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La visione

Con la fusione di SpaceX e xAI, Musk porta l'Ia nello spazio e moltiplica i superpoteri

Marco Bardazzi

L'operazione nasconde la visione del miliardario sudamericano: spostare tutta la partita dalla Silicon Valley allo spazio. Musk ha già chiesto infatti di poter lanciare un “sistema di data center orbitanti” che richiederebbe qualcosa come un milione di satelliti in orbita costante intorno alla Terra

Elon Musk porta l’intelligenza artificiale nello spazio e si prepara ad avvolgere il pianeta Terra con un manto di un milione di satelliti, trasformandolo in un enorme data center spaziale. Mentre il mondo continua a interrogarsi sull’uomo più ricco del mondo e a chiedersi se sia un nuovo Thomas Edison o un dottor Stranamore, Musk fa quello che meglio gli riesce: stupire, rompere gli schemi, creare architetture visionarie. La sua nuova mossa a sorpresa – anche se in realtà l’aveva ventilata nei suoi post su X, per tastare il terreno – è stata quella di fondere SpaceX con xAI. Mettendo così insieme il suo colosso spaziale da mille miliardi di dollari, pieno di contratti governativi con la Nasa, il Pentagono e in generale con l’Amministrazione Trump, e la società di ricerca che esplora l’intelligenza artificiale, controlla l’ex Twitter e ha già dato al mondo Grok, l’AI più politically incorrect che esista.

 

Il risultato è un colosso societario valutato 1,25 trilioni di dollari che diventa la più grande società al mondo non quotata in Borsa, e quindi priva di tutti i controlli che riguardano le public company, come per esempio Tesla, l’altro gioiello dell’impero di Musk. L’operazione ha finalità finanziarie, per venire incontro alla crisi di liquidità dell’azienda di AI, alle prese con la concorrenza spietata di OpenAI, Google, Anthropic. E’ anche un trampolino di lancio verso una probabile, non lontana quotazione miliardaria a Wall Street. Ma gli aspetti economici passano in secondo piano rispetto a quelli visionari che stanno dietro alla fusione. Ancora una volta, Musk ritiene di aver “visto” in anticipo qualcosa che il resto del mondo non ha ancora percepito e si è lanciato alla conquista di territori inesplorati. L’intuizione – solo il tempo dirà se sia giusta – è che l’AI stia già creando i limiti al proprio sviluppo futuro, in termini di capacità di espansione dei data center necessari a produrre la potenza di calcolo che serve all’intelligenza artificiale per crescere. La risposta, per Musk, è apparentemente semplice e tecnologicamente complicatissima: realizzare i data center del futuro interamente nello spazio.

 

“La mia stima è che entro due o tre anni, il modo più economico per generare elaborazione di intelligenza artificiale sarà nello spazio”, ha scritto Musk in una nota ai dipendenti di SpaceX e xAI, annunciando la fusione. “Questa efficienza in termini di costi consentirà alle aziende innovative di progredire nell’addestramento dei loro modelli di intelligenza artificiale e nell’elaborazione dei dati a velocità e scale senza precedenti, accelerando le scoperte nella nostra comprensione della fisica e l’invenzione di tecnologie a beneficio dell’umanità”. Resta da capire come, nella pratica, la risposta a questa intuizione possa arrivare creando ora quello che Musk ha definito “un motore dell’innovazione integrato verticalmente”, che tiene insieme l’AI incarnata da Grok, i razzi e le navette spaziali, i satelliti per la connessione a Internet (Starlink, una controllata di SpaceX) e la mole di parole e insulti accumulati su X, il social media preferito dal mondo Maga e dai nazionalisti e populisti di mezzo mondo. Quel che è certo è che nelle mani di Musk si sta concentrando una mole di dati e informazioni da far impallidire quelli della misteriosa Palantir del suo amico-rivale Peter Thiel.

 

L’accelerazione che Musk adesso impone alla corsa all’intelligenza artificiale è quella di spostare tutta la partita dalla Silicon Valley allo spazio. La scorsa settimana, rivela il New York Times, il miliardario sudafricano ha presentato una richiesta alla Federal Communications Commission per poter lanciare nello spazio un “sistema di data center orbitanti” che richiederebbe qualcosa come un milione di satelliti in orbita costante intorno alla Terra. Per avere un’idea della portata del progetto, basta pensare che l’Agenzia spaziale europea stima che attualmente siano in orbita poco meno di diciassettemila satelliti, ai quali si aggiungono svariate migliaia di detriti spaziali. Ottenere il via libera dal governo federale americano per un’operazione del genere non è un’impresa facile. Sorge così il sospetto che sia anche per questo che Musk ha ricominciato a frequentare la Casa Bianca e Mar-a-Lago, dopo la clamorosa rottura dello scorso anno con Donald Trump. Anche le sue donazioni al Partito repubblicano sono riprese in grande stile, in vista delle elezioni di midterm di novembre.

 

Nella nota inviata ai suoi dipendenti, Musk ha spiegato che la fusione di SpaceX e xAI non è che un altro passo verso l’obiettivo finale, che resta quello della conquista di Marte. L’impressione prevalente è che queste nuove architetture societarie servano soprattutto a rafforzare i superpoteri di un uomo che si è dato il compito di portare l’umanità fuori dal pianeta Terra. Per ora, in attesa della colonizzazione spaziale, punta ad avvolgere tutti noi in un manto di satelliti.