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Joseph Grima, un italiano non sovranista

"Il design italiano è una filosofia, il nazionalismo e i confini non c'entrano niente", ci dice il nuovo direttore del Museo del Design a Milano 

14 Aprile 2019 alle 06:00

Joseph Grima, un italiano non sovranista

Joseph Grima (Foto Imagoeconomica)

Joseph Grima, curriculum bestiale: nato ad Avignone nel 1977 da genitori inglesi con origini maltesi, nonna italiana, ha vissuto a lungo ad Assisi, prima di trasferirsi a Londra e laurearsi in architettura. Curatore e saggista. È stato il più giovane direttore di Domus, dal 2017 è direttore creativo della Eindhoven Design Academy, il Bilderberg dei giovani designer (in questi giorni a Milano per il Salone è tutto un “sono appena tornato da Eindhoven”, “tu quando parti per Eindhoven?”). Direttore artistico di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. È fondatore e partner dello studio Space Caviar. Nel 2014 è stato nominato co-curatore della prima edizione della Chicago Architecture Biennial. È soprattutto il nuovo direttore del Museo del Design Italiano appena aperto in Triennale.

 

Ma com’è possibile che prima non ci fosse un museo del design italiano in Italia? “Ci sono vari centri, spesso di documentazione, che in qualche maniera se ne occupano. Ma un museo vero no. È veramente strano in effetti”, dice Grima al Foglio. “Forse proprio perché il design è talmente legato all’identità italiana. A volte le cose che più ci riguardano sono quelle che finiscono per essere rimandate più a lungo”. Sarà mica un museo sovranista. “Assolutamente no. Non è una questione di nazionalismo o di confini” dice Grima. “Il design italiano non è mai stato legato all’Italia in questo senso: alcuni designer erano stranieri e magari lavoravano con aziende italiane; molti degli oggetti qui esposti rappresentano un periodo di internazionalismo che c’è stato in questo paese in quegli anni e che ci augureremmo che potesse tornare”.

 

“Non avrebbe molto senso oggi cercare un designer che abbia passaporto italiano, che lavori in Italia, che produca con aziende italiane”, dice ancora Grima. “Probabilmente non esiste. È una specie di leggenda o di mitologia”. “Forse non è mai esistito o comunque non esiste oggi. L’idea di design italiano è più legata a una filosofia, all’idea di produrre oggetti democratici, di grande qualità e bellezza, destinati a un pubblico molto vasto. Questo è il design italiano, non è una questione di passaporti”. Il museo appena inaugurato si ingrandirà presto. “Gli oggetti che abbiamo esposto qui sono scelti tra quelli prodotti tra il 1946 e il 1981. Questa parte è la prima di un museo che si realizzerà nei prossimi anni, utilizzando nuovi spazi sotto il giardino della Triennale, con un concorso che partirà il mese prossimo. E per gli anni dal 1981 in poi, sarà ancora più complesso definire cos’è l’italianità”.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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