110 milioni di euro per Pogba sono pochi

Il centrocampista francese è ormai prossimo all'addio alla Juventus. Ecco perché la cifra che sborserà il Manchester United non è né assurda né fuori mercato (per loro). Basta fare i conti in tasca al club inglese per capire la fattibilità dell'operazione (e la miseria del nostro calcio)
110 milioni di euro per Pogba sono pochi

Paul Pogba (foto LaPresse)

Welcome back. Lo striscione è già pronto, alla faccia della scaramanzia che va per la maggiore in Italia. I tifosi lo hanno mostrato a Sky News mercoledì sera e sarà appeso a breve, si parla di pochi giorni, fuori dalla loro casa, l'Old Trafford. Là fuori lo saluteranno di nuovo. Questa volta arrivo, non partenza. Perché il viaggio Torino-Manchester per Paul Pogba sarà riedizione di quello del 3 agosto 2002. La direzione questa volta sarà opposta. Allora partì per vestire bianconero a parametro zero, complice il litigio con il rais di allora, sir Alex Ferguson, che non poteva tollerare la voglia di ribalta del giovane francese a scapito dei compagni. Nei prossimi giorni tornerà invece per indossare di nuovo ancora la casacca del Manchester United, vestita solo tre volte, con 178 partite e 34 gol nel pedigree bianconero e circa 110 milioni di euro in meno nelle casse dei Red Devils.

 

 

Pur di assecondare il volere del neo tecnico José Mourinho, i dirigenti del Manchester hanno deciso di non tirarsi indietro alle esose richieste bianconere. Centodieci milioni di euro, questa al momento l'offerta dei Red Devils – che può crescere di un'altra mezza dozzina di milioni –, è la cifra più alta mai sborsata da una squadra di calcio per un giocatore. Nel 2013 il Real Madrid, il club più ricco al mondo secondo la classifica di Forbes, per strappare Gareth Bale al Tottenham si era fermato a 101 milioni di euro. Lo United l'anno successivo aveva invece staccato un assegno di 75 milioni per tesserare Angel Di Maria (ottavo trasferimento più danaroso della storia) all'epoca centrocampista proprio dei Blancos. Di più non aveva azzardato nonostante i 341.6 milioni di euro spesi nelle ultime due stagioni – quelle della rifondazione post èra Ferguson – a fronte dei 150.8 milioni di euro incassati dalle cessioni.

 

Cifre che sembrano esorbitanti, assurde, ma che sono perfettamente proporzionate alle possibilità di spesa di un club che ha un valore economico – calcolato da Forbes – di 3.32 miliardi di dollari, terzo club calcistico più ricco al mondo, dietro a Real Madrid (3.65 mld) e Barcellona (3.55) e che, soprattutto, aumenta le proprie entrate molto più delle rivali europee.

 

 

 

Se nelle competizioni nazionali e continentali il Manchester United non è riuscito a ripetere i risultati del suo recente passato – nelle ultime dieci stagioni ha conquistato tre Premier League, una Champions League (più una finale persa) e una coppa nazionale – a livello finanziario i Red Devils hanno costantemente aumentato i propri ricavi.


Una crescita dovuta in particolare all'aumento delle sponsorizzazioni e delle vendite del merchandising ufficiale. Una crescita figlia di un marchio diventato ormai globale, che conta tifosi dal Nord America all'Oceania e che ha conquistato tifosi come nessun'altra squadra al mondo nel mercato asiatico, l'ultimo e più remunerativo bacino di appassionati. Nel primo trimestre del 2016 le entrate commerciali relative alla vendita di maglie, sciarpe, cappelli e oggettistica griffati Manchester United hanno fruttato 24.4 milioni di sterline, il 32.1 per cento in più del primo trimestre del 2015. Il mercato dell'estremo oriente è cresciuto del 41 per cento. E il trend è positivo. Con l'acquisto di Paul Pogba i Red Devils dovrebbero veder lievitare ulteriormente le entrare. Le stime fatte da un società inglese di analisi di mercato, la Fma, ha stimato che l'accoppiata Pogba-United potrebbe generare un incremento del giro d'affari legato al merchandising di quasi 15/17 punti percentuali, che se sommato all'aumento del 26.6 per cento stimato dal club porterebbe i ricavi annui di questo settore a oltre 130 milioni di sterline. In pratica il costo del cartellino del giocatore originario della Guinea e parte del suo ingaggio verrebbero pagati dai fan dei Diavoli rossi.

 

E non è tutto.

 

Nella prima trimestrale 2016 il Manchester United aveva inoltre incassato 29.8 milioni di sterline dai matchday (biglietti più pacchetti speciali per tifosi facoltosi), segnando il 16.9 per cento in più rispetto allo stesso trimestre 2015. Una cifra che con l'arrivo del centrocampista francese potrebbe aumentare, secondo i calcoli dell'Fma, di altri 8.5 punti punti percentuali rispetto alla crescita stimata a inizio stagione del 4,5. In totale quindi altri 15 milioni di sterline da mettere a bilancio, oltre alla dozzina che entrerebbero da nuovi sponsor commerciali. E senza contare l'altra decina di milioni di euro che i Red Devils ricaverebbero nelle tournée in America e in Asia da aziende e televisioni desiderose di accaparrassi l'esclusiva del secondo debutto della Piovra in maglia rossa.

 


L'Old Trafford durante la partita contro il Bournemouth dello scorso campionato, non certo una dei club più forti della Premier League, si è riempito all'85 per cento della propria capienza (foto LaPresse)


 

Cifre queste che stonano con i pochi milioni di euro, i parametri zero (acquisto di giocatori senza contratto), i prestiti con diritto di riscatto che girano nel calciomercato italiano, ormai distante anni luce, Juventus a parte, di attrarre pubblico sia nazionale che internazionale.

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