Com'è andata la 12a tappa del Tour de France

Marc Hirschi è un ciclista liquido

Giovanni Battistuzzi

Lo svizzero vince a Sarran la sua prima corsa in carriera con un assolo di quasi una quarantina di chilometri

Marc Hirschi è un corridore liquido. Si adatta ai terreni differenti che il ciclismo offre, non li doma, li occupa, ne assume forma e dimensioni. Normale per uno che a vederlo pedalare sembra un'estensione perfettamente riuscita della bicicletta: grazia e leggerezza, cioè naturalezza, quella che Pierre Chany considerava la caratteristica migliore di un ciclista.

 

 

Marc Hirshi è liquido e ha bisogno di spazi da occupare. Spazi liberi come quelli nei quali girovaga il Tour de France. Spazi liberi come quelli pirenaici (domenica a Laruns ha provato, riuscendoci, a propagarsi tra i Pirenei, ma è stato arginato da quattro dighe enormi come Tadej Pogačar, Primoz Roglic, Egan Bernal e Mikel Landa; in ogni caso si era piazzato terzo). O quelli del Limusino: diciassettemila chilometri quadrati di campi, collinette e montagnole, con la densità di abitanti minori di Francia (a eccezione della Corsica). Spazi nei quali giravano liberi cavalli che i Merovingi consideravano figli del dio del vento e che i carolingi iniziarono a domare, non senza difficoltà. Forza e resistenza superiori a molte altre razze, tanto da poter trascinare carrozze più lunghe e più comode: le limousine, quelle che con un motore di molti più cavalli divennero simbolo della sciocca ostentazione dell'occupazione degli spazi urbani.

 

 Foto Ansa

 

Hirschi una limousine non lo è. È una cascata, o forse un torrente di montagna: ogni tanto si ingrossa e si impossessa di quello che vuole. A Laruns aveva capito che una tappa al Tour de France non gli sarebbe dispiaciuta e che, soprattutto, le sue gambe erano quelle buone per conquistarla. Alla prima occasione l'ha fatto. Poi, essendo liquido, non è riuscito ad arginare le lacrime, mentre cercava parole che non riusciva a trovare, che gli sfuggivano come lui era sfuggito al gruppo: con naturalezza, come fosse la cosa più normale del mondo. E se la prima vittoria tra i professionisti la conquista al Tour de France è la cosa più normale del mondo non riuscire a trovare le parole.

  

Nel Limosino invece le parole le hanno trovate in tanti. Secoli fa, in versi e in lingua d'oc, i trovatori, che in questa parte d'Occitania cantavano storie d'amore e di guerra. Erranti, giravano tra corti e castelli, mercantando poesie. Poi i signori diventarono sempre meno, Limonges, la capitale della regione, divenne sempre più periferia e a scrivere in queste zone arrivarono altri: soprattutto anarchici che qui speravano di sfuggire all'autorità che non riconoscevano. Jean Chazelas qui rimase per decenni tra una bomba e l'altra, tra Parigi e la California, all'inseguimento di qualche battaglia che avrebbe perso. Il Capi qui scrisse "che la legge mai può esser giusta se non viene da cuore e cervello, perché cuore e cervello devono indirizzarti alla legge che tu devi seguire". Hirschi ha seguito l'esempio dell'anarchico Chazelas, ha costituito la sua regola, l'ha seguita fino in fondo.

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