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Il foglio sportivo

Cerasuolo riparte da 50 metri di emozioni. Chiacchierata con il campione del mondo

Giuliana Lorenzo

Il nuotatore azzurro, reduce da un’annata sportiva coronata dal titolo iridato a Singapore, cercherà di chiudere l’anno al meglio. "La preparazione per gli Europei in corta di Lublino (Polonia 2-7 dicembre) è andata bene, manca solo gareggiare. Ho belle aspettative"

"Per fare la rana devi essere un po’ folle, è uno stile singolare… c’è una forma di pazzia natatoria”. L’estro di Simone Cerasuolo, per sua stessa ammissione, emerge solo in acqua. Quando è lontano dai blocchetti, è una persona pacata, legatissimo alle proprie origini, alla sua Imola e alla famiglia che si è allargata con l’arrivo di un cagnolino. “Amo gli animali, mi piace coccolare i cani e i miei avevano promesso che se avessi vinto il Mondiale l’avremmo preso: una scommessa è una scommessa”. L’azzurro, reduce da un’annata sportiva coronata dal titolo iridato a Singapore nei 50 rana, cercherà di chiudere l’anno al meglio: “Si va verso la conclusione di un 2025 molto positivo. La preparazione per gli Europei in corta di Lublino (Polonia 2-7 dicembre) è andata bene, manca solo gareggiare. Meno performante in lunga? Fa tutto parte di un lavoro che ho fatto, mi sto impegnando per la vasca lunga e spero di non aver sacrificato un po’ troppo la corta, ma ho belle aspettative per Lublino”.

 

Quest’estate, nella piscina da 50 metri, ha raccolto quella che a oggi è la soddisfazione più grande: “Ho rivisto tante volte la gara. Ricordo, oltre la felicità di aver toccato per primo, anche la tensione in camera di chiamata. Nei momenti no è stato utile rivivere quell’emozione”. Quel successo può essere lo spartiacque della carriera, visto che i 50 sono diventati distanza olimpica, anche se la mente non vuole viaggiare più del dovuto. “Sto lavorando sui 100: vorrei crescere, ma penso step by step. L’attenzione è sulla rassegna in corta, poi penserò alla piscina olimpica. Per la prossima stagione sono focalizzato su Assoluti di aprile ed Europeo di Parigi”. 

 

In ogni caso, quell’oro messo al collo è una spinta per il futuro e la dimostrazione che tutte le ore passate con il cloro addosso l’hanno ripagato. “Il lavoro prima o poi ti premia, magari non nell’immediato, inaspettatamente o quando l’occasione non è nemmeno perfetta. Tanti fattori possono determinare una bella prestazione”. E alla classica domanda se sia più importante l’impegno o il talento dice: “Come si misura un talento? Non puoi, i risultati sono tangibili, poi per arrivare in finale mondiale qualcosa devi averlo. È presuntuoso dire ‘sono talentuoso’, soprattutto se dopo non vinci”. Tutto in linea con l’indole di Cerasuolo cresciuto dando i calci a un pallone, ma preferendo uno sport in cui ogni singolo dettaglio dipende solo da se stessi. Sarà per questo che non teme la competizione, soprattutto quella interna: “Aiuta il movimento, altrimenti rischi di adagiarti: già in Italia, visto il livello che abbiamo, rischi di non vincere. È più quello che ti dà che ciò che toglie. Nicolò (Martinenghi, ndr), ad esempio, è il faro della rana azzurra. Volerlo superare è uno stimolo e quando non accade torno in allenamento con un ulteriore obiettivo. Ci sono anche i momenti brutti che aiutano ad apprezzare quelli più positivi, ma tutto va affrontato pensando e dando fiducia al percorso: dopo la notte c’è sempre il sole”.

 

Un raggio di luce è così rappresentato da Fabio Scozzoli, ex ranista italiano e da due anni suo preparatore: “Prima ci allenavamo insieme, adesso mi aiuta per la preparazione: abbiamo gli stessi valori umani prima ancora che sportivi. Nel nuoto mi ha fatto capire che il sacrificio è l’unica cosa che serve nel lavoro quotidiano. Bisogna credere in ciò che fai, senza avere rimpianti, soddisfatti delle scelte prese”. Come quando ha deciso di lasciare il calcio per il nuoto: “Mi entusiasmava fare uno sport individuale, avere addosso la pressione di sapere che se faccio bene è solo merito mio così come se qualcosa non funziona. In più mi divertiva e mi diverte tantissimo, smetterei se non fosse così, anzi se posso essere onesto, dopo certe prestazioni, il divertimento è cresciuto e consiste nella sfida di inseguire un determinato risultato”. Del calcio è rimasta solo la passione sfrenata per la Juventus, oltre che il tifo per il fratello che gioca e allena i più piccoli. La famiglia è un altro porto sicuro, un legame indissolubile: “Ci sosteniamo nei momenti di felicità e non solo, abbiamo sempre gioito e pianto insieme. Mi hanno insegnato tutto”.

 

A corredo di tutto ci sono le frasi di Massimiliano Allegri che sa a memoria: “Una delle sue “massime” più belle riguarda proprio il percorso. Ognuno è singolare e vince chi ha fatto meglio. Lui non allena più la Juve, c’era Tudor che non mi faceva impazzire e sono contento di Spalletti… in ogni caso la fede rimarrà anche se andassimo in serie C. E sì meglio la Champions di una medaglia olimpica, vuoi mettere l’emozione?”

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