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Il foglio sportivo

Tre anni senza Gianluca Vialli nel racconto del suo amico Massimo Mauro

Umberto Zapelloni

"Si era portato dentro per anni la sconfitta in finale con la Samp. Una sconfitta che lo aveva legato alla città, alla gente. Quando ha vinto la coppa con la Juve ha pensato a loro, voleva che fossero felici come lui per quella coppa, che la sentissero un po’ anche loro”, dice l'ex calciatore e oggi opinionista televisivo

Massimo Mauro non era soltanto un amico di Luca Vialli. Era qualcosa di più. Un confidente, un complice, l’opposto (o quasi) che ti aiuta a completarti. E dire che non erano mai stati in campo insieme pur essendo stati compagni in Under 21 e commilitoni quando ancora il servizio militare era obbligatorio. “Insieme sul campo ci siamo stati solo una volta, proprio a Cremona, quando abbiamo battuto la Spagna con uno dei miei rari gol e a 10 minuti dalla fine, Vicini mi sostituì proprio con Luca. Il tempo di stringerci la mano”, racconta l’amico Massimo, oggi opinionista di Pressing su Canale 5.

 

Ma come è nata la vostra amicizia?

“Quando sono tornato a Torino e lui era alla Juventus. Si è aperto con me, ha cominciato a dirmi che Boniperti e Trapattoni erano antichi. Boniperti voleva farlo giocare più indietro perché era meno veloce, si era appesantito mettendo su un sacco di muscoli”.

 

Si raccontarono anche altre cose.

“Non era vero niente perché abbiamo avuto tanti momenti intimi, dove io confessavo le mie, lui confessava le sue, ma quella non è stata mai confessata, quindi secondo me non è mai successo”.

 

Come finì con Boniperti e Trapattoni?

“Luca era effettivamente più evoluto. Io feci da mediatore, ma poi è rinato davvero quando è arrivato Lippi. E noi comunque cementammo il nostro rapporto proprio in quei momenti”.

 

Con il futuro ct campione del mondo si trovò subito?

“Avevano un modo di vedere la vita e il calcio molto simile. Per Marcello fece delle cose incredibili. Si inventava liti e giochi nello spogliatoio per tenere unita la squadra. Faceva in modo che tutti si sentissero presi in considerazione”.

 

Ha qualche racconto?

“Lippi gli diceva: come facciamo con Torricelli che si sente un po’ giù e con Porrini che… E allora Luca li metteva al centro di uno scherzo. Li faceva sentire importanti”.

 

Più di un giocatore.

“Sarebbe stato un grandissimo dirigente o presidente”

 

Come quando andò in Nazionale con Mancini?

“Quell’esperienza gli ha allungato la vita, me l’ha detto. Quando stava andando a firmare il contratto mi ha chiamato e mi ha detto: Massimo finalmente abbiamo trovato un accordo, ci avevano messi quasi sei mesi. Era veramente felice, perché in quel momento, durante la malattia, sentiva ancora le forze per svolgere quel ruolo”.

 

E lui ha dato tanto a quella Nazionale.

“Tantissimo, ma anche quell’esperienza ha dato tanto a lui. Era davvero riconoscente a Mancini e Gravina”.

 

Quanto le è mancato Gianluca in questi tre anni?

“Privatamente tantissimo, nel senso che per me era un grande consigliere in tutto. Lui nel rapporto con me era quello più saggio, quello più riflessivo, quello più lungimirante. Aveva questa capacità di sdoppiarsi con gli amici, faceva quello che serviva. Era veramente bravo. Ho fatto anche da suo testimone di nozze e sono stato padrino di una delle figlie, avevamo veramente un rapporto bellissimo privato”.

 

Fino agli ultimi giorni.

“Ero stato a trovarlo in ospedale e nel salutarlo dicendogli che ci saremmo rivisti dopo Natale, lui mi rispose: no Massimo, non ci rivedremo più. Gli ho dato un bacio”.

 

Avrà fatto qualche scherzo anche a lei?

“Il giorno del suo matrimonio. Ero testimone e dovevo fare un discorso. Eravamo in un posto bellissimo, un castello stile Harry Potter. Io gli avevo dato il testo da far tradurre, dicendogli parlo in italiano e sugli schermi fai passare il testo tradotto. Quando tocca a me mi dice: Massimo devi parlare in inglese, abbiamo avuto un problema. Ci provo, comincio il discorso e vedo sugli schermi il testo in italiano e in inglese… allora è partito un vaffa…”.

 

Luca però è ancora con lei.

“Lo so che è un’assurdità quella che dico, però è la verità. Quotidianamente quando faccio le cose per la Fondazione mi confronto con quello che diceva lui, con quello che voleva lui, perché quando l’abbiamo costituita abbiamo discusso molto del suo posizionamento e lui era uno che studiava le cose in profondità prima di farle”.

 

Sono passati più di vent’anni. La Fondazioni Vialli e Mauro è nata nel 2003. Come ci arrivaste?

“In quel periodo eravamo tutti e due delusi da quello che c’era capitato poco prima: lui era stato esonerato dal Watford e io avevo finito l’esperienza parlamentare. Io volevo fare qualcosa che non ero riuscito a fare da deputato, lui si sentiva in debito con il calcio, voleva restituire qualcosa di quello che aveva avuto. E ci sembrava bellissimo pensare alla ricerca”.

 

Cominciaste aiutando la ricerca per combattere la Sla.

“Era appena morto Signorini. Luca mi raccontava che con lui si era picchiato in maniera incredibile sul campo, ma che a fine partita si erano sempre abbracciati. Aveva una grande stima. Io mi sentivo in debito perché quando ero presidente del Genoa mi chiese di lavorare nel settore giovanile, ma io avevo appena preso Onofri e non potevo cambiare. Però, ecco, mi era rimasto un piccolo rimorso. Così partimmo da lì, ma su una cosa concordammo subito: nessuna partita di calcio”.

 

Meglio il golf?

“Era la nostra passione, insieme avevamo girato il mondo per giocare sui campi più belli. Ci ha permesso di coinvolgere un sacco di gente da Platini a Van Basten. Tutti amici che tornavano ogni anno e ci hanno consentito di raccogliere tanti fondi per la ricerca”. Le cifre ufficiali parlano di quasi 7 milioni di euro raccolti e di 25 obiettivi finanziati.

 

Lunedì sera al Regio di Torino avete in programma una serata dal titolo: “My name is Luca. Ballata con Vialli” in cui tanti amici racconteranno il loro Luca. Lui non vorrebbe lacrime, ma soltanto risate, non sarà facile.

“Però anche lui si emozionava ultimamente... Ho cercato di metterci il suo pensiero. Lui mi rompeva sempre dicendomi: ‘Massimo vai al cinema, è importante. Massimo ascolta anche altra musica oltre a quella classica che piace a te’. Si prendeva delle cotte per Jovanotti, Ramazzotti, qualche inglese che non sapevo chi fosse. Aveva scritto tre libri nell’ultimo periodo. Allora mi sono detto vediamo se riusciamo a mettere in scena i gusti di Luca, sia letterari che musicali. E ho trovato in Elastica i partner perfetti per il progetto”.

 

Due anni fa a Genova fu un successo.

“Quella sera il Carlo Felice era stracolmo. Sembrava ci fosse una gradinata piena di tifosi educati, come dovrebbe sempre essere allo stadio. Dopo due ore ero stravolto, ma nello stesso tempo avrei voluto continuare altre due ore”.

 

A Torino ci sarà anche Sermonti con un monologo sulla finale di Champions vinta dalla Juve quando capitan Vialli sollevò la coppa. Una partita che ha anche un valore umano.

“Lo diceva sempre Luca. Lui si era portato dentro per anni la sconfitta in finale con la Samp. Una sconfitta che lo aveva legato alla città, alla gente. Quando ha vinto la coppa con la Juve ha pensato a loro, voleva che fossero felici come lui per quella coppa, che la sentissero un po’ anche loro. Vinci con la Juve e pensi anche ai tifosi della Samp. È un pensiero bellissimo, è come dovrebbe essere il calcio”.

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