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La rivincita di Zaza

L'attaccante torna in campo con la maglia del Torino e segna la sua prima rete in serie A dopo un anno dall'ultimo gol 

1 Ottobre 2018 alle 09:03

La rivincita di Zaza

Foto LaPresse

Simone Zaza non segnava in serie A dal primo maggio 2016. Un gol al Carpi in una vittoria della Juventus per 2-0. Possono bastare questi due dati per capire il significato della sua prima rete stagionale in campionato: perché è trascorso quasi un anno e mezzo da quel giorno e perché la maglia ha un altro colore, quello del Torino. I passaggi di giocatori dal bianconero al granata non sono mai stati semplici nella storia (per tacere di quelli sul tragitto opposto, spesso abortiti per sollevazioni dei tifosi: basti citare Gigi Meroni), eppure quello di Zaza è stato un nome subito bene accetto dalla piazza. Vuoi perché c'era da recuperare un minino di orgoglio dopo che nella Torino bianconera era approdato Cristiano Ronaldo, se non il più forte di tutti, almeno uno dei più forti di tutti. Vuoi perché Zaza ha sempre rappresentato sul campo alcuni dei valori che hanno costruito la storia granata, come la determinazione e la voglia di non arrendersi mai.

  

Lo si è visto nei minuti che Walter Mazzarri gli ha concesso a Verona, con una prova che ha rivitalizzato una partita sonnolenta. Avversari inseguiti, assist ai compagni e azioni dettate a chi aveva palla tra i piedi, come il movimento che ha portato alla vittoria in casa del Chievo. Una prestazione che non solo ha significato i tre punti ma che si è anche trasformata in un messaggio significativo all'allenatore. Perché Mazzarri, in questo momento, si trova nella stessa condizione in cui si trovava Gian Piero Ventura ai tempi della Nazionale: aveva tra le mani due ottimi attaccanti, come Andrea Belotti e Ciro Immobile, e voleva farli giocare assieme. Il problema era che l'ex ct provava e riprovava senza riuscirci, anche perché i due si erano evoluti in un ruolo che li vedeva esaltarsi da punta unica.

 

Come sia andata con l'Italia, lo sappiamo tutti: Belotti e Immobile mai decisivi, qualificazione mondiale fallita dopo sessanta anni e Ventura a casa. Come stia andando al Torino lo vediamo tutti, con un Mazzarri che, al momento, non punta con decisione sulla coppia là davanti. Pure in casa del Verona è stato così, fino a quando l'ingresso di Zaza – e con Belotti in campo – ha dato i frutti sperati. Quanto possano far bene assieme, lo si è benissimo visto sul gol. Belotti si allarga sul contropiede, facendo allentare la guardia su Zaza, che ha il tempo di liberarsi, segnare e, alla fine, avvisare: “Non è vero che sono incompatibile con altri attaccanti”.

  

Lui ha una voglia matta di recuperare il tempo perduto. Quello sprecato soprattutto alla Juventus, dove si accomodava regolarmente in panchina dopo essere arrivato dal Sassuolo nel 2015 con un carico di undici gol. Tutto questo non bastava a Massimiliano Allegri, con il risultato di spingere Domenico Berardi, compagno di squadra di Zaza in Emilia, a dire no alla Juventus per il timore di non giocare quasi mai. E per l'attaccante non era di consolazione neppure la Nazionale, dove Antonio Conte lo schierava con Graziano Pellé. Se aveva salutato il bianconero sottotono, ben più fragoroso era stato il congedo con l'Italia all'Europeo 2016, con un'eliminazione ai rigori contro la Germania firmata proprio dalla coppia Zaza&Pellé, dopo due trasformazioni fallite e passate alla storia del calcio come i tentativi più maldestri mai visti dagli undici metri. Nel frattempo l'attaccante ha saputo ritrovarsi a Valencia, senza piangersi addosso come fanno molti italiani all'estero. Prestazioni positive e tredici gol hanno convinto anche il risparmioso Urbano Cairo a spendere qualcosa per averlo. Il resto deve farlo Mazzarri nel convincersi a puntare con decisione sui quei due in prima linea. Dopo una mezz'ora ben giocata in casa del Chievo, sarebbe oltremodo delittuoso non sfruttare la voglia di rivincite di Zaza.

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