Beach. Patagonia e North Face sono marchi di sinistra, perché la destra aspetta Uber Eats sul divano in finta pelle, senza nemmeno una testa d’alce sul caminetto. I potenti ultra-conservatori della Casa Bianca sembrano usciti più da Cluedo che non da un western di John Ford. Steve Miller nei late show è paragonato a un vampiro perché non sta mai il sole, JD Vance nei meme diventa un bambino piagnone, le donne, rifattissime, potrebbero esser il cast di un qualche reality trash, tipo Le casalinghe di Capitol Hill. Giusto Pete Hegseth ci prova con “l’ethos del guerriero”, ma anche lui i muscoli se li è fatti in palestra, a Princeton e Harvard, per fare il belloccio alla Fox. Dovevamo accorgercei di questo cambio di regime quando Trump annunciò la discesa in campo, perché lo fece sulle scale mobili. E nonostante abbia ambizioni dittatoriali, nessuno l’ha mai visto nuotare, cavalcare o tagliare il grano, come facevano gli autocrati populisti di un tempo (o come fa ancora Putin). Al massimo lo fa fare all’AI, creando Nft dove è in groppa a un mustang biondo. Make Cowboys Great Again.