Arianna Fontana, 36 anni il 14 aprile; Federica Brignone, 36 il 14 luglio e Francesca Lollobrigida, 35 compiuti il 7 febbraio giorno della sua prima medaglia (foto Getty Images)
Il foglio sportivo
Che cosa c'è dietro tutti questi ori delle donne italiane
I successi di Brignone, Lollobrigida e Fontana: dalla sofferenza al trionfo grazie alla loro forza mentale. Le loro vite sono diverse, ma hanno certamente un punto in comune nel dna: sono ragazze, ormai donne, che non mollano mai
Una mamma, una moglie e una figlia d’arte che ha riscritto la storia di famiglia e dell’Italia sportiva. Francesca, Arianna e Federica, belle (non è un reato dirlo!) e soprattutto brave, sono già le nostre signore dell’Olimpiade diffusa, come diffuse sono loro che vengono da Lazio, Lombardia e Valle d’Aosta, anche se Fede sulla carta d’identità ha scritto di essere nata a Milano. Le loro vite sono diverse, ma hanno certamente un punto in comune nel dna: sono ragazze, ormai donne, che non mollano mai. Che si colorano le unghie, si fanno i capelli, ma quando c’è da sudare e faticare sono sempre in prima fila. Per arrivare all’oro di Milano-Cortina hanno saputo risalire dal dolore, fisico e morale, che le ha aggredite proprio nell’anno che portava ai Giochi. Nei mesi, addirittura nei giorni, che hanno preceduto i loro appuntamenti con la gloria, hanno avuto paura di non poter neppure partecipare. A un certo punto per loro era già una vittoria solo il fatto di esserci, di poter gareggiare contro avversarie che oltretutto erano molto più giovani e in forma. Hanno vinto prima con la mente che con il corpo, con la testa prima che con i muscoli. La loro resilienza è stata l’arma vincente per crederci fino in fondo, per inseguire i loro sogni. Hanno dovuto cercare dentro di loro la forza per risalire dal dolore che per Federica è stato terribile, al limite dell’impossibile, dopo quello che le era successo solo 315 giorni prima dell’oro con una gamba spappolata che avrebbe impedito alla maggior parte delle persone di tornare a camminare normalmente. Il suo recupero è uno dei più clamorosi del mondo dello sport, paragonabile a quello di Niki Lauda che in poco più di 40 giorni tornò in pista a Monza con il volto sfigurato dal fuoco del Nurburgring.
Tutte e tre sono andate in gara con la leggerezza di chi non aveva più nulla da dimostrare. Lollobrigida aveva già a casa un argento e un bronzo, Fontana di medaglie ne aveva già addirittura undici, Brignone aveva già vinto tutto quello che sognava da bambina, quando non accettava di perdere neppure e carte con mamma, papà e suo fratello Davide. Erano leggere e senza ossessioni. Ma hanno saputo non accontentarsi, trovando l’energia giusta per liberare i loro sorrisi in mondovisione. Hanno dato a tutti un esempio e una lezione di vita. Fate come loro, non arrendetevi al destino che sembra voltarvi le spalle proprio sul più bello. Una gamba maciullata, un muscolo che grida e lascia senza fiato, un virus che ti prende e sembra imbattibile. Non sono stati ostacoli, ma punti di ripartenza tra cure, medicine e allenamenti durissimi, solo per riuscire a tornare a pattinare e sciare come prima. Lollobrigida con due ori in sei giorni ha fatto quello che nessuna pattinatrice italiana era mai riuscita a fare (e solo cinque al mondo l’avevano fatto prima di lei) e c’è riuscita da mamma, meno di tre anni dopo aver dato alla luce il piccolo Tommaso che si è goduto il primo oro in tribuna e il secondo dalla tv dopo aver festeggiato il carnevale con gli amichetti dell’asilo. Brignone ha vinto l’oro che mancava alla sua collezione da record tra ori mondiali, coppe del mondo e due argenti e un bronzo olimpici.
Fontana ha raggiunto il mitico Mangiarotti a quota 13 medaglie olimpiche e il conto può ancora crescere, perché le sue gare non sono ancora finite. Con la forma che ha trovato nulla, neppure i suoi 36 anni, può fermarla. Eh sì, perché le nostre ragazze d’oro, hanno superato da tempo gli anni in cui uno sportivo raggiunge l’apice della forma. Arianna e Federica sono nate nel 1990, Francesca un anno, anzi poco più di un mese, dopo. Sono la generazione di mezzo tra i Millennials e la Gen Z, ragazzi che gli studiosi definiscono segnati da nostalgia e transizione. Hanno superato i trenta da un pezzo, ma non sentono il peso dell’età e soprattutto non sono rimaste intrappolate nelle difficoltà dei loro coetanei trovando nello sport la via d’uscita. Hanno solo aggiunto esperienza che in una finale olimpica può contare più dell’energia della gioventù. Quell’energia che Arianna aveva vent’anni fa, quando a Torino aveva cominciato l’avventura che le ha permesso di attraversare sei edizioni olimpiche in cui ogni volta ha portato a casa qualcosa.
Sono anche vittorie formato famiglia. Federica è seguita da suo fratello Davide che è diventato un’autorità nel suo campo (“dopo l’infortunio sono stato più suo fratello che il suo allenatore, stavo davvero male, perché la salute viene prima di tutto”); Arianna è allenata da suo marito Anthony Lobello che viene dalla Florida ed è stato pattinatore olimpico per gli Stati Uniti e l’Italia; Francesca è riuscita a conciliare il ruolo di mamma e atleta grazie all’aiuto del marito Matteo Angeletti e della sorella Giulia. Senza la famiglia, senza scordare i genitori che le hanno messe sugli sci e sui pattini, non avrebbero neppure cominciato (“Rivediamo insieme i video di quando ero piccola e ci commuoviamo”, dice Arianna). Sembrano uscite da una canzone di Zucchero. Donne du du du amiche di sempre donne alla moda, donne contro corrente…. Negli occhi hanno gli aeroplani per volare ad alta quota dove si respira l’aria e la vita non è vuota. “Sarò io a decidere quando smettere, non potevo accettare fosse l’incidente di aprile scorso a farlo per me. Per questo non ho mai voluto rivedere l’immagine della caduta, anche se l’ho sognata tante volte”, ha raccontato Federica. “Stavolta ho pensato solo a divertirmi”, ha detto Francesca. “Questa medaglia vale tantissimo perché a ottobre ho subito una lesione di 5 centimetri a un quadricipite e esserci non era scontato”, ha ricordato Arianna. Donne che hanno scritto la storia e adesso avranno davanti una vita per ispirare chi verrà dopo di loro. E comunque diciamolo: se ad aspettarle non ci fosse stata Milano-Cortina, ma l’ennesima Olimpiade in Asia, forse oggi avremmo dovuto scrivere d’altro.
Il foglio sportivo - CALCIO e FINANZA