Il tempio del signor Ferrari

Michele Masneri

A Maranello nel museo restaurato in mostra le macchine del Drake

Nel trentennale della morte (e centoventennale dalla nascita), tante celebrazioni ancora in corso per Enzo Ferrari (1898-1988). Il fondatore del marchio italiano forse più celebre di tutti i tempi era anche giornalista, e avrebbe voluto lavorare alla Fiat. Nel 1918, scampato alla Grande Guerra per una pleurite, orfano del padre Alfredo e del fratello Dino, affidava tutte le sue speranze in un’assunzione alla Fiat, ma a Torino non lo vollero.

 

“Era l'inverno 1918-1919, rigidissimo, lo ricordo con grande pena. Mi ritrovai per strada, i vestiti mi si gelavano addosso. Attraversando il parco del Valentino, dopo aver spazzato la neve con la mano, mi lasciai cadere su una panchina. Ero solo, mio padre e mio fratello non c'erano più. Lo sconforto mi vinse e piansi” (chissà cosa avrebbe pensato poi se avesse saputo che la sua Ferrari sarebbe stata comprata un giorno dalla Fiat). Ferrari ebbe poi tante consolazioni in vita, tra cui le macchine: non solo quelle prodotte, ma anche quelle guidate. Alcune di queste sono esposte in una mostra appena inaugurata al museo Ferrari di Maranello: si chiama “Driven by Enzo”, ed espone alcune quattroposti particolarmente amate dal leggendario imprenditore emiliano.

 

Il museo è stato appena ridisegnato dall’araldico architetto Benedetto Camerana: e oltre alle macchine guidate dall’inventore del cavallino rampante offre un’altra mostra, “Passion and Legend”, che ripercorre la storia del mito modenese attraverso una serie di temi: “Enzo Ferrari”, “Come nasce una Ferrari”, “Questioni di stile” (i carrozzieri, i designer, la personalizzazione, i modelli speciali), Ferrari Racing e la Formula 1.

Di più su questi argomenti: