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editoriali

Caro Ermal Meta, canta anche i Bibas se puoi

Redazione

Il concorrente del Festival ha spiegato il senso della sua canzone, dedicata a una bambina di Gaza. Poi l'accusa al silenzio sulla Palestina. Ma dove sono le condanne quando Hamas lancia razzi e usa i civili come scudi umani? Come distinguere a Sanremo il palco del coraggio da quello del conformismo

Nel corso della conferenza stampa a Sanremo, Ermal Meta ha spiegato il senso di “Stella stellina”, la canzone dedicata a una bambina uccisa a Gaza. Poi l’accusa: “Non si può dire Palestina. Un silenzio che ci autoinfliggiamo. Non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia”.

Mentre tutti – cantanti, influencer, media – si uniscono al coro antisraeliano, dipingendo Israele come il colpevole in un conflitto scatenato da Hamas, Meta prova a giocare al dissidente su Gaza. Meta è naturalmente libero di dire e cantare ciò che vuole. Ma un piccolo spunto di riflessione per ragionare sul tema forse è utile. Fare dissenso oggi sulla guerra significherebbe rompere il monopolio narrativo che vede lo stato ebraico come aggressore. Quando Hamas lancia razzi da scuole e ospedali, usando civili come scudi umani, dove sono le condanne? Dove sono le ninna nanne per i bambini israeliani sventrati il 7 ottobre 2023? I Bibas non contano e non si cantano?

Il silenzio dei cantanti sugli ostaggi israeliani e sulle atrocità del 7 ottobre – stupri, massacri, rapimenti – non è assordante, è imbarazzante. La vera offesa è ridurre una guerra a slogan pop, ignorando che Israele combatte per la sopravvivenza contro un terrorismo spietato. Tutti ne parlano, altro che bestemmia, ma sempre contro Israele, amplificando una propaganda che alimenta l’antisemitismo globale. La vera bestemmia è ignorare che il conflitto esiste da decenni, che Arafat e Abbas hanno sputato su generose proposte di pace, che Hamas ha giurato di sterminare gli ebrei e che usa Gaza come laboratorio jihadista. Essere dissidenti su Gaza implica riconoscere che il conflitto non è genocidio, ma una guerra asimmetrica – guerra che ha fatto vittime su vittime e le vittime di Gaza sono e sono state una tragedia – dove Hamas sacrifica il suo popolo per ideologia jihadista. Tra il palco del coraggio e il palco del conformismo c’è una linea sottile. Imparare a riconoscerla può essere utile per il futuro. Anche per chi sale su quello di Sanremo.

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