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Come far crescere gli investimenti nelle imprese innovative

Le domande del presidente di Italia Startup, Angelo Coletta, a Parlamento e governo 

15 Novembre 2018 alle 06:09

Come far crescere gli investimenti nelle imprese innovative

Foto Pexels

Nel 2012 fu creata Italia Startup sotto l’egida del ministero dello Sviluppo economico e in concomitanza con l’adozione di un nuovo quadro di riferimento dedicato proprio alla nuova impresa innovativa: definizione, semplificazione amministrativa, mercato del lavoro, agevolazioni fiscali, diritto fallimentare. Scopo: “Riunire e rappresentare le giovani imprese innovative ad alto potenziale di crescita e tutti coloro che, persone fisiche, enti o persone giuridiche, si occupano a qualsiasi titolo di facilitare, supportare o gestire e valorizzare progetti di start up siano essi i fondatori delle startup stesse o i soggetti che ad essi si affiancano nel loro percorso di crescita: incubatori/acceleratori, investitori, aziende e soggetti abilitatori”. Il 28 giugno Italia Startup ha eletto come suo nuovo presidente il pugliese Angelo Coletta. Il suo predecessore, Andrea Monti, nel tratteggiare un bilancio dei primi sei anni aveva elogiato gli aspetti relativi a organizzazione, dibattito e divulgazione. Aveva però lamentato una cronica insufficienza di investimenti.

 

Proprio guardando a questo problema, a 100 giorni dalla sua elezione Coletta fa ora tre proposte a governo e Parlamento. La prima combina la richiesta di una robusta iniezione di capitali pubblici e privati con quella di ulteriori agevolazioni per i prestiti bancari. Il denaro pubblico proveniente dalla Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe essere sostenuto da un ulteriore supporto di investimenti pubblici e privati attraverso fondi pensione, casse previdenziali, PIR ed ELTIF, nell’ambito di un fondo dei fondi dedicato. Il capitale pubblico dovrebbe essere gestito in co-matching nel corso dei vari cicli di vita delle start up: pre-seed, seed e round. Ci vorrebbe inoltre una detassazione spendibile anche nell’anno fiscale precedente e la possibilità per le imprese che acquistino start up di scaricare almeno il 50 per cento della spesa sostenuta per favorire il mercato delle exit locali. Quanto ai prestiti da parte delle banche a start up e pmi innovative il suggerimento è di “innalzare gli importi massimi da 1,5 milioni a 7,5 milioni di euro come già avviene in Francia; di aggiungere tra le spese ammissibili i costi interni di ricerca e sviluppo prodotti; di allungare la durata da 5 a 7 anni dei chirografari o di trasformarli in bullet anche attraverso l’attivazione di garanzie aggiuntive come Innovfin, il prestito garantito dal Fondo Europeo per gli Investimenti, dedicato a imprese innovative che investono in ricerca e sviluppo”. Altre semplificazioni: trasformare in liquidità nel modello F24 il credito di imposta che spesso le start up che fanno ricerca accumulano nei propri bilanci; eliminazione nel crowdfunding dell’obbligo dell’investitore istituzionale e possibilità di sottoscrizione delle azioni tramite sistemi di pagamento in modo da velocizzare e semplificare le procedure; esonerare i fondi di mini venture con meno di 25 milioni di raccolta da alcuni adempimenti normativi; continuare a consentire che le perdite delle start up in caso di acquisizione possano essere sempre utilizzabili dall’acquirente senza limiti dimensionali.

 

Sempre per immettere più liquidità nel sistema delle start up italiane, la seconda proposta è quella di consolidare il sistema di sgravi fiscali per angel e investitori privati che investano in start up e pmi innovative. Dall’attuale quota di detrazione del 30 per cento fino a un milione di euro in investimenti per start up innovative bisognerebbe arrivare al 50, estenderlo anche alle pmi innovative e permettere la detrazione anche nell’anno fiscale precedente

 

Il terzo punto riguarda infine le agevolazioni per le imprese che acquistano start up e investono in talenti. “Alle aziende che acquisiscono una start up dovrebbe essere riconosciuto un contributo pari a metà del valore dell’acquisizione come credito d’imposta, spendibile nei successivi 5 anni in ricerca e sviluppo”, e in più ci vorrebbero una decontribuzione totale per le assunzioni a tempo indeterminato nelle start up e pmi innovative; la possibilità che una start up di successo di donare/restituire fino all’1 per cento del proprio fatturato, con sgravio fiscale annesso, agli enti di formazione e ricerca che l’hanno vista nascere e che ne hanno favorito l’accelerazione e lo sviluppo; inserire, nel fondo nazionale di rotazione pubblico a sostegno delle università, sistemi per premiare il numero delle start up generate, i brevetti registrati, il fatturato generato, le exit.

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