Dal cuoio alla tecnologia incorporata: l'evoluzione del calcio attraverso il pallone

Così è cambiata la palla dei Mondiali dalla prima edizione del 1930 in Uruguay sino a quella che inizia oggi in Russia

14 Giugno 2018 alle 12:17

I cambiamenti dei palloni utilizzati durante la Coppa del Mondo sono un modo per raccontare in breve la storia delle venti edizioni dei Mondiali sinora disputate. Un viaggio che inizia con la Pelota Argentina del 1930 usata in Uruguay durante il primo tempo della finale (nel secondo venne invece calciato il Model T) e che per ora si conclude con il Telstar 18 che verrà utilizzato in Russia.

   

Fino al 1970 il materiale con cui erano fabbricati i palloni era il cuoio. Solo dall'edizione tedesca del 1974, con il Telstar Durlast, si è passato al sintetico.

Di pelle erano realizzati i primi due palloni della storia della Coppa del Mondo, il Federale 102 dei Mondiali giocati in Italia nel 1934, il Coupe du Monde Allen di Francia 1938, entrambi vinti dalla Nazionale italiana, quello di Brasile 1950, e quelli sino al  1970, anno nel quale Adidas ha ottenuto l'esclusiva della produzione, iniziando così l'epoca moderna dei palloni da calcio: il Telstar, utilizzato per la Coppa del Mondo messicana di quell'anno fu infatti il primo pallone con i dodici pentagoni neri su sfondo bianco. Solo da Francia 1998 il bianco e il nero andarono in pensione e le sfere iniziarono a colorarsi.

 

Nel 2006 per la prima volta i palloni delle partite divennero personalizzati. Sulla superficie veniva stampato di volta in volta il nome dello stadio e delle squadre che si affrontavano. Durante la finale Italia-Francia venne utilizzata la versione dorata del Teamgeist Berlin.

 

Il bianco e il nero torneranno a essere i colori del pallone di Russia 2018. Da oggi, giorno in cui verrà dato il via alla ventunesima edizione dei Mondiali, le squadre calceranno una palla che richiama quella usata nel 1970, anche se con una nuova veste grafica, una stampa metallica con un effetto texturizzato, ma senza perdere il senso dell'estetica tradizionale. L'innovazione sarà all'interno della sfera: un chip integrato infatti permetterà di interagire con gli smartphone.

  


Questo articolo fa parte del progetto di alternanza scuola-lavoro che il Foglio ha attivato con l'Istituto Sant'Anna Giulia Falletti di Barolo ed è stato scritto da Arianna Appolloni, Davide Di Filippo e Alessia Sabatino.  

 

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