Ansa
Tormento ed Estasi
The show must go on, ma che strazio Sanremo. E questo Festival-flop non è solo colpa di Conti
Dentro il carrozzone sgangherato del Festival c'è noia e roba musicalmente di scarto: il giocattolo funziona male e non diverte. Questa edizione rischia di diventare il benchmark di come non farla. Una settimana sanremese
Il magic moment è stato a metà della conferenza stampa di mercoledì, quando Carlo Conti ha pronunciato la frase delle frasi, sintesi della sua/nostra esperienza sanremese: “Pensavo peggio”, ha detto atteggiandosi al filosofo che non pensiamo che sia, però con un velo di malinconia, che sembrava un po’ dire “il meglio ormai è dietro le spalle”, ma anche “con la roba musicale che mi sono ritrovato, che diamine volevate che facessi?”. No dai, Carlo: volere è potere. E potevi, se volevi. Ma il progetto era un altro: crea un Festival ripulito dalle polemiche, niente di cui, eventualmente, non dico vergognarsi, ma neppure preoccuparsi, che il momento è complicato. Lui ha eseguito, però adesso gli prende male, perché ci sono altre serate, altre conferenze stampa, altre domande (per ora timidissime – come mai, cari inviati?) da parte dei giornalisti tra i quali la parolina “flop” comincia a circolare sempre più accaldata. Lui, Conti, uno costruito come una macchina vivente da ascolti sicuri, adesso prova a dire che non gli importa, che qui quel che conta è la qualità e la sensazione di libertà che dice di aver respirato. Uhm, le facce tutte attorno si fanno lunghe: c’è il rischio che il suo passo d’addio non sia in gloria, come sognava. A questo punto della cronaca ci vorrebbe un break musicale alla Freddie Mercury, quando intonava “nothing really matters”, non ti curar di loro, pensiamo ad altro, la vita è altrove eccetera eccetera.
Il problema è che dentro il carrozzone sgangherato del Festival 2026 c’è talmente tanta noia provocata da siparietti woke, e tanta roba musicalmente di scarto, che quest’edizione della manifestazione rischia di diventare il benchmark di come non farla. E di come andrebbe tolta di mano a chi la governa adesso, di sicuro competentissimo in altri ambiti, ma non su come si progetta un Festival che valga la pena di seguire a tarda notte. Sfido, direte, facile a dirsi: Sanremo è un business, mica è la ribalta dei volenterosi canterini. Appunto risponderemmo, appunto. Caro Festival, oggi la musica, anche quella italiana, anche quella che andrebbe affidata ai più presentabili tra i tuoi partecipanti, comunque a dei personaggi in cerca d’autore, quella musica è altrove, ma esiste eccome. Ce n’è tanta, bella, nuova, strana, talmente stimolante da far valere la pena perfino di fare degli indici d’ascolto “deludenti”, perché intanto si è creata una cosa sorprendente, il pubblico si è spiazzato e in certi casi è perplesso, ma può capire, può scoprire, non soltanto consultare una specie di postal market della canzone. Allora sì che varrebbe la pena di dire “i numeri non erano la mia priorità”, perché sarebbe stato un inizio e non una malinconica fine.
Adesso i social mugugnano più forte, qualcuno azzarda che in questo grande niente tanto vale avere nostalgia di Pucci, uno da odiare serenamente davanti alla tv, perché adesso invece gli argomenti scarseggiano a un punto tale che Sanremo 2026 rischia di diventare l’unica cosa che non può permettersi: una kermesse trascurabile, dove transitare per sbaglio scanalando tra una partita e un talk-show, esclamando “ma guarda Patti come si tiene su, Dio ce la conservi!”, salvo andare oltre. Ma Carlo non può, deve stare ancora cinque ore a sera a fare su e giù per quel palcoscenico, trascinandosi dietro l’ingombro della Pausini – la famosa con la peggiore stampa in circolazione – che chissà se è ancora convinto dell’idea. The show must go on, Carlo, il giocattolo funziona male e non diverte, a dispetto di tutto l’impegno che ci hai messo, come ti avevano raccomandato. Però, dai, non è mica un funerale. E non ti meriti di pagare l’intero conto tu, per tutti. Anzi, sai cosa? Quell’invito che hai fatto al coro dei ragazzi dell’Anffas, da dovunque ti sia venuto il suggerimento, vale senz’altro la tua assoluzione.