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Il cimitero delle start up

In Lettonia, per Halloween, hanno organizzato un funerale per tutte le idee fallite. Ecco come evitare che la propria azienda vada ad aggiungersi alla lunga lista 

2 Novembre 2017 alle 06:00

Il cimitero delle start up

Foto Pixabay

In occasione di Halloween, Digital Freedom Festival – organizzatore di eventi in tema di start up in Lettonia – e TechHub Riga, co-working di stanza sempre in Lettonia, hanno organizzato un funerale per tutte le idee di start up fallite, un evento un po’ controcorrente ma con il giusto spirito lugubre di questi giorni. Una festa nel cimitero delle start up per condividere storie d’idee morte con lo scopo di normalizzare lo stigma intorno al fallimento nel settore e ribadire quanto, in realtà, sia importante che la tecnologia si evolva.

 

Le statistiche mostrano che nove start up su dieci falliscono, ma di questo dato normalmente non se ne parla molto. Per dare sfoggio d’ottimismo? Per poter affermare che tutto è possibile? Per spronare l’innovazione? In realtà, questo dato non dovrebbe demoralizzare, ma al contrario spingere a lavorare più duramente e in maniera più intelligente, imparando quali sono i profili dei “cadaveri” da evitare. E anche per ottimizzare la qualità delle idee che vanno a formarsi in start up.

 

Facendo un’analisi d’insieme, il 42 per cento delle start up fallisce per la mancanza di mercato per i loro prodotti. Di gran lunga, è meglio spendere il proprio tempo nel trovare il corretto prodotto e fornirlo all’adeguato mercato. La seconda causa è la mancanza di soldi, rimanere senza un centesimo sul conto in banca è segno che la crescita non è stata quella necessaria per poter sostenere l’impresa. Una forte crescita iniziale della start up fa ben sperare, è un indizio di successo ed è più facile evitare altre “morti premature” come la perdita di quote di mercato, di personale ma anche la perdita di passione. Un’altra pietra portante per la struttura è un team versatile anche a livello di mentalità. Deve essere pronto a cambiare prodotto, mercato, strategie o a sotterrare tutto e ricominciare da capo.

 

Le cause delle “morti improvvise”

Paul Graham, fondatore di Y Combinator, business angel per start up nelle prime fasi di vita, ha individuato 18 cause di “decessi”. Per cominciare, un unico fondatore: avviare un’attività è cosa troppo impegnativa per una persona sola. Poi c’è la posizione geografica non ideale: c’è un motivo se alcune città sono le mete preferite, dove si trovano gli esperti e l’ambiente non è ostile. E poi, via via, le altre cause: ritrovarsi in una nicchia marginale, scegliendola per evitare la competizione più aguzza; avere un’idea che è derivazione di altre non è la migliore risorsa per trovare idee; l’ostinazione, l’essere troppo attaccati al piano originale (molte start up sono diventate di successo perché hanno saputo cambiare totalmente strada); assumere cattivi programmatori (negli anni Novanta questa è stata la causa dei fallimenti degli e-commerce); lanciare il business troppo presto o troppo lentamente: farlo troppo presto potrebbe rovinare la reputazione ma la lentezza uccide di più; non avere un utente specifico in mente (e quindi si cerca di risolvere dei problemi che non si capiscono neanche); spendere troppo; raccogliere pochi investimenti (ma anche quando se ne raccolgono troppi); un’inadeguata gestione degli investitori, ignorandoli; non volersi sporcare le mani; dispute tra i fondatori: il 20 per cento delle start up ha subìto la perdita di un fondatore; uno sforzo con metà del cuore: il più grande sbaglio è di non rischiare, fermandosi a metà del guado.

 

Tutte queste sono le cause di “morte” che possono essere controllate, poi ci sono altre dinamiche che non si possono controllare, come i” malocchi” o – diremmo – i colpi della strega. Episodi che faremo rientrare nell’ampio ventaglio della sfortuna e delle cause di forza maggiore.

 

Si potrebbe aggiungere che alcuni progetti sono solo progetti innovativi e non progetti di start up. Progetti che in realtà non riescono ad avere le fondamenta stabili per poter avviare un’impresa. In Italia, nel 2014, nascevano quattro star tup al giorno. La relazione annuale da parte del ministero dello Sviluppo economico ha evidenziato che a metà del 2016 le start up innovative si attestano a 5.942, il 40 per cento in più rispetto all’anno precedente e il 160 per cento in più rispetto al 2014. Un numero che sembra aumentare e che potrebbe prima o poi sfociare in una bolla, ma non di cristallo.

Da questo quadro sommario si evince che si può continuare senza affanno il ballo della zucca, ispirando il mondo con idee che possano mettere in dubbio il nostro pensiero. L’importante, però, è non rinunciare a cercare nuovi traguardi e non accontentarsi della mediocrità.

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