Ansa
Il Foglio sportivo
Dosso adesso corre con leggerezza
La velocista: “Ho smesso di inseguire, ho iniziato a volare. Ora scatto senza pesi. Correrò per me stessa, non guardo alle avversarie. Il 6”99 più che nuove motivazioni mi dà sicurezza, so quanto valgo. Ma la svolta parte da lontano, dai Mondiali all’aperto dell’anno scorso a Tokyo"
In fondo capita a tutti. Per inseguire un obiettivo ci carichiamo sulle spalle un fardello che al primo imprevisto ci cade addosso e ci impedisce di raggiungere lo scopo. Succede alle persone normali, figuriamoci a chi nella vita ha scelto di vivere a cavallo dei centesimi delle gare di velocità. C’è tutto questo dietro al 6”99 (record italiano e migliore prestazione mondiale dell’anno) con cui la ventiseienne azzurra Zaynab Dosso si presenterà oggi sui 60 metri ai Mondiali indoor di atletica a Torun in Polonia. E c’è un rumore assordante, come quello che accompagnò il celebre 9”99 di Filippo Tortu nei 100 all’aperto, in vista di quello che la reggiana di origine ivoriana potrà fare non solo ai Mondiali indoor, ma soprattutto nella stagione all’aperto che culminerà negli Europei di Birmingham.
Allora Zaynab, si presenta ai Mondiali indoor con la migliore prestazione mondiale dell’anno alla pari dell’olimpionica di Santa Lucia Julien Alfred. Dopo il bronzo del 2024 e l’argento del 2025 potrà puntare all’oro.
“Correrò per me stessa, non guardo alle avversarie. Certo se penso che agli scorsi mondiali conquistai un argento mezza infortunata posso essere ambiziosa. Il 6”99 più che nuove motivazioni mi dà sicurezza, so quanto valgo. Ma la svolta parte da lontano, dai Mondiali all’aperto dell’anno scorso a Tokyo”.
Lì aveva vinto la batteria in 11”10 ma fu eliminata in semifinale nei 100.
“Sì, la batteria è quella che definisco ‘la più bella gara della mia vita’. Ero pronta a spaccare il mondo e invece prima della semifinale in riscaldamento ho risentito una fitta al solito piede e non sono arrivata in finale. Tutto svanito. E lì ho capito. Fino a quel momento mi ero caricata di pesi e aspettative di ogni genere, in allenamento e perfino nei riscaldamenti cercavo di dare il massimo perché non mi sembrava mai abbastanza. Poi al primo imprevisto, che per noi atleti sono gli infortuni, saltava tutto. Allora ho capito che non bisogna forzare per inseguire disperatamente ogni obiettivo, ma il risultato dev’essere la conseguenza del lavoro fatto. L’obiettivo è il percorso che si fa ogni giorno per raggiungere il risultato. Ho capito che dovevo alleggerirmi, ho lasciato lo psicologo che mi stava seguendo, ma non ho voluto affidarmi a un mental coach come fanno tanti. Ora il mio scopo non è esplorare con la mente ogni passaggio, ma vivere i momenti in naturalezza. Questo 6”99 è venuto da solo, come conseguenza naturale del nuovo percorso”.
Dopo la delusione dei Giochi di Parigi era “fuggita” in Costa d’Avorio staccando perfino il cellulare. Dopo Tokyo come ha reagito?
“Con la consapevolezza di aver capito qual era il problema. Ho staccato per venti giorni, ma poi sono tornata ad allenarmi a Roma con un nuovo approccio. Non ‘devo fare A e devo fare B’ ma ‘sentire’ quello che stavo facendo. Dovevo accettare la persona che ero diventata e anche gli infortuni che fanno parte del percorso. A quel punto dovevo solo correre ed eccomi qui”.
Ma anche agli Assoluti indoor il giorno prima della finale è arrivato l’imprevisto…
“Una cosa incredibile. Noi atleti stiamo così attenti nel nutrirci, ma nella cena di gruppo ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male. Ho vomitato e mi sono rivoltata nel letto per tutta la notte, ma poi in gara ho saputo gestirmi e ho vinto il titolo”.
Davanti a Kelly Doualla la sedicenne prodigio che sarà la più giovane azzurra di sempre a un Mondiale. Si sente un po’ chioccia?
“No, perché Kelly l’ho incontrata per la prima volta ad Ancona e non le ho mai parlato fuori dalle piste. I ragazzi di oggi sanno fare da soli, non hanno bisogno di punti di riferimento”
Ma lei preferisce i 60 indoor o i 100 all’aperto?
“Mi verrebbe da dire i 100 perché è quella la gara regina. Voglio essere una velocista completa. Magari posso sognare di infrangere la barriera degli 11” visto che agli Europei di Roma sono arrivata a 11”01. Per questo le mie prime due uscite all’aperto quest’anno saranno sui 200 metri. Devo allungare la gittata e ho lavorato in questo senso anche nel raduno di Tenerife dal 7 al 23 gennaio. Molto proficuo”.
Come funzionano gli allenamenti a Roma con Roberto Frinolli?
“Benissimo, ormai ci capiamo al volo. Arrivo al campo pensando di chiedergli di fare una determinata seduta, ma lui ha già programmato gli stessi lavori. Siamo un gruppo di 7 atleti con la grande novità Alessandro Sibilio. Non ho mai visto nessuno fare lavori tecnici e aerobici come lui, un talento smisurato e un ragazzo d’oro. È un classe ’99 come me e può dare ancora tanto all’atletica, ma intanto sta aiutando tutto il gruppo”.
Vede spesso i suoi genitori e continua a riscontrare i problemi di intolleranza che aveva denunciato in passato?
“L’ultima volta che ho dormito nel mio letto di Rubiera è stato a novembre per un solo giorno, ma i miei vengono spesso a trovarmi a Roma. Dopo i Mondiali andrò finalmente un po’ a casa. Anche sull’integrazione ho deciso di alleggerirmi. Ho capito che per ridimensionare il problema la cosa migliore è non parlarne. Io ora voglio solo correre”.