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La nuova frontiera

Per un'Ai europea. Yann LeCun si è fatto “un amico” per cercare di dare all'Ue la vera innovazione

Filippo Lubrano

L’Europa ha costruito la sua posizione su regolazione, compliance ed etica applicata, tutte cose necessarie ma quasi nessuna sufficiente a competere sul piano tecnologico. La società Ami e la nuova frontiera dei world model sono una scommessa, forse la prima di vero capitale di rischio europeo

A novembre, Yann LeCun è entrato nell’ufficio di Mark Zuckerberg e ha rassegnato le sue dimissioni. Dodici anni di Meta, sette da chief AI scientist, la guida di uno dei laboratori di ricerca più rispettati al mondo, e la convinzione crescente che l’architettura su cui l’industria ha scommesso tutto fosse sbagliata nel profondo. I large language model, ripete da anni, sono una trappola statistica: funzionano, impressionano, ma non capiscono niente. La nuova frontiera sono i world model, quelli cioè che comprendono il mondo intorno a noi e la sua fisica, e sono perfetti anche per ciò che sembra il nuovo Eldorado in ambito AI, ovvero la robotica avanzata.

 

Quattro mesi dopo la fondazione, la sua nuova società ha annunciato un seed round da 1,03 miliardi di dollari, il più grande mai raccolto da un’impresa europea. Il nome è Advanced Machine Intelligence, o AMI, giocando sull’ambiguità con il francese “amico”, e la sede è a Parigi. A guidare le operazioni quotidiane è Alexandre LeBrun, già ceo di Nabla, la startup di AI clinica. LeCun è l’executive chairman. Intorno a loro, ricercatori quasi interamente provenienti da Meta. La tesi di AMI non è nuova (LeCun la sostiene pubblicamente almeno dal 2022) ma adesso ha una struttura societaria, un capitale e una platea di investitori che comprende Nvidia, Temasek, Bezos Expeditions, i francesi di Cathay Innovation e Daphni, l’HV Capital tedesco, Xavier Niel e Eric Schmidt. Persino Tim e Rosemary Berners-Lee, e l’imprenditore americano Mark Cuban. Un catalogo che dice qualcosa sulla geografia simbolica dell’operazione, che ruota per volere di Macron in persona attorno al quartier generale di Parigi.

 

Il confronto con l’altro grande progetto francese Mistral è inevitabile e parzialmente fuorviante, perché Mistral è un’ottima società che costruisce modelli linguistici competitivi con i colossi americani su un terreno già definito, mentre AMI vuole cambiare il campo di gioco. LeBrun ha detto che il primo anno sarà dedicato interamente alla ricerca e allo sviluppo, e che il tempo per le applicazioni commerciali si misura in anni. E’ una posizione intellettualmente onesta che richiede una pazienza degli investitori insolita in un settore abituato a metriche trimestrali. La domanda legittima è se il capitale servirà a costruire una vera alternativa architettonica o finirà per alimentare un laboratorio di ricerca eccellente privo di modello di business. Il paragone con World Labs di Fei-Fei Li, che ha raccolto un miliardo poco prima, e con Thinking Machines Lab, che ne ha raccolti due, suggerisce che il mercato stia scommettendo sull’intera categoria. AMI si distingue anche sul piano etico: LeBrun ha confermato che il codice sarà ampiamente open source e che i paper verranno pubblicati.

 

Sullo sfondo rimane lo spettacolo piuttosto animato dei social media, con i frequenti dissidi in particolare con Elon Musk. LeCun è un polemista efficace e credibile proprio perché la sua posizione è strutturalmente eterodossa rispetto al mainstream del settore, e il mainstream ha tutto l’interesse a delegittimarlo. La questione è ovviamente anche politica: LeCun vuole creare un nuovo paradigma, e per farlo sceglie Parigi. L’Europa ha costruito la sua posizione nell’AI sulla regolazione, sulla compliance, sull’etica applicata, tutte cose necessarie ma quasi nessuna sufficiente a competere sul piano tecnologico. AMI è una scommessa, forse la prima di vero capitale di rischio europeo. E anche questa è già una buona notizia.