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Le bufale sul 5G pericoloso per la salute hanno un intento di destabilizzazione

In America la rete tv finanziata dal Cremlino scatena il panico. In Italia c’è un movimento che cresce

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

14 Maggio 2019 alle 06:07

Le bufale sul 5G pericoloso per la salute hanno un intento di destabilizzazione

Milano. Rt America, la filiale americana e in lingua inglese della rete tv finanziata dal Cremlino, ha cominciato da mesi una campagna antiscientifica contro i presunti pericoli per la salute delle reti 5G, le reti di nuova generazione che in Italia sono in fase di sperimentazione e che in alcuni paesi, come la Corea del sud, sono già attive su parte del territorio. Il New York Times, che ha pubblicato un’inchiesta sul tema, scrive che Rt ha mandato in onda dal maggio scorso sette servizi che parlano di “Apocalisse 5G”. 

 

In questi servizi, sedicenti esperti mettono in guardia il pubblico americano dalla possibilità che la costruzione di reti 5G sul territorio nazionale possa portare allo sviluppo di tumori tra la popolazione, e presentano dubbie testimonianze su bambini che perdono sangue dal naso vicino alle antenne o subiscono deficit dell’apprendimento a causa del 5G. Per tentare di rendere l’idea della pericolosità, i giornalisti di Rt tendono a usare la parola “radiazioni” al posto di “onde radio”. Tutti i servizi hanno titoli allarmistici: “Il 5G è un crimine per il diritto internazionale”, “Il 5G espone più bambini al rischio di tumore?”, “5G, un pericoloso ‘esperimento sul genere umano’”. Sono tutte evidenti bufale. Esattamente come non ci sono prove conclusive della pericolosità delle reti 3G e 4G per la salute umana, così non ne esistono per il 5G, anzi: secondo i ricercatori le onde ad alta frequenza del 5G hanno meno possibilità di penetrare nei tessuti umani, e dunque l’esposizione è meno ridotta.

 

Quale interesse può avere una rete televisiva finanziata dal Cremlino a diffondere disinformazione sul 5G, un’infrastruttura che il Cremlino stesso ha definito come strategica e fondamentale per il futuro della Russia? L’ipotesi più probabile è che RT voglia ricreare in vitro un nuovo fenomeno vaccini. In occidente, il movimento no-vax non è soltanto un pericolo per la salute pubblica, che ha riportato in molti paesi malattie che si ritenevano completamente debellate come il morbillo. Il movimento no-vax è diventato un fenomeno politico che ha minato la fiducia di una parte consistente della popolazione nelle istituzioni. Ben presto i no-vax sono diventati un bacino elettorale attorno al quale sono cresciute o si sono coagulate forze politiche invariabilmente populiste: basta pensare al Movimento 5 stelle in Italia. Populismo, sfiducia no-vax e antiscientismo fanno spesso parte dello stesso cocktail di destabilizzazione e caos, e questo è indicato dagli esperti come uno degli obiettivi della Russia nelle sue operazioni all’estero.

 

Negli anni, Rt America non soltanto ha cavalcato le proteste contro i vaccini, ma anche quelle contro il fracking e contro gli Ogm. Nella sua campagna antiscientifica contro il 5G, la rete finanziata dal Cremlino sembra aver trovato terreno fertile. Il New York Times scrive che decine di articoli online di tono complottista e allarmistico hanno ripreso i servizi contro le reti di nuova generazione. In Italia, dove ancora non c’è eco della campagna di Rt, la paura per il 5G è tuttavia già arrivata. Moltissimi siti internet, spesso gli stessi che propalano bufale contro i vaccini, e spesso con formule note (“quello che i media non vi dicono”, “ecco uno studio censurato”) da mesi fanno campagna sulla presunta pericolosità delle reti 5G per la salute dell’uomo. Lo scorso febbraio, un gruppo chiamato Alleanza Stop 5G ha consegnato in Parlamento una petizione con 11 mila firme per chiedere una moratoria della tecnologia. E quando l’Agcom ha pubblicato la lista dei 120 piccoli comuni italiani che avranno una via preferenziale nello sviluppo del 5G per colmare il loro digital divide, molte associazioni di cittadini hanno protestato scambiando la “sperimentazione” della nuova tecnologia per un “esperimento” contro di loro.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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