Appesi alla rete

Renzo Rosati

Fastweb frustra le ambizioni di Tim introducendo il mercato (rete mobile e fissa) nella guerra di stato

Roma. Fastweb, che tra il 1999 e il 2000 fu all’avanguardia nella fibra ottica in Italia (l’azienda nacque da una joint venture tra e.Biscom e la municipalizzata Aem con l’obiettivo di cablare Milano), ha impresso una virata tecnologica e finanziaria alle connessioni ultra veloci per voce e dati. Virata che potrebbe fare invecchiare la guerra nazionalistica intorno alla rete fissa di Telecom. Giovedì Alberto Calcagno, amministratore delegato dell’azienda dal 2011 controllata totalmente da Swisscom, ha annunciato un accordo con Open Fiber, joint venture pubblica di Enel e Cassa depositi e prestiti, per l’accesso reciproco alle rispettive infrastrutture. E poi ha lanciato investimenti per tre miliardi con l’obiettivo di raddoppiare in cinque anni la propria rete in fibra a banda larga e ultralarga, attualmente al terzo posto per quota di mercato italiano con il 14,8 per cento rispetto al 44,5 di Tim e al 15,5 di Vodafone. Ma la rivoluzione sta nella tecnologia mista, un cambio di paradigma tecnologico: anziché puntare sulla fibra fino a casa (Ftth) si tratta di coprire gli ultimi 250-500 metri con connessioni wireless a 5G denominate Fixed wireless access (Fwa). La fibra arriva solo all’altezza degli armadi di strada, da li un ponte radio porta la connettività a casa dei clienti, attrezzati con una piccola antenne riceventi da posizionare sul tetto o sul balcone. Fastweb ha già avviato a Milano la sperimentazione del Fwa, in partnership con Samsung, promettendo un servizio analogo a quello che arriva dentro appartamenti e uffici. L’esperimento sta probabilmente andando bene e l’azienda vuole ora lanciarlo su scala nazionale cominciando da Bolzano.

 

“E’ una tecnologia rivoluzionaria – ripete Calcagno – in quanto mette assieme le performance della fibra con la flessibilità del wireless”. Benché Fastweb veda al momento la formula Fwc come sostitutiva e certamente meno costosa della Ftth dove questa non possa arrivare, ma più performante di quella Fttc, la tecnologia intermedia fissa-mobile potrebbe scompaginare gli scenari della battaglia per le connessioni ultra veloci. Dove le aziende sono state messe a dura prova dall’asta per le frequenze mobili 5G dalle quali il governo a fine 2018 ha ricavato 6,5 miliardi di euro, quattro più del previsto. A titolo di raffronto in Germania l’asta, aperta a marzo 2019, ha superato i 5,5 miliardi. Se il Tesoro può festeggiare e mettere una parte dell’incasso a riduzione del debito pubblico (ma nel 2011 per il 4G l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti utilizzò l’intero importo di circa 4 miliardi), i competitori devono rientrare dall’investimento. Chi ha sborsato di più sono Tim e Vodafone con 2,4 miliardi a testa; a seguire Iliad (1,2 miliardi), Wind Tre (0,5). Fastweb che ha puntato su un solo blocco di frequenze se l’è cavata con 33 milioni. Di questi, 1,25 miliardi sono stati versati in acconto nel 2018, il resto andrà corrisposto entro il 2022 quando si libereranno le frequenze da 700 megahertz ora occupate dalle televisioni. Con Telecom paralizzata dalla guerra italo-francese, e il piano industriale che ondeggia continuamente tra scorporo e mantenimento della rete, la prima a muoversi per valorizzare al più presto il 5G pagato a caro prezzo era stata Vodafone, ipotizzando tecnologie sostitutive delle connessioni fisiche totalmente wireless. Fastweb ha invece puntato sulla tecnologia mista, ma a crederci è anche Open Fiber, fin qui partner mancato di Telecom, che non avendo clienti privati finali deve stringere contratti con le aziende di servizi, contratti finora stipulati con Vodafone e con Wind. Fastweb al contrario dovrebbe mettere fine all’investimento con Telecom in Flash Fiber che ha riguardato 30 città. Nella visione dell’azienda italo-svizzera utilizzare la connessione 5G per connettere le cabine raggiunte dalla fibra ottica agli appartamenti e agli uffici, oltre ad avere maggiore appeal (non si devono “bucare le pareti”), presenta costi minori e di conseguenza margini maggiori. In pratica, la massima ottimizzazione del modico investimento per l’asta, un risparmio che Fastweb utilizzerà in chiave commerciale per raddoppiare appunto il numero di clienti, da 8 a 16, raggiunti dalla rete in fibra della quale è titolare. Il tempo dirà se la strategia e la tecnologia si riveleranno vincenti. Ma dovendo individuare, al momento, uno sconfitto, bisognerebbe guardare dalle parti dell’immobilismo statalista di Telecom.

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