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facce da mondiali

Ora non chiamatelo più "il fratellino"

Nikola Vlasic aspetta ancora il suo primo Mondiale. Dopo il passaggio dall'Hajduk Spalato all'Everton sarebbe il secondo passo nella rincorsa alla sorella Blanka 

16 Giugno 2018 alle 06:08

Ora non chiamatelo più "il fratellino"

Blanka Vlasic e Nikola Vlasic

Era la fine di agosto del 2009 quando si presentò al primo allenamento con la nuova squadra. L'allenatore mise tutti in fila e iniziò a chiamarli uno per uno. Nome, cognome, quattro parole per presentarsi. Quando toccò a lui qualcuno sorrise, qualcun altro borbottò qualcosa, più di uno lo guardò curioso. "Vlasic come quella figa dell'atleta?". "E' mia sorella". Per poco si sfiorò la rissa. Ci fu chi tra i suoi compagni lo soprannominò per scherno "il sorellino". Durò poco.

 

Perché Nikola Vlasic è ancora "fratello di". E non solo in Croazia. Perché Blanka, due ori e due argenti mondiali nel salto in alto, è ancora un'istituzione sportiva, un'atleta che compete in fama con Modric e compagnia. Soprattutto perché Nikola ha poco più di 21 anni, un talento che promette molto, ma ancora tanto da dimostrare.

 

Quando Ronald Koeman, ex difensore della nazionale olandese degli anni Ottanta e Novanta, lo vide giocare per la prima volta con l'Hajduk Spalato non aveva nemmeno 17 anni. Segnò il suo nome sul taccuino, prima di andare a parlare con il responsabile del mercato della sua squadra di allora, il Southampton. Era il 2016 e tutto si concluse con un nulla di fatto. La società dell'Hampshire giudicò eccessiva la richiesta di quattro milioni da parte dei croati e Nikola disse di non voler partire. Colpa di Blanka: "Mia sorella deve allenarsi in vista per le Olimpiadi di Rio ed è meglio che non abbia preoccupazioni".

 

 

Koeman si dimenticò di lui. Ma quando nell'agosto del 2017 se lo trovò contro in Europa League quel nome scritto anni prima su di un taccuino gli ritornò in mente: "E' uno dei migliori talenti che ci sono in Europa", disse alla dirigenza. "È uno di quei giocatori che possono scrivere pagine importanti della storia dell'Everton. Penso che possiamo fare grandi cose insieme", ribadì alla Bbc.

 

 

L'Everton, il club che allenava, si decise a prenderlo sborsando 8 milioni di sterline all'Hajduk. Non se ne pentirono i Toffees. Almeno non del croato che dispensò dribbling e colpi di classe sulle fasce, ma a intermittenza. Per il tecnico olandese il discorso è diverso: cacciato il 23 ottobre dopo la sconfitta per 5-2 contro l'Arsenal e aver conquistato otto punti in nove gare. "E' giovane e al primo anno in Inghilterra", dirà Sam Allardyce, il tecnico che ha sostituito Koeman sulla panchina dell'Everton. In poche parole: il ragazzo è valido ma ho altre idee tattiche, quindi starà fuori.

 

Vlasic fa tanta panchina, indossa più il giaccone che la maglietta. Ma quando entra in campo non si limita mai al compitino. Contro il Newcastle gioca ventinove minuti, fa due doppi passi che mettono a sedere i marcatori, sfiora il gol con un tiro da fuori aerea, mette due volte i compagni davanti al portiere. Poi manda a quel paese Allardyce per un rimprovero e non gioca un mese. Un avvertimento che però il giovane non coglie. Il 20 gennaio parte titolare con il West Bromwich Albion, ma dopo un primo tempo da comparsa battibecca ancora con il tecnico e viene lasciato negli spogliatoi. Questa volta non gioca per due mesi. L'acquisto di Theo Walcott e il rientro Yannick Bolasie gli chiudono gli spazi. Rientra nelle ultime tre partite e si fa apprezzare anche dall'allenatore che dirà: "Ha capito gli errori. E' un buon segnale per il prossimo anno". Toccherà però al portoghese Marco Silva decidere. Il tempo di Allardyce ai Toffees è finito, con la fine del campionato è arrivato l'esonero. E per Vlasic, forse, questa è una buona notizia.

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