Immobile come Mancini, 18 anni dopo

Immobile agguanta il pareggio contro il Cagliari con uno spettacolare colpo di tacco al volo. Salva la Lazio e fa rivivere i momenti magici di un gol molto simile, quello di Roberto Mancini contro il Parma. Era il 1999

12 Marzo 2018 alle 08:00

Ciro come il Mancio, 18 anni dopo

Ciro Immobile esulta dopo il gol segnato al Cagliari (foto LaPresse)

Diciotto anni sono passati, eppure sembra ieri. Oggi Roberto Mancini allena lo Zenit San Pietroburgo, con vista sulla panchina dell'Italia, mentre Sinisa Mihajlovic si gode un riposo forzato, dopo la dimenticabile esperienza con il Torino. Sono stati i protagonisti di un gesto entrato nella memoria collettiva, grazie a una televisione che stava diventando sempre più invadente, rendendo patrimonio comune ciò che un tempo era esperienza di pochi. Si gioca Parma-Lazio, all'epoca squadre di alto profilo grazie ai bilanci drogati dagli investimenti di Calisto Tanzi (Parmalat) e Sergio Cragnotti (Cirio). Sul campo si muovono campioni e sugli spalti godono i tifosi, gli uni e gli altri ignari dello sfascio cui sarebbero andati incontro i club qualche tempo dopo. Quel 17 gennaio 1999 Mihajlovic va sulla bandierina e calcia da sinistra una delle parabole che solo lui sapeva disegnare, in area Mancini va incontro al pallone e lo deposita in porta con un colpo di tacco in volo. Meglio: con una deviazione a tutto piede, data con la suola della scarpa. Era il penultimo atto di una carriera che aveva raccolto meno di quanto avrebbe meritato: nella stagione successiva – a oltre 35 anni – sarebbe arrivato il secondo e ultimo scudetto.

 

 

Diciotto anni dopo è un altro giocatore della Lazio a regalare una emozione simile. Di Ciro Immobile abbiamo già detto e scritto di come stia vivendo un momento senza eguali, rovinato soltanto dalla mancata qualificazione al Mondiale. A Cagliari ha azionato la macchina del tempo all'ultimo istante utile, quando pensava di aver incassato una nuova beffa sull'asse arbitri-Var (vedi un rigore solare negato). Si è gettato sulla palla buttata in area da Felipe Anderson senza neppure tanta convinzione: stessa gamba di Mancini (la destra) e stesso tipo di movimento, con la torsione necessaria per colpire con la pianta del piede, dopo uno scatto secco del ginocchio. Un gesto che ha originato una traiettoria maligna, andata a infilarsi sotto la traversa per il giusto 2-2.

 

 

Un colpo di tacco che ha evitato alla Lazio una nuova delusione, dopo quelle in serie sui tre fronti in cui era impegnata: l'eliminazione ai rigori dalla semifinale di Coppa Italia con il Milan, la sconfitta a tempo scaduto in casa con la Juventus in campionato e il pareggio, ancora all'Olimpico, con la Dynamo Kiev in Europa League. Con gli ucraini Immobile era stato fermato dal palo, sempre all'ultimo secondo del match, a Cagliari la storia è cambiata. Quella della Lazio, non quella del centravanti, entrato di diritto tra coloro che hanno lasciato un segno non indifferente nel calcio: dalla deviazione beffarda di Roberto Bettega in un Milan-Juventus che i tifosi rossoneri ricordano bene ancora quasi mezzo secolo dopo, al “tacco di Allah” con cui Rabah Madjer regalò al Porto la Coppa dei Campioni 1988, svelando al mondo come pure in Algeria si giocasse a pallone, per arrivare fino ai gol in stile taekwondo di Zlatan Ibrahimovic. Un colpo di tacco che non appartiene “naturalmente” a Immobile, bomber più di fatica che di fantasia, ma che va a rendere ancora più scintillante una stagione in cui, con 24 gol, sono già stati demoliti i primati in fatto di realizzazioni. E peccato che, rispetto a quanto capitato a Mancini, la conquista del campionato sia destinata a restare un'ipotesi non realizzabile: vuoi per il cannibalismo della Juventus, vuoi per il sano realismo di Claudio Lotito. Poco male. Gli scudetti non arriveranno, ma le società almeno non rischiano di sparire dall'oggi al domani.

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