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il colloquio

Il calcio italiano ha un problema con i suoi giovani? Parla Filippo Galli

Federico Giorgetti

L'ex difensore del Milan: "I talenti in Italia ci sono, ma gli allenatori non sono sostenuti da società e dirigenza nel rischiare di farli giocare". E sulla sua esperienza da allenatore delle giovanili: "Serve guardare il calciatore secondo tutti quegli elementi che lo contraddistinguono, da quelli tecnici a quelli emotivi e relazionali"

Antonio Vergara fino a un mese era un calciatore semisconosciuto, oggi rappresenta un tassello di vitale importanza per l’allenaotre del Napoli, Antonio Conte. Negli ultimi 20 giorni ha segnato 1 gol e concesso 2 assist in Serie A e ha realizzato una bellissima rete in Champions League contro il Chelsea. La domanda che segue è semplice: com'è stato possibile? Davanti a Vergara, molti giornali hanno parlato di “fallimento” del calcio italiano proprio per il ritardo nell’aver buttato nella mischia un ragazzo di 23 anni con queste qualità. Altri invece l’hanno già visto in qualche teatro francese a ritirare il pallone d’oro 2026. Insomma non ci sono mai le mezze misure e si finisce sempre al centro dell’attenzione. Che spesso ha l'effetto di "bruciare" giovani calciatori. Conviene quasi apparire ma non troppo, così da star sereni.

 

Ma il calcio italiano ha un problema con i suoi giovani? “Partiamo da un presupposto: al contrario di quanto si dice, i talenti in Italia ci sono”, ci dice Filippo Galli, storico difensore del Milan negli anni Ottanta e Novanta. La sua bacheca è ricchissima da fare invidia: 2 scudetti, 3 coppe dei campioni e 2 coppe intercontinentali. Ma soprattutto, per quanto interessa a noi, ha avuto molto a che fare con i ragazzi, da allenatore delle giovanili e da responsabile del settore nel Milan. “C’è un problema sistemico – spiega Galli – nel senso che oggi c’è più interesse ad andare a prendere giocatori stranieri che nei loro paesi hanno già fatto esperienze con gli adulti e che quindi quando arrivano qui sono più pronti dei nostri ragazzi”. E qui in Italia invece che succede? “Che si aspetta sempre la super emergenza per schierare un giovane. O altrimenti ci deve essere la presenza di un allenatore che rischia e sceglie di metterlo dentro. Ma questo ragionamento non è sostenuto né dalla società, né dal direttore sportivo e né da tutte le varie componenti che fanno parte di un club. A quel punto alcuni non rischiano e vanno sul sicuro”. Cosa bisogna cambiare, dunque? “Più responsabilità da parte delle società sul tema e non lasciare soli gli allenatori, appunto”.

   

Lei che metodo ha usato nella sua esperienza con i ragazzi? “Guardare il calciatore secondo tutti quegli elementi che lo contraddistinguono, dagli aspetti tecnici e tattici a quelli emotivi e relazionali, ma nessun elemento è separato dall’altro. C’è bisogno di una visione che comprenda la complessità del gioco del calcio”. Non a caso l'allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, che sta dando spazio e fiducia a giovani talenti come Marco Palestra e Semih Kılıçsoy, ha detto di aver studiato come interagire con i ragazzi che "vivono di applausi e di pochi rimproveri", cercando di capire quali "tasti toccare" per stimolarli correttamente senza ottenere l'effetto opposto. Provare a comprende tutto di chi si ha davanti, per l'appunto.

 

Ma in generale questo oggi non c’è? “Noi siamo ancora un pò riduzionisti - dice Galli - Dividiamo tutto: la preparazione atletica distinta da quella tecnica e da quella tattica. Ma la tecnica senza la tattica non ha la possibilità di esprimersi. Allenare alla tattica significa allenare la scelta per poter mostrare le proprie doti tecniche nelle migliori condizioni possibili. Alcune persone nel calcio fanno sembrare tutto facile, ma non lo è”. Perché? “Perché è uno sport complesso. Già che ci sono tante persone, di per sé, lo rende complitcato”, se la ride. “E poi è uno sport di grande competizione con gli avversari, di cooperazione con i compagni, con una palla che è rotonda e un terreno spesso scivoloso, e potrei continuare. Questo è semplice? Non scherziamo”. E allora viva la complessità.  

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