Foto laPresse

Cose dai nostri schermi

Ora Elon Musk vuole la Luna

Pietro Minto

Basta con le colonie su Marte e le auto elettriche! La nuova missione di SpaceX e Tesla è costruire robot umanoidi e città sulla Luna. Intanto, l'imprenditore si appresta a fondere xAI e SpaceX, creando un accrocchio la cui mission è troppo assurda per essere presa sul serio. O forse no?

C’è stato un tempo in cui le missioni di SpaceX e Tesla erano chiare, per quanto diverse l’una dall’altra: trasformare l’umanità in una civiltà interplanetaria e favorire l’elettrificazione del mercato auto (e non solo). Bei tempi, quelli, in cui il loro fondatore Elon Musk passava ancora per icona liberal, magari un po’ controversa. Poi è arrivato l’appoggio a Donald Trump, le teorie del complotto sul Covid, lo pseudodipartimento DOGE, e la reputazione di Musk è cambiata.

 

In queste settimane, il cambiamento ha travolto anche le sue aziende, le cui priorità ufficiali sono state modificate profondamente, forse per provare a riallinearle al suo “credo” politico. Oppure per reagire al crollo delle vendite di Tesla, chissà. Comunque sia, la “nuova” Tesla si occuperà di robot umanoidi, i cosiddetti Optimus, e per questo smetterà di produrre i modelli di automobili S e X, che già da tempo vendevano poco. Sulla domanda effettiva e sulle capacità reali di questi Optimus, ovviamente, persistono dubbi concreti, ma poco importa.


Quanto a SpaceX, invece, i cambiamenti sono ancora più drastici: la colonia su Marte (più volte promessa con deadline assurde e “bucate” regolarmente) viene archiviata a favore di un ripiego, se così si può definire, ovvero una città sulla Luna. Attenzione, però, perché Musk non si accontenta di un annuncio simile e ha dovuto aggiungere un ingrediente in più: questa colonia sarà infatti “self-growing”, cioè in grado di espandersi da sola. 

 

Non è tutto, perché SpaceX verrà fusa con un’altra azienda di Musk, xAI, che si occupa di intelligenza artificiale e ha sviluppato Grok, il chatbot “non politicamente corretto” noto per aver denudato le foto di donne non consenzienti e minori. Nei mesi scorsi, inoltre, xAI aveva già acquisito X, l’ex Twitter, sempre di proprietà di Musk, che sembra essere nella sua fase “blob”: l’obiettivo è assorbire tutto, sperando che il modello di business venga da sé.

 

Non c’è momento migliore per operazioni così estreme: alla Casa Bianca c’è l’amico-nemico Donald Trump, con cui nel frattempo Musk ha fatto la pace. All’epoca del litigio che portò all’uscita di Musk dall’amministrazione, il nostro rivelò su X che Trump “era negli Epstein Files”, e cioè i documenti riservati sul criminale sessuale Jeffrey Epstein. Le rivelazioni delle ultime settimane hanno confermato il suo tweet, pur aggiungendo un particolare: anche Musk era in contatto con Epstein (così come mezzo mondo tecnologico, a dire il vero).

 

Rimane comunque una domanda: a che cosa serve fondere due aziende così diverse come xAI e SpaceX? Innanzitutto a quotare in borsa la società “monstre” che ne risulta, ovviamente, ma anche ad altro, almeno secondo Musk, che dopo aver abbandonato Marte ha già trovato una nuova ossessione fantascientifica: i data center spaziali. Cioè, i data center utilizzati nello sviluppo e nel funzionamento delle intelligenze artificiali, che saranno messi in orbita, anzi, installati direttamente sul suolo lunare. Esistono al momento data center simili? No. E c’è chi ritiene che siano impossibili o impraticabili o un investimento al di fuori di ogni grazia divina, un po’ come la colonizzazione di Marte, ormai sogno dimenticato.

 

Certo, SpaceX può rivendicare il successo (quanto meno strategico e geopolitico) di Starlink, il sistema in grado di garantire collegamenti internet via satellite. La tecnologia si è rivelata fondamentale nelle zone di guerra, come visto in Ucraina, e si basa su migliaia di piccoli satelliti orbitanti. Musk riuscirà a fare lo stesso con dei supercomputer? Magari facendoli operare da dei robot Optimus? I quali potrebbero condividere i loro pensieri su X, e così via. Sinergia, la chiamano.

 

Si scherza anche perché, a questo punto, è difficile prendere sul serio Musk. Eppure il sogno continua e non è facile immaginare che la quotazione in borsa di xAI/SpaceX sarà un successo, o quanto meno in grado di tamponare le perdite miliardarie della prima. Nel frattempo, Musk non ha dimenticato come si promettono gli scenari di fantascienza: parlando della mission di questa nuova azienda, ad esempio, ha detto che dovrà “scalare fino a costruire un sole senziente per comprendere l’Universo ed estendere la luce della conoscenza fino alle stelle”. 

 

L’idea che a costruire un sole senziente, qualsiasi cosa voglia dire, sia la stessa azienda che ha sviluppato il chatbot Grok dovrebbe farci ridere. Tuttavia, qualcuno la prende sul serio, ancora oggi.

Di più su questi argomenti: