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Per sciare nel deserto ci vorrà ancora tempo. Si terranno in Kazakistan i Giochi asiatici invernali del 2029
L'edizione continentale sarebbe dovuta essere ospitata dall'Arabia Saudita, a Neom. I lavori per costruire la città futuristica però vanno a rilento. Per questo si è ripiegato su Almaty, lì dove c'è un impianto diventato leggendario quando si parla di pattinaggio di velocità: Medeu
Quella del 2029 sarà la decima edizione dei Giochi asiatici invernali e per l’Arabia Saudita sarebbe stata un’occasione da non perdere per mostrare al mondo la sua capacità di gestire eventi sportivi internazionali. La manifestazione si sarebbe infatti dovuta tenere nella zona montuosa nei pressi di Neom, la città futuristica che i sauditi stanno realizzando nell’ambito di un maxiprogetto di urbanizzazione vicino al Mar Rosso. I ritardi però si stanno accumulando; alcuni mettono addirittura in dubbio che l’opera vedrà mai la luce, anche a causa dell’aumento incontrollato dei costi e alla fluttuazione del prezzo del petrolio, vera linfa vitale per il Regno. Riad è stata quindi costretta a chiedere di posticipare la sua candidatura e al suo posto è subentrata Almaty, seconda città del Kazakistan.
La repubblica centro asiatica ha una storica tradizione per quanto riguarda gli sport invernali, certo maggiore dell’Arabia Saudita, e alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha presentato un team composto da 36 atleti. Di gran lunga il contingente più ampio dell’Asia Centrale e un dato che la fa spiccare soprattutto rispetto al ben più popoloso Uzbekistan, che ha qualificato solamente due atleti. La scelta di Almaty è giustificata anche dal punto di vista morfologico, considerando che la metropoli kazaca si trova a pochi chilometri da catene montuose imponenti. Nel cuore delle quali nel 1972 venne realizzato un impianto diventato leggendario quando si parla di pattinaggio di velocità: Medeu.
Costruita nella sua forma attuale in piena epoca sovietica, quando per Mosca era fondamentale utilizzare lo sport come mezzo di propaganda per dimostrare i successi del sistema socialista, è diventata rapidamente una delle migliori piste al mondo. Sul suo ghiaccio si sono registrate decine e decine di record: fin dagli anni Cinquanta e già prima della costruzione dell’impianto, la pista naturale presente nella zona era utilizzata e consentì di battere i migliori risultati fino a quel momento raggiunti. Ad avere l’intuizione fu l'allenatore della Nazionale sovietica Konstantin Kudryavtsev, che aveva osservato le migliori prestazioni che si riuscivano a ottenere a Medeu rispetto a quelle delle strutture della Siberia. Il perché è presto spiegato: la pista kazaca si trova a quasi 1.700 metri d’altitudine, la maggiore al mondo, e l’aria rarefatta diminuisce l’attrito. Un mix di venti favorevoli, livelli ottimali di radiazioni solari e un ghiaccio particolarmente puro e scivoloso contribuisce poi a fare di Medeu la pista dei record.
Già in difficoltà dopo la fine dell’Unione Sovietica, alla caduta in disgrazia del tracciato ha contribuito anche l’International Skating Union, che nel 1994 ha introdotto l’obbligo che le gare internazionali di velocità su ghiaccio siano svolte in impianti al coperto. Primo caso in tal senso furono i Giochi Olimpici Invernali di Lillehammer del 1994, dopo che nel 1992 ad Albertville la regolarità delle competizioni all’aperto fu in parte compromessa dalle condizioni meteo. Lo scorso anno il governo di Astana, capitale del Kazakistan, ha annunciato l’inizio dei lavori di rimessa in funzione e ampliamento del complesso che ospita l’impianto di Medeu. L’obiettivo è permettere l’utilizzo dell’area come sito per eventi sportivi di massa e in questo senso l’assegnazione ad Almaty dei Giochi Asiatici Invernali del 2029 non poteva cadere in un momento migliore per la repubblica centro asiatica. Un’occasione che l’Arabia Saudita si è fatta sfuggire.