Un'immagine della Strade Bianche 2022 (foto Fabio Ferrari per LaPresse)

Il Foglio sportivo

La Strade bianche è antica e avanguardistica, un paradosso ciclistico 

Giovanni Battistuzzi

La corsa tra gli sterrati del senese non è ancora maggiorenne, ma è diventata talmente amata da potersi disinteressare di fare i conti con presenti e assenti al via. È anche l'unica tra le grandi "classiche" italiane ad avere una gara femminile, vincendo a man bassa su Sanremo e Lombardia

È strano, quasi un paradosso, che la corsa ciclistica che scorre, almeno in parte, sulla più antica e primitiva pavimentazione stradale, lo sterrato, sia la corsa più recente e, per molti versi, avanguardista di tutto il panorama ciclistico italiano, e forse non solo italiano. La Strade Bianche è corsa giovane considerata la storia ultracentenaria delle competizioni in bicicletta: non è ancora maggiorenne. È stata creata sedici anni e mezzo fa, il 9 ottobre del 2007, sabato 4 marzo andrà in scena la diciassettesima edizione.

 

La Strade Bianche è corsa giovane che è nata vecchia, o meglio antica, perché è memoria antica pedalare lì dove l’asfalto non c’è, non c’è mai stato. La Strade Bianche è nata da una costola dell’Eroica, con la ciclostorica condivideva la partenza, Gaiole in Chianti, il papà, Giancarlo Brocci, il salto in un ciclismo che non c’è più, del quale è anche difficile ormai avere ricordo.

 

Non poteva non piacere, è piaciuta subito. A tal punto da essere ormai uno degli appuntamenti più importanti della stagione. A tal punto da potersi disinteressare di fare i conti con presenti e assenti al via.

 

Quest’anno non ci saranno Tadej Pogacar e Wout van Aert tra gli uomini, Marta Cavalli ed Elisa Longo Borghini tra le donne. Sono però dettagli marginali. Le assenze sono sempre dettagli marginali per tutte le grandi corse di un giorno. Perché se è vero il cliché che sono i corridori a fare la corsa, certe corse sono eccezionali indipendentemente dai corridori e anzi sono loro a impreziosire la carriera dei corridori. Lo spiegò Fabian Cancellaralo svizzero è l’unico ad avere vinto tre edizioni della corsa – nel 2019: “Chi continua a fare paragoni con il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix a oltre dieci anni dalla prima edizione della Strade Bianche non ha capito una cosa che invece è evidente a tutti i corridori: gli sterrati senesi brillano di luce propria, sono altra cosa dal pavé, hanno un fascino uguale e allo stesso tempo diverso. Sono diventati un mondo, non più splo parte di una corsa”.
I paragoni non reggono, c’entra nulla il pavé con lo sterrato. Sebbene derivino da uno stesso concetto di ciclismo, quello minerale,  del fregarsene della scomodità. Pavé e sterri sono il territorio di una conquista a pedali, la dimostrazione che non c’è nulla che può fermare la bicicletta.

 

La Strade Bianche con la Roubaix ha anche un altro punto in comune. Sono le uniche due corse visibili chiaramente da lontano, anche da quelle persone che non si interessano minimamente di ciclismo. Almeno quando il tempo è buono. Appaiono all’orizzonte, annunciate da un nuvolone di polvere. E nel vedere quel nuvolone di polvere si sa che lì, proprio lì sotto la coltre, ci sono decine e decine di corridori intenti a darsi battaglia per vincere una corsa che da sola mette a posto i conti di una stagione. A volte di un’intera carriera. Certo la Strade Bianche ha ancora sterri da pedalare, la Roubaix è una Classica monumento, una delle quattro corse di una giorno più importanti. La Strade Bianche no, non lo è e non è giusto che lo diventi, ma si avvicina per immaginario e considerazione: sono tanti, tantissimi, l’enorme maggioranza, i corridori che la considerano una di quelle corse attorno alle quali costruirci una stagione.

 

Un po’ aiuta, a dire il vero, il fatto di essere la prima grande corsa in calendario (ci sarebbe anche l’Omloop Het Nieuwsblat a precederla, ma le pietre delle Fiandre, se non sono quelle della Ronde, almeno in Italia vengono viste con un filo di sufficienza di troppo).

  

È prima, è soprattutto avanguardia. Almeno in Italia, e non solo in Italia. Perché è l’unica grande corsa in linea organizzata nel nostro paese che ha  anche a una versione femminile. Un raddoppio della bellezza del ciclismo, e non una rottura di scatole organizzativa in più. Milano-Sanremo e Giro di Lombardia ancora non hanno una corsa femminile, ormai le uniche tra le grandi classiche del ciclismo europeo.

  

La Strade Bianche femminile ha già nell’albo d’oro le migliori corridore che hanno pedalato in questi anni: da Elisa Longo Borghini ad Anna van der Breggen, da Annemiek van Vleuten a Chantal Blaak, sino a Lotte Kopecky, un anno fa. Kopecky e van Vleuten hanno già detto che saranno al via per vincere perché la Strade Bianche è una di quelle corse che è da inizio anno che le vuoi correre. Lo hanno detto entrambe, quasi con le stesse parole.

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