Uno degli ospiti fissi e più attesi del RAAD Festival è Ray Kurzweil. 77 anni, inventore, genio informatico e saggista (foto Getty)
I cavalieri dell'immortalità
La vecchiaia e la morte sono gli ultimi ostacoli all'onnipotenza dei signori della Silicon Valley
Da Peter Thiel a Sam Altman fino a Ray Kurzweil, i giganti dell’invenzione e dell’investimento, ricchi come nessuno mai, vogliono non solo costruire una nuova fontana della giovinezza, ma anche possederla e controllarla
Nelle ore immediatamente successive alla morte di Peter Thiel, una squadra specializzata ne preleverà il corpo e il cervello per immergerli nell’azoto liquido. Il cadavere sarà così preservato, in attesa che la scienza abbia fatto progressi sufficienti per curare le cause del decesso, rianimarlo e consentirgli di vivere ancora. Con un patrimonio stimato di oltre 16 miliardi di dollari, il fondatore di PayPal e Palantir è stato uno dei primi fra i “tech bros” della Silicon Valley a dare disposizioni per farsi criogenizzare da Alcor, la società nata a San Francisco all’inizio degli Anni Settanta, che oggi ospita circa 200 corpi congelati in un grande edificio in Arizona, area meno sismica della California. In realtà, Peter Thiel non vuole morire. “Io mi ribello all’ideologia dell’inevitabilità della morte di ogni individuo”, scrisse in un testo del 2009, L’educazione di un libertario, considerato il compendio della sua filosofia politico-morale. Non era solo un pronunciamento teorico. Il miliardario californiano ha confessato di assumere regolarmente pillole di ormoni e di aver fatto più volte ricorso alla parabiosi, tecnica rigenerativa che consiste nel farsi trasfondere il sangue di una persona giovane.
Peter Thiel non vuole morire: “Io mi ribello all’ideologia dell’inevitabilità della morte di ogni individuo”. Non era solo un pronunciamento teorico
Rinviare l’ora fatale o perfino raggiungere l’immortalità è una causa nella quale Thiel, grande sostenitore di Donald Trump, ha investito e continua a investire centinaia di milioni: nel portafoglio della sua Founders Fund, il fondo di venture capital creato nel 2005, le società biotech hanno un posto strategico. Il tycoon americano fu tra i finanziatori iniziali di Halcyon Molecular, la start-up creata da Elon Musk che ambiva a sconfiggere l’invecchiamento utilizzando tecnologie di sequenziamento genomico. Il suo fallimento nel 2012 non lo ha scoraggiato. Negli anni successivi Thiel ha infatti finanziato la creazione della Methuselah Foundation e della SENS Research, impegnate nell’applicazione della medicina rigenerativa allo scopo di rovesciare il processo di senescenza, entrambi creature del controverso gerontologo Aubrey de Grey, il quale promette di “ritardare l’invecchiamento in modo radicale, per rendere infinita la durata della vita umana”. De Grey, insieme al filosofo svedese Nick Bostrom, è uno dei co-fondatori del transumanesimo, la corrente di pensiero fiorita negli Stati Uniti a partire dagli anni Ottanta, che promuove l’uso della tecnologia e della scienza per superare i limiti biologici umani.
Benvenuti nel mondo del Nuovo Graal. Nulla di originale per la verità. Dall’epopea di Gilgamesh, l’eroe babilonese che voleva sconfiggere la morte, all’alchimia della pietra filosofale, l’eterna ricerca dell’immortalità – e dei suoi corollari e surrogati come trucchi di ringiovanimento, ritocchini, terapie e tinture – è stata la più umana delle imprese di noi mortali. Ma ora qualcosa è cambiato. Nuovi padroni dell’universo, ricchi come probabilmente nessuno lo è stato mai, i giganti dell’invenzione e dell’investimento che hanno applicato su scala mai vista la distruzione creativa, vogliono non solo costruire una nuova fontana della giovinezza, ma anche possederla e controllarla. Convinti di poter risolvere ogni problema grazie ai loro algoritmi, sono decisi a risolvere quello definitivo, la morte, riclassificando (implicitamente condannandolo) l’invecchiamento come una malattia e non una parte integrale dell’esperienza umana. E’ l’ultima espressione di una hybris, che guarda agli umani come dispositivi da aggiustare o macchine da migliorare. “Questi pesi massimi – scrive Aleks Krotoski in The Immortalists, libro da poco uscito per The Bodley Head – non seguono tendenze, le creano. Il mercato andrà dietro. Oggi vogliono vivere per sempre e stanno usando la loro influenza finanziaria e ideologica in modo da renderlo possibile in tempo per farci profitti e beneficiarne personalmente”.
L’ultima espressione di una hybris che guarda agli umani come dispositivi da aggiustare. Lo spiega Aleks Krotoski nel saggio “The Immortalists”
Peter Thiel non è solo in questa gara per essere tra i primi a godere della longevità, nel doppio senso di vivere più a lungo e guadagnarci. Almeno due delle aziende di Elon Musk, Neuralink e SpaceX, fanno ricerca nel campo: “Penso che la semi-immortalità sia una questione facilmente risolvibile – ha detto di recente l’uomo più ricco del mondo, intervistato per il Podcast Moonshot – l’invecchiamento può essere alterato con gli strumenti biologici giusti. Il nostro corpo è estremamente sincronizzato nella sua età, proprio come un programma. Quindi se riusciamo a cambiare il programma si potrà vivere più a lungo”. Marc Andreessen e Ben Horowitz, i venture capitalist che hanno fatto diventare grande Airbnb, hanno investito in BioAge, azienda che vuole trattare la biologia dell’invecchiamento con i farmaci usati per le malattie metaboliche. Nel 2024 Sam Altman, fondatore di OpenAI, ha messo 180 milioni di dollari in Retro Biosciences, una start-up che ambisce a “sostituire” le cellule di una persona o quantomeno a “ringiovanirle”, stimolando l’autofagia, un meccanismo di riciclaggio degli elementi cellulari: “Puntiamo – dice il ceo del gruppo, Joe Betts-LaCroix – a far guadagnare dieci anni di vita in buona salute”. Quanto a Jeff Bezos, fondatore di Amazon e forte di un patrimonio da 233,4 miliardi di dollari, ha puntato addirittura su due aziende fra di loro concorrenti, specializzate nella ricerca sul “desease reversal” e sul “ringiovanimento cellulare”: 3 miliardi li ha infatti messi in Altos Labos e altrettanti in Unity Biotechnology. Il patron di Meta, Mark Zuckerberg, ricco di 222 miliardi di dollari, ha promesso 3 miliardi in dieci anni per i programmi medici della sua fondazione, lanciata insieme alla moglie Priscilla con lo scopo di “guarire, prevenire e gestire tutte le malattie da qui alla fine del secolo”. Non ultimi, Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google: è dal 2007 che investono nella biologia molecolare e nella ricerca sull’allungamento della vita. Brin in particolare ha investito nella ricerca sul Parkinson. Fino al 2024 il totale dei suoi investimenti nel settore biotech era di 1,8 miliardi di dollari.
E poi c’è Brian Johnson. Nato nello Utah nel 1977 da una famiglia mormone, diventato miliardario col business dell’e-commerce via cellulari, Johnson oggi vive a Venice Beach, in California. Nel 2018 ha abbandonato la fede e ha pubblicato un manifesto di 4800 parole sul futuro dell’umanità, nel quale proponeva un piano per la nostra sopravvivenza collettiva. Da quel momento ha iniziato la sua crociata personale per sconfiggere la commare secca. Sostiene di aver trovato il modo di fermare il tempo. Ha 48 anni, ma il suo corpo, almeno così dice la squadra di medici che lo tiene sotto osservazione in permanenza, è molto più giovane. Non sembra un adolescente, ma a guardarlo nella serie documentaria che Netflix gli ha dedicato, è difficile sfuggire alla tentazione di capire cosa non funzioni. La sua pelle incredibilmente liscia è quasi traslucida. Il suo corpo non sembra avere un filo di grasso. Le sue movenze sono robotiche, quando parla i suoi muscoli facciali si muovono appena.
Il prezzo per questo look è alto o, meglio, punitivo. Johnson si sveglia naturalmente alle 4:30. Il suo regime prevede regolari sedute di fitness e l’assunzione di almeno 150 integratori al giorno, i suoi pasti sono a base di cibi omogeneizzati ad alto contenuto proteico. Si sottopone a test e controlli medici quotidiani, i cui dati vengono trasmessi in tempo reale a un iPad, che verifica la coerenza del “Protocollo”, che comprende anche sedute giornaliere di terapia a raggi infrarossi, terapia solare artificiale, ago terapia, fangoterapia. Effettua continue trasfusioni di sangue, compreso quello di suo figlio diciassettenne. Indossa uno stimolatore nervoso antistress, col quale regola il suo stato emotivo, e un altro per il cervello. La sua giornata prevede altri rituali, fra cui una diagnostica per immagini dell’intestino e non ultimo una elettrostimolazione del pene, “per far crescere nuovi vasi sanguigni e migliorare la circolazione”. Nel frattempo, non dimentica di far soldi, promuovendo il suo brand, la compagnia di integratori Blueprint, che vende anche test-kit e accessi scontati a risonanze magnetiche che costano fino a 6 mila dollari. Blueprint ha 1,7 milioni di sottoscrittori, 2 milioni di follower su Instagram, 600 mila su X e 250 milioni di visualizzazioni su You-Tube. A Krotoski, che lo ha intervistato per il libro, Johnson ha spiegato che è il “Protocollo”, gestito dall’algoritmo di Blueprint, a guidare la sua vita: “Quando il mio corpo dice facciamoci una pizza o un drink, è come se non cooperasse ed io equiparo questo a una violenza. La violenza accelera l’invecchiamento, l’arrivo di una malattia, in ultima analisi la morte”.
Quest’anno il Festival Revolution Against Aging and Death (RAAD) si terrà dal 2 al 6 settembre a Scottsdale, in Arizona. Sarà l’undicesima volta che la convention riunirà colti e incliti del prolungamento radicale della vita, della ricerca contro l’invecchiamento e della scienza della longevità. “RAAD Fest è la Woodstock del biotech”, spiega Krotoski nel suo libro. Dal 2022 sono oltre mille le persone dagli Stati Uniti e dal resto del mondo che ogni anno pagano da 700 (per i biglietti standard) a 3 mila dollari per i pass che danno accesso a tutte le aree della kermesse. E’ l’evento più grande e immersivo dedicato al tema dell’immortalità e tagliato per un pubblico generalista. Offre seminari, lectio magistralis, psicoterapia di gruppo, stand dove sono in mostra (e in vendita) le più avanzate tecnologie e prodotti per la longevità delle funzioni cognitive, la prestanza sessuale, la rigenerazione del sistema immunitario e quant’altro. Uno dei co-fondatori di RAAD Fest è James Strole, la cui età, nonostante abbia da tempo superato i 70, rimane un segreto, continua a predicare la fine della fine, convinto che la morte può e dev’essere sconfitta. Un po’ profeta, un po’ imbonitore, un po’ mercante, Strole incendia la platea con frasi tipo “c’è un nuovo spirito di immortalità che viene fuori da me”. Allo stesso tempo, scrive Krotoski, “vende sogni improbabili e rimedi di efficacia non provata, tutti però assolutamente legali, come mi assicura”.
Il “Revolution Against Aging and Death” Festival è l’evento più grande dedicato al tema dell’immortalità. “La Woodstock del biotech”
Forse è più interessante notare che uno degli ospiti fissi e più attesi di RAAD Fest è Ray Kurzweil, 77 anni, inventore, genio informatico e saggista, celebre per i suoi sintetizzatori elettronici musicali a tastiere e pioniere del riconoscimento ottico dei caratteri e di quello vocale. Un’eccellenza, insomma. Come Peter Thiel, anche Kurzweil ha firmato un contratto con Alstor per farsi criogenizzare dopo la sua eventuale morte. Ma è certo che non ce ne sarà bisogno. Kurzweil è infatti convinto che ormai c’è una strada sicura per sconfiggere la morte: l’Intelligenza Artificiale. Ogni anno aggiorna le sue previsioni sull’anno in cui si produrrà la cosiddetta “singularity”, quando l’AI sorpasserà quella degli umani. Kurzweil pensa che un giorno sarà possibile fondere il suo cervello con un computer, consentendogli di ricevere un nuovo DNA in grado di fissare tutto ciò che non funziona fisicamente, nel preciso momento in cui comincia a non funzionare: “Avremo neuroni sintetici che faranno gli aggiornamenti, in base alle istruzioni di un server di controllo centrale che vive nel cloud”. Dal 2012, Kurzweil è stato assunto a Google, dov’è uno dei direttori dell’engineering, col titolo di Ricercatore Principale e Visionario dell’AI.
Ray Kurzweil ha firmato un contratto per farsi criogenizzare dopo la sua morte, ma è convinto che non ce ne sarà bisogno. La strada è l’AI
Ma torniamo a Peter Thiel, il più cerebrale dei “tech bros”, il quale più volte ha invocato come sua fonte d’ispirazione il cosmismo russo, movimento sorto nell’Unione Sovietica degli anni Venti dagli scritti del filosofo della religione Georgy Fyodorov e abbracciato dal regime bolscevico. Fyodorov definiva la morte il male assoluto e credeva nella resurrezione non per intervento divino, ma come opera dell’Uomo Nuovo e dei nuovi progressi scientifici dell’Urss. La sua utopia immaginava viaggi interspaziali, alla ricerca di mondi dove la scienza sovietica avrebbe permesso agli antenati di rivivere, realizzando l’antico sogno dell’immortalità e colonizzando il cosmo, in ultima analisi creando un universo socialista, finalmente egualitario, felice ed eterno. Le prime parole pronunciate dallo spazio da Yuri Gagarin, il primo astronauta, furono: “Non vedo nessun Dio intorno, ringrazio Fyodorov e il Cosmismo se oggi sono qui”.
C’è tuttavia una piccola-grande differenza: nella versione di Thiel, l’idea cosmista è tutto fuorché egualitaria, come si voleva quella sovietica. Come scrive Krotoski, “per gli oligarchi della Silicon Valley, la morte non è inevitabile. Loro possono continua a vivere: come kingmakers, come signori del mondo, o come neuroni sintetici che portano la loro essenza nello spazio. Ma l’estensione radicale della vita sarà accelerata, governata e goduta solo da chi tiene i cordoni della borsa”. Essi credono in un sistema che è sopra la legge delle nazioni e pensano che l’essere umano sia semplice come un codice informatico. Vogliono un universo dove l’autorità sia la tecnologia e noi non abbiamo più alcuna autonomia, ma dobbiamo solo adeguarci. Abbiamo un’alternativa? Sì, risponde l’autrice: “Possiamo scegliere di vivere ora”.