Perché l'acquisto del Milan da parte dei cinesi è un affare di stato

Fininvest ha raggiunto l'accordo per la cessione del club per 740 milioni di euro a una cordata cinese. Tra i compratori c'è anche il fondo statale per lo Sviluppo e gli investimenti. I piani di Xi Jinping e l'importanza del calcio per il governo di Pechino.
Perché l'acquisto del Milan da parte dei cinesi è un affare di stato

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Dopo trent'anni il Milan passerà di mano. La Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi, ha raggiunto l'accordo con una cordata cinese per la cessione del 99,93 per cento delle quote societarie per 740 milioni di euro, cifra comprendente dei 220 milioni di debiti del club rossonero. Il contratto preliminare è stato firmato nella tarda mattinata, il comunicato ufficiale da parte di Fininvest è arrivato poco dopo: "Con l'accordo gli acquirenti si impegnano a compiere importanti interventi di ricapitalizzazione e rafforzamento patrimoniale e finanziario, per un ammontare complessivo di 350 milioni di euro nell'arco di tre anni, di cui 100 miloni da versare al momento del closing", closing che dovrebbe arrivare, al più tardi, a dicembre.

 

Silvio Berlusconi non sarà più il presidente dei rossoneri. Si chiude così il periodo più ricco di trofei della storia del club. Da quando il 20 febbraio 1986 il Cav. acquistò il Milan da Rosario Lo Verde – che tra gennaio e marzo di quell'anno aveva sostituito alla guida della società l'imprenditore Giussy Farina – il Diavolo ha conquistato otto scudetti, cinque tra Coppe dei Campioni e Champions League, due Coppe Intercontinentali, un Mondiale per club, una Coppa Italia e altri 11 trofei nazionali e internazionali.

 

A subentrare alla famiglia Berlusconi sarà un gruppo di imprenditori cinesi guidati dalla Sino-Europe Investment Management Changxing, una società veicolo nella quale rientrano la Haxia Capital, il fondo statale per lo Sviluppo e gli investimenti e Yonghong Li, il manager che ha condotto di persona le operazioni di acquisto. Li è un imprenditore attivo in diversi settori, prevalentemente in quello real estate, e, secondo quanto apprende il Foglio, vicino all'establishment di Xi Jinping.

 

Le trattative sono state rapide e sono durate appena cinque giorni: il 31 luglio infatti era scaduta l'esclusiva con la cordata capitanata da Sonny Wu e rappresentata da Sal Galatioto e Nicholas Gancikoff. Cinque giorni appena, ma Yonghong era da tempo che lavorava da all'acquisto. Fred Hellberhaum, manager brasiliano di origini tedesche dal 2012 consulente di diverse squadre della Chinese Super League, ha indicato come "Yonghong già nel 2013 aveva chiesto informazioni a proposito del valore del Milan per acquisirne la competa proprietà". Un'eventualità, quella della cessione del 100 per cento del pacchetto azionario, divenuta possibile solo nell'ultimo mese. Ed è stato proprio questo cambiamento di rotta della dirigenza rossonera a rendere possibile il ritorno di fiamma e a far naufragare la compattezza della cordata precedente. Come indicato dal giornalista Marco Bellinazzo, esperto di calcio e finanza, sul Sole "ci sono stati forti contrasti tra i partecipanti al fondo alcuni dei quali hanno minacciato di ritirarsi, altri non avrebbero dato disponibilità ad aumentare la quota di partecipazione di fronte alla necessità di rilevare subito non più l'80 ma il 100 per cento".

 

La possibilità di acquisire in toto il club ha infatti "permesso all'Haxia Capital di muoversi in prima persona", dice Hellberhaum. "Ovviamente non avrebbe potuto farlo con Galatioto e Gancikoff, poiché all'interno del loro gruppo di acquirenti c'erano alcuni imprenditori considerati inaffidabili al governo centrale". E qui è rientrato Yonghong. Fonti del Foglio suggeriscono che nella Sino-Europe Investment Management Changxing, rientrino capitali di alcuni dei gruppi disposti a investire già con la cordata precedente e alcuni altri a controllo statale.

 

L'interesse cinese per il Milan era già stato spiegato da Fred Hellberhaum su queste colonne a luglio e riguarda sia il ritorno di immagine e di prestigio che la Cina avrebbe nel riportare al successo i rossoneri, sia soprattutto la partnership tattica e tecnica che il club di via Aldo Rossi garantirebbe alla crescita del panorama calcistico di Pechino e dintorni: "Il governo cinese è desideroso di avere un avamposto calcistico commerciale in Europa, un hub che possa permettere la crescita non solo di rapporti economici, ma soprattutto che possa dare un grande aiuto all'evoluzione vincente dello sport nel paese", dice Hellberhaum. "Al momento in Cina ci sono circa 800 mila tesserati e un milioni e mezzo scarso di persone interessate al calcio. E una guida cinese al Milan, che è nel paese il secondo club più conosciuto dopo il Manchester United, potrebbe far accelerare l'innamoramento a questo sport. E questo è uno dei principali obiettivi del governo".

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