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Giro di Doha

Un paese con il reddito di cittadinanza non è pronto alle prove multiple

In Italia i multiplisti, invece che supereroi, vengono considerati come atleti mediocri in ogni disciplina. Perché trovarli e allenarli è dannatamente difficile

4 Ottobre 2019 alle 09:34

In un paese con il reddito di cittadinanza, non siamo pronti alle prove multiple

Niklas Kaul a Doha (foto LaPresse)

La notte di Doha ha incoronato il re del decathlon, il tedesco Niklas Kaul, che a 21 anni con 8691 punti diventa il “Superman” sulla vetta del mondo. Lo so, non avevamo azzurri in questa gara (purtroppo), ma la natura del tutto peculiare delle prove multiple, del decathlon in questo caso, merita attenzione. In Italia, purtroppo, non esiste una diffusa cultura delle prove multiple, e questo non solo è un peccato ma è un peccato molto dannoso perché mentre all’estero le prove multiple sono considerate un’ottima disciplina formativa per i piccoli e, per i più dotati, una specialità da continuare a praticare da grandi, nel nostro paese c’è il problema culturale che si considera il multiplista un atleta “che non è molto bravo in nulla”.

 

È un po’ la specialità del nostro amato paese sminuire le cose che non ci riescono particolarmente bene, perché non c’è niente di più falso di credere che un decatleta o un’eptatleta sia un atleta mediocre nelle singole specialità. Vi faccio un esempio: il decatleta campione olimpico di Londra e di Rio, Ashton Eaton, ha saltato in carriera 8,23 m di lungo, corso i cento in 10”21 ed i quattrocento in 45” netti. Vogliamo parlare di un’eptatleta? Austra Skujyté, lituana, primatista mondiale, lancia il peso a 17,86 m e tanto per rendervi l’idea salta in alto 1,92m e in lungo 6,34. È evidente che stiamo parlando di supereroi venuti dallo spazio, basta una minima cultura atletica per capire che se la stessa persona riesce a lanciare il peso ed a saltare in alto in modo eccellente è detentrice di superpoteri, e allora mi chiedo: perché in Italia viene considerata una specialità per atleti mediocri?

 

Vi dico cosa penso: perché è dannatamente difficile. È difficile trovare un superman o una wonder woman ed è ancora più difficile allenarli, perché semplicisticamente verrebbe da pensare che per ogni specialità un atleta possa rivolgersi ad un bravo allenatore che la segue. No, sbagliato. Allenare le prove multiple è una scienza, una specie di ricetta difficilissima da realizzare con un’infinità di ingredienti da dosare con una precisione maniacale, senza contare che servono strutture attrezzate di tutto punto per spaziare dal lancio del disco al salto con l’asta. Facciamo uno sforzo di fantasia per rendere comprensibile che delirio è la vita del multiplista, ed applichiamo il concetto alla vita di tutti i giorni: sarebbe come se per avere lo stipendio a fine mese dovessi fare la prima settimana il ragioniere, la seconda il medico, la terza il pasticcere e la quarta il pittore. Perché vi assicuro, lo dico da ex lanciatrice, tra il salto in alto ed il lancio del peso, tra i 110m ad ostacoli ed il salto con l’asta c’è la stessa differenza che c’è tra fare il pasticcere e fare il medico. E diciamolo, in un paese con il reddito di cittadinanza, forse, non siamo ancora pronti alle prove multiple.

Silvia Salis

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Commenti all'articolo

  • ar1ar50

    04 Ottobre 2019 - 19:07

    Pezzo da diffondere nelle scuole e da far leggere obbligatoriamente agli insegnanti di educazione fisica (si dice ancora cosi?) ai genitori e a tutti gli "sportivi" da bar. Obbligatoriamente.

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  • dzinza

    04 Ottobre 2019 - 11:11

    Standing ovation!

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