Ansa

Il foglio sportivo

Cayard e i segreti dell'America's cup

Stefano Vegliani

“In Nuova Zelanda è scontata perché il cinquanta per cento della popolazione va per mare. In Italia c’è una passione per la vela che non ha uguali al mondo”. Intervista al velista canadese, da poche settimane entrato nella Hall of Fame tra i protagonisti del più antico trofeo sportivo

"La Coppa America non morirà mai, è un evento unico, come le Olimpiadi, certo sarebbe meglio farla ogni tre anni e non due come vuole il nuovo protocollo”. Parola di Paul Cayard, da poche settimane entrato nella Hall of Fame tra i protagonisti del più antico trofeo sportivo. Una cerimonia con trecento persone radunate nella mitica Model Room del New York Yacht Club sulla quarantaquattresima strada di New York tra Quinta e Sesta avenue. Con lui sono entrati nella “Stanza dei Famosi” Jimmy Spithill e Susan Henn, la prima donna a gareggiare nella Coppa America nel 1886 con Galatea, il cutter con cui aveva attraversato l’Atlantico e dove ha vissuto fino al 1911 quando morì.

 

Spithill ha vinto la famosa Coppa della grande rimonta nel 2013 a San Francisco con Oracle, entrare nella Hall of Fame era un suo diritto, ha però un legame forte con l’Italia perché nel 1992 è stato il timoniere del Moro di Venezia e poi nel 2007, nel 2021 e nel 2024 è stato al timone di Luna Rossa. Ora è il Ceo di RedBull Italy Sail Gp. Cayard ha fatto sette campagne tra difese e sfide, ma la Coppa non la ha mai alzata, la volta che ci è andato più vicino è stata nel 1992 con il Moro di Venezia che perse 4 a 1 contro America Cube. Una sfida indimenticabile, sotto l’ala di Raul Gardini. Allora era un eroe italiano, con quella parlata dalla caratteristica pronuncia americana. “Per me l’Italia è un paese importante, quasi una seconda patria”, ha detto a Il Foglio Sportivo. Il suo ingresso è merito soprattutto di Margherita Bottini Marshall, primo e unico membro italiano del Comitato di selezione, che si è battuta per questo riconoscimento. Nella Hall of Fame c’era già Patrizio Bertelli.

 

“Sono molto contento di essere entrato nella Hall of Fame, lo ritengo un premio alla carriera. Proprio quest’anno che ho vinto anche il Campionato mondiale Star per la seconda volta a sessantasei anni, trentasette dopo la prima nel 1988 – continua Cayard – tra l’altro il Mondiale 2027 sarà proprio a Napoli, in settembre con centoventi barche. Tra i velisti della Classe Star si scherza dicendo che prima di noi c’è quella regatina con poche barche”.

 

Sulla Coppa America numero 38 a Napoli aleggia però incertezza. Nel senso che al 31 ottobre prima data di chiusura iscrizioni, ufficialmente non era arrivata alcuna sfida, dunque al momento attuale sulla carta ci sarebbero solo il detentore della Coppa Emirates Team New Zealand, per il New Zealand Royal Yacht Squadron, e il primo sfidante, Athena Racing di Ben Ainslie per il Royal Yacht Squadron di Cowes che però non gode più della munifica sponsorizzazione di mr Jim Ratcliffe con Ineos. La prossima scadenza, con significativo aumento della quota d’iscrizione, è il 31 gennaio. A Cagliari Luna Rossa si allena con convinzione, ma non c’è ancora nessun annuncio ufficiale sulla sfida, sicuramente ha alzato bandiera bianca American Magic con il New York Yacht Club, ma non è detto che avremo una coppa senza americani perché American Magic ha ricevuto più di una richiesta da altri gruppi statunitensi per l’acquisto delle sue barche. Nulla si sa di Alinghi e anche i francesi hanno ripreso da una settimana gli allenamenti.

 

“Il segreto del successo della America’s Cup 2027 si chiama Napoli”, ha detto senza un attimo di esitazione Paul Cayard. “C’è una passione popolare attorno alla vela in Italia che non ha uguali al mondo. In Nuova Zelanda è scontata perché il cinquanta per cento della popolazione va per mare, in Italia c’è un interesse unico. L’ho provato sulla mia pelle ai tempi del Moro di Venezia. Napoli con Capri e Sorrento è una zona speciale, sotto ogni punto di vita: velico, turistico, ambientale”.

 

Coppa ogni due anni, budget cup di 75mila euro, impossibilità di costruire scafi nuovi, firma dell’ Americas Cup Partnership, sono questi gli elementi che hanno segnato la rinuncia di American Magic e danno lavoro agli avvocati dei team interessati. C’è una discrepanza tra queste nuove regole e il Deed of Gift, l’atto di donazione della Coppa che George Schulyer, ultimo sopravvissuto tra i finanziatori della Goletta America, preparò nel 1857 con le regole dettate al New York Yacht Club sull’organizzazione futura delle regate. “Questa Coppa viene donata a condizione che sia perpetuamente messa in palio in competizioni amichevoli tra nazioni straniere”, recita l’Atto di Donazione, che è stato modificato due volte presso la Corte Suprema dello Stato di New York che ha sede nella capitale dello stato ad Albany a 260 chilometri dalla Grande Mela verso il confine con il Canada. “È vero che queste nuove regole, soprattutto la Partnership, in parte disattendono il Deed of Gift”, sottolinea Paul Cayard, “ma io non posso credere che chi le ha scritte non sia già andato o andrà alla Corte per chiedere un emendamento. Il mondo è cambiato dal 1857, basti pensare che una volta dietro a ogni barca c’era un ricco signore (Vanderbilt, Lipton, Bic ndr) oggi ci sono i sindacati, gli sponsor sulle vele”. Perché il Deed of Gift possa essere modificato ci vorrebbe l’unanimità tra i Trustee, vincitori della Vecchia Brocca dal 1851 a oggi: New York Yacht Club, Royal Perth Yacht Club, San Diego Yacht Club, Royal New Zealand Yacht Club, Société Nautique de Geneve, Golden Gate Yacht Club. 

 

Ma anche il ruolo degli yacht club è cambiato, basti pensare che in 26 anni Luna Rossa ne ha cambiati quattro: Punta Ala, Genova, Palermo e ora Napoli. Oggi lo yacht club deve mettere una firma sulla sfida, fine del programma. Sicuramente il presidente del Circolo della Vela e del Remo Italia, Roberto Mottola ha firmato, ma dal team nulla trapela sullo stato della sfida. Le voci che circolano sono tante, l’America’s Cup Partnership non piace, soprattutto per il budget cup che a quanto si dice verrebbe sforato dai piani già preparati da Luna Rossa per andare alla conquista della Coppa. Sicuramente il fatto che le regate si svolgano a Napoli può dare qualche margine di manovra alle eventuali richieste dei Prada boys. Non è pensabile che Luna Rossa non partecipi in Italia, sarebbe un fallimento organizzativo anche per cui il Governo ha stanziato cento milioni. “Sicuramente mi piacerebbe essere coinvolto da qualche sponsor, ma soprattutto dalla televisione italiana che trasmetterà le regate. Potrei rinfrescare la mia popolarità e soprattutto allenarmi per il mondiale Star”, parola di Paul Cayard.

Di più su questi argomenti: