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Serie a

Il preludio e la fuga di Allison Santos al Napoli

Alessandro Villari

Arrivato l'ultimo giorno di calciomercato invernale, l'attaccante brasiliano ci ha messo poco tempo a diventare titolare e ha portato alla squadra di Conte quella leggerezza che mancava dai tempi di Kvaratskhelia

“Se non fossi stato un calciatore, sarei stato un musicista” dice Allison Santos e non si fa fatica a credergli. Nell’ultima partita di Serie A, vinta dal Napoli per 2-1 contro il Torino, l’attaccante, dopo aver ricevuto palla, ha dato inizio a una sinfonia fatta non di spartiti e note, ma di doppi passi per dribblare l’avversario, poi si è spostato la palla sul destro e ha segnato con un tiro non certo potente, ma forte abbastanza da lasciare a Paleari solo il triste compito di dover voltare la testa e vedere la palla oltre la linea della porta. Soltanto venti secondi prima, Santos aveva suonato il suo personale preludio: con il solito doppio passo aveva superato Prati e fornito un’occasione che poi Olivera ha sprecato. L’esterno di attacco brasiliano classe 2002, cresciuto in Tunisia, è arrivato dallo Sporting Lisbona al Napoli il 2 febbraio, l’ultimo giorno di calciomercato invernale perché la squadra di Antonio Conte era decimata dagli infortuni: in quel momento erano infortunati anche il centravanti Romelu Lukaku - che ora deve ritrovare la sua condizione migliore dopo il goaùl contro il Verona - e André-Frank Zambo Anguissa e Kevin De Bruyne che nella partita con il Torino hanno riassaggiato il campo dopo parecchi mesi. Intanto Amir Rrahmani e David Neres difficilmente potranno tornare in campo in questa stagione, mentre i tifosi stanno ancora aspettando i rientri del capitano Giovanni Di Lorenzo e di Scott McTominay.

 

E’ in momenti come questi, con la metà dei titolari fuori per infortunio, che una squadra può perdere le proprie certezze. Ma ci hanno pensato due ragazzi, Vergara e Santos, a risollevare un ambiente che si stava disunendo, complici anche l’eliminazione dalla Champions League e dalla Coppa Italia e dalle vittorie che faticavano ad arrivare in campionato: a gennaio il Napoli ha pareggiato con Verona, Inter e Parma e perso con la Juventus. Al suo esordio in Serie A, Santos ha subito evitato una sconfitta al Napoli contro la Roma mettendo a segno il goal del definitivo 2-2 con un tiro la cui potenza era direttamente proporzionale alla leggerezza con cui ha stoppato il pallone e superato l’avversario. Dopo quella partita, ce ne sono state altre tre con Santos in campo e in tutte le occasioni è partito da titolare: una sconfitta contro l’Atalanta di Raffaele Palladino e poi due vittorie contro Verona e Torino. I goal del brasiliano sono stati due, ma quello che ha regalato al Napoli non è quantificabile e per questo esula dalle statistiche. La leggerezza fisica che sprigiona ogni volta che tocca il pallone dà l’impressione che il tempo attorno a lui si fermi: Santos sembra giocare a rallentatore, ma in realtà va a una velocità tutta sua. All’inizio parte piano per prendere le misure e poi è pronto a dare libero sfogo alla sua potenza, un po’ come funzionano le onde del mare man mano che si avvicinano alla terraferma. E questo meccanismo Santos lo conosce molto bene visto che il surf è uno dei suoi hobby preferiti.

 

La leggerezza dei suoi movimenti, per un momento, ha ricordato ai tifosi del Napoli quella che fino all’anno scorso Khvicha Kvaratskhelia era solito offrire al Maradona, l’uomo che, assieme a Oshimen, ha riportato a Napoli lo scudetto dopo 33 anni dall’ultimo. La partenza del georgiano verso Parigi aveva lasciato un vuoto dentro al campo, non fisico, ma di fantasia, vuoto che Noa Lang, preso in estate proprio per sostituire Kvaratskhelia, non era riuscito a colmare tanto che l’attaccante olandese è stato dato in prestito al Galatasaray. Nella stessa sessione di mercato però arriva Santos, fresco di goal all’Athletic Bilbao valido per la qualificazione dello Sporting Lisbona agli ottavi di Champions. Si pensava che sarebbe stato relegato da Conte in panchina per un po’ perché l’adattamento al gioco del tecnico leccese richiede tempo. Ma Conte ha capito che quando Santos scende in campo è lui che detta le condizioni al tempo: prende la palla, incomincia il suo preludio musicale studiando l’avversario e poi dà inizio alla fuga. Con la dolcezza di una melodia, con la forza di un’onda.

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