Foto Epa, via Ansa

MotoGp

Pecco Bagnaia è ancora il numero uno. E ancora senza averne l'aria

Giovanni Battistuzzi

La grande rimonta al campione del mondo che era diventato campione del mondo grazie a una grande rimonta non c'è stata. Jorge Martin è caduto, l'italiano ha vinto e festeggia ancora il titolo mondiale

Tra sabato pomeriggio e domenica mattina l’uomo della grande rimonta ha temuto di poter essere rimontato. E sarebbe stata una beffa soprattutto a ripensare a un anno fa, stessa pista, quando era accaduto ciò che non si pensava potesse davvero accadere. Nella sprint race Jorge Martin era arrivato primo, Pecco Bagnaia quinto, il divario tra loro si era contratto a 14 punti.

Pecco Bagnaia era però tranquillo, appariva quasi sereno. E veniva da chiedersi se fosse tutta una posa oppure fosse così davvero. A fare di conti, se lo spagnolo si fosse ripetuto anche nella gara lunga, l’italiano era obbligato a stare tra i primi quattro ed era da sette gare a questa parte c’era sempre riuscito. Si vede che Pecco Bagnaia è uno che sa fare di conto e con la sua addizione in testa se ne andava in giro per il paddock. In fondo, era Jorge Martin che doveva recuperare, non lui. Era Jorge Martin che doveva rischiare, non lui.

Fa strano pensare che anche l’anno scorso andava così, però a parti invertite. Fabio Quartanaro era il capoclassifica, Pecco Bagnaia recuperava decine di punti gara dopo gara, eppure allora la pressione era su Quartanaro che non poteva non vincere. È un fenomeno Pecco Bagnaia a dribblare la pressione.

Pecco Bagnaia un anno fa non vinse al circuito Ricardo Tormo, si limitò a fare gara tranquilla, l’unica cosa che doveva fare era stare in piedi.

Pecco Bagnaia domenica ha vinto al circuito Ricardo Tormo il Gran premio della Comunità Valenciana, gara finale del campionato di MotoGp. Ha vinto in sella della sua Ducati con ventidue giri di assoluta serenità, la stessa che dimostrava di avere nelle ore che separarono la fine della sprint race e l’inizio della gara vera. Dopo cinque giri infatti era finita la gara di Jorge Martin, finito dritto nella via di fuga dopo un ruota a ruota – a dire il vero anche ruota a spalla – con Marc Marquez. Colui che è stato il grande fenomeno delle moto prima di finire troppo spesso sul lettino del dottor Costa, colui che per lealtà e amore per la Spagna nel 2015 si industriò per far perdere il Mondiale a Valentino Rossi per regalarlo a Jorge Lorenzo, questa volta ha segnato la fine di quella che poteva essere una bella storia, un’altra storia di rimonta, ma non lo è stato.

Martin ha centrato Marquez, l’ex campione del mondo è caduto e chi voleva diventare il nuovo campione del mondo si è dovuto accontentare del secondo posto.

E così il numero uno è rimasto quello di un anno fa, quel Pecco Bagnaia che a inizio stagione o vince o cade, ma che poi trova il suo centro di gravità, accantona la foga e inizia a fare, e bene, di conto, sgasando alla grande quando ritiene che è giusto farlo, stando più accorto quando la manetta glielo consiglia.

È uno strano numero uno Pecco Bagnaia, un numero uno che non ha quasi l’aria del numero uno. Il talento sì, quello è da numero uno purissimo, soprattutto il savoir-faire in pista, ossia quella capacità che hanno i grandi piloti di sapere cosa fare al momento giusto e la capacità di comprendere quando è il momento e quando non lo è di menare il cronometro. Pecco Bagnaia non lo ha quasi mai fatto nella microgara del sabato, ha sempre cercato o la fuga o la tranquillità di qualche punto in meno ma certo, piuttosto che l’incertezza di una lotta per qualche spiccio. Andrebbe capito se davvero ne vale la pena fare la sprint race. O forse anche no, la MotoGp è un gran bello spettacolo e luogo comune vuole che aggiungere spettacolo a spettacolo fa sempre bene.

Intanto Pecco Bagnaia con quella sua aria da non numero uno è ancora il numero uno. Ed è una notizia lieta per tutti quelli che sono forti, sono bravi e precisi, ma non hanno la voglia di fare gli spacconi e i fenomeni. È una fortuna che ci sia uno come Pecco Bagnaia, soprattutto perché dimostra che nella vita fare di conto serve e anzi, a volte, è la cosa più importante.

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