Maurizio Gasparri (foto LaPresse)
la proposta
Gasparri difende la riforma della Rai (che non piace al governo). Intervista
Alla vigilia dell’esame in Senato della riforma della governance Rai, il capogruppo di Forza Italia al Senato rivendica il primato del Parlamento e si appella allo European Media Freedom Act: “Ce lo chiede l’Europa”. Tra scontro sul ruolo del Mef, nodo delle risorse e accuse all’opposizione, la partita sul servizio pubblico entra nella fase decisiva
“Ce lo chiede l’Europa. Quante volte l’abbiamo sentito dire, anche a sproposito. Ma sulla riforma della Rai è proprio così”. Tocca a Maurizio Gasparri difendere la posizione della maggioranza sul testo di revisione della governance di Viale Mazzini che mercoledì comincia l’esame al Senato. Conosce i dubbi del governo, le preoccupazioni di una parte dei vertici dell’azienda, le critiche dell’opposizione, ma è sicuro di saperne più di tutti sulla materia e di avere ora un alleato nello European media Freedom Act (Emfa). Quindi, spiega, “l’Ue ci chiede di rompere il cordone ombelicale tra esecutivo e gestione della tv di stato. Se il governo e il ministero dell’Economia trovano una formula per contestare una fonte sovraordinata come il Media Act a me va benissimo. Bisogna vedere se regge o no”. Ma il capogruppo di FI in Senato è convinto che si vedrà in aula come comporre le posizioni governative e quelle dei partiti del centrodestra. In fondo lui lo ha sempre detto che non è il Mef a decidere sulla Rai. “La giurisprudenza costituzionale dice che la proprietà sostanziale della Rai è del Parlamento. E’ la democrazia. Rispetta una concezione pluralista del servizio pubblico”.
Gasparri è molto affezionato alla legge Gasparri, pensa sostanzialmente che si debba tornare lì. “E’ in vigore da 22 anni, è l’unica legge di sistema sulla materia mai contestata dalla Corte costituzionale. Prevedeva un Cda di 6 membri, 4 eletti dal Parlamento e due designati dal governo di cui uno era il presidente Non c’era l’ad ma il direttore generale che era un funzionario, quindi prendeva le direttive dai consiglieri ed eseguiva. Non sedeva accanto a loro. Poi è arrivato Renzi e ha ribaltato la baracca mettendo l’ad pari agli altri. Un errore”. Nel testo in esame tra pochi giorni, però, il Mef non ha neanche un consigliere pur essendo l’azionista al 99,56 per cento della tv di stato. “Non discuto il ruolo dell’Economia. Se la Rai fa debiti, se butta i soldi ne risponde il governo, questo è un tema fondamentale. Ma si può avere un consigliere del Mef senza diritto di voto che controlla i lavori del Cda. E poi ci sono sempre i revisori dei conti. In Italia hanno vinto Berlusconi, Prodi e i grillini, c’è ricambio. Penso che l’indipendenza del servizio pubblico possa trovare la sua casa nel Parlamento, il luogo della volontà popolare”.
Sicuramente l’idea della Fondazione cui conferire le quote Rai, proposta dal Pd, fa inorridire Gasparri. “Cosa è questa Fondazione? Chi ci mettiamo? Il club di Topolino, i calciatori della Ternana, gli accademici dei Lincei, tutti insieme? E dovrebbe rappresentare meglio delle Camere il pluralismo? Qui mi sento di rispondere anche a Stefano Graziano, capogruppo dem in Vigilanza. Non faccio il bello e il cattivo tempo. Quello lo faceva Veltroni che non aveva alcun ruolo nella tv di stato e ha raccontato di essere andato a casa di Guglielmi a regalargli Rai3. Io non sono mai andato a casa di nessuno. Graziano impari la storia del servizio pubblico. E mi aiuti a ricordare se aveva un omonimo casertano nel 2004, l’anno della mia legge, che stava nell’Udc, nel centrodestra. Scherzando potrei dire: di Rai non sa molto ma Graziano è esperto di transumanza”.
In verità, l’Europa ci chiede anche risorse stabili e certe per la Rai, invece nel disegno di legge si ipotizza un taglio del 5 per cento del canone, anche ogni anno. Questo interessa, eccome, all’azionista. “Parlo per me. Io sono per risorse certe e definite. Ma non credo che un taglio minimo sia il confine tra vita e la morte della Rai”. Andiamo con ordine. Le altre partecipate hanno mandati di tre anni, la legge della destra lascia il Cda Rai in carica cinque. All’Europa piacerà? “Non farei le barricate su questo punto. Però i tempi sono cambiati e il vertice di un’azienda tv deve avere prospettive contro le piattaforme e i nuovi mezzi di comunicazione. Poi ci sono i diritti sportivi. Ogni quattro anni bisogna scommettere sulle offerte per mondiali, olimpiadi”. E piacerà all’Ue il voto parlamentare a maggioranza semplice dei consiglieri di amministrazione, che dà il potere alla maggioranza di mettere chi vuole? “Noi avevamo messo tanti anni fa il voto necessario di 2/3 per eleggere il presidente in Vigilanza. Con questa regola abbiamo scelto Petruccioli, ex direttore dell’Unità, comunista, alla presidenza negli anni del governo Berlusconi. Oggi sono loro ad aver logorato il meccanismo della maggioranza qualificata impedendo l’elezione di Agnes. L’opposizione ha fatto diventare uno strumento di garanzia un’arma di ricatto”. La Rai di oggi piace a Gasparri? “La Rai resiste nel tempo. Preferisco l’ironia di Un giorno da pecora alle bugie di Ranucci. In Rai ci sono un po’ tutti. E’ lo specchio del paese”.
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