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Il software? E' vivo

Arriva l'AI in borsa, e giù i titoli dei signori dei dati. Ma il software ha solo cambiato pelle

Carlo Alberto Carnevale Maffè

Gli annunci sulla capacità dell'AI di Anthropic di "usare i computer" come se fosse un umano hanno messo sotto assedio il “Software Package”. Ma il modello è vivo e la competizione premierà chi saprà dosare il software deterministico tradizionale con quello probabilistico dei foundation models

C’è qualcosa di vagamente apocalittico nel panico che in queste settimane sta agitando i sagrestani dei mercati finanziari. Si grida alla morte del software, si celebrano esequie premature tra i grattacieli di Wall Street, e tutto per colpa – o per merito – di certi “agenti” che non portano la pistola alla fondina ma righe di codice capaci di fare, letteralmente, il lavoro degli umani. L’ultima scossa di terremoto ha un nome che suona come un reperto di archeologia greca: Anthropic. Gli annunci sulla capacità della loro AI di “usare il computer” come un impiegato in carne, ossa e sindacato hanno mandato in testacoda i titoli della vecchia guardia. Thomson Reuters, Equifax, FactSet, S&P Global, Moody’s: i signori dei dati e delle licenze hanno visto i propri grafici azionari ripiegarsi come un soufflé mal riuscito. Non è solo un capriccio dei trader. E’ la presa di coscienza che il vecchio modello economico del “Software Package” – quello sviluppato a mano da legioni di programmatori e venduto con la formula arida del Seats x License Price (il “posto a tavola”) – è sotto assedio. Se un’entità probabilistica può navigare tra le tabelle di un terminale finanziario o analizzare un merito creditizio senza bisogno di una dashboard statica e di un operatore specializzato, perché mai dovremmo continuare a pagare per l’installazione del mezzo anziché per la consegna del fine?

 

La mutazione genetica della catena del valore

Il software non è morto, sia chiaro. E’ viva la sua evoluzione, ma è morente la sua tradizionale catena del valore. Quello a cui assistiamo è un ribaltamento strutturale. A monte: il costo del computing. Se il vecchio modello SaaS (Software as a Service) godeva di costi marginali minimi, l’era degli Agenti sposta l’asticella verso un consumo vorace di token ed energia. Ergo, l’erogazione del servizio somiglia sempre più alla bolletta della luce e meno alla rendita di posizione. Al centro: l’automazione dello sviluppo. Il rapporto tra capitale e lavoro è invertito. Lo sviluppo, la documentazione e la manutenzione diventano processi sempre più automatizzati, riducendo la necessità di quella “manodopera del codice” che ha costituito la spina dorsale delle tech-company negli scorsi decenni. A valle: l’utente “ingenuo”. L’interfaccia non è più un menu a opzioni fisse, ma un dialogo in linguaggio naturale. Si riducono i tecnici specializzati, entrano in scena gli utenti “ingenui” distribuiti in tutta l’organizzazione.

 

I dati di borsa parlano chiaro. Mentre l’indice dei semiconduttori e dei giganti dell’hardware continua a correre sulle ali della domanda di chip (con Nvidia e Broadcom che, pur con qualche scossone, restano i sovrani del reame), il settore del software tradizionale sta vivendo il suo “momento verità”. Lo S&P500 Software Index ha lasciato sul terreno oltre il 20 per cento rispetto a ottobre 2025. Eppure, tra le macerie dei vecchi listini, c’è chi vede un tesoro. Goldman Sachs prevede che la torta dei profitti del software non diminuirà, ma aumenterà. La leva, per gli attori del settore, sarà saper integrare l’AI agentica. Non si tratta più di “installare” software. Si passa dalla system integration dei pacchetti sw tradizionali alla “context integration” delle nuove soluzioni che utilizzano anche l’AI: una radicale contestualizzazione nell’organizzazione dell’utente. I vecchi progetti time & material lasceranno il posto a nuove responsabilità di embedding, accountability e governance. In questo scenario da fin de siècle digitale, non mancano i gendarmi. Il modello regolatorio europeo (DORA e NIS2 sulla cybersecurity) sta già estendendo le responsabilità ai vendor di software e agli integratori. Le liabilities implicite incideranno pesantemente sulla struttura di costi e ricavi. Chi pensa di vendere un algoritmo probabilistico senza prendersi la responsabilità di garantirne l’integrità e la sicurezza, ha fatto i conti senza l’oste di Bruxelles.

 

Pagare per il “fine”, non per il “mezzo“

La sintesi è, come sempre, brutale ed economica: It’s the economy, darling. La selezione naturale premierà chi saprà dosare il software deterministico tradizionale con quello probabilistico dei foundation models. Gli altri rimarranno legati alle loro “packaged applications”, come capitani di lungo corso che insistono a contare i rematori mentre all’orizzonte è già apparsa la macchina a vapore. Il software è vivo. E’ solo che ha smesso di essere un prodotto per diventare un risultato. E in borsa, si sa, sono i risultati che pagano.

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