La Cina continua a fare acquisti nel calcio europeo. Ma non sono solo i soldi a convincere i giocatori

Lo Jiangsu Suning Fc ha versato nelle casse dello Shakhtar Donetsk 50 milioni di euro per Alex Texeira. Ma oltre al fattore economico a richiamare gli atleti in estremo oriente ci sono gli interessi commerciali dei fondi d'investimento che curano la procura dei calciatori.

9 Febbraio 2016 alle 18:07

La Cina continua a fare acquisti nel calcio europeo. Ma non sono solo i soldi a convincere i giocatori

Prima Gervinho: 18 milioni di euro. Poi Ramires: 28 milioni. Infine Jackson Martinez: 42 milioni. L'attaccante colombiano ex di Porto e Atletico Madrid doveva essere l'ultimo tassello della migrazione dall'Europa alla Cina di giocatori di prima fascia, di calciatori che non avrebbero fatto fatica a trovare un posto da titolare nelle maggiori squadre europee. Poi nello scorso fine settimana ha fatto le valigie anche il trequartista dello Shakhtar Donetsk Alex Texeira: 50 milioni di euro dal Jiangsu Suning Fc e accordo raggiunto in poche ore. Il Liverpool c'aveva messo due settimane per imbastire la trattativa, per limare offerta al club e al giocatore. Affare fatto, si era detto in Ucraina e in Inghilterra, salvo poi accorgersi dell'impossibilità di completare le pratiche di tesseramento nella sessione invernale di mercato e congelare tutto sino a luglio. Congelamento che si è subito sciolto con l'ingresso in scena della squadra di Nanchino che ha staccato un assegno di 50 milioni al club e ha assicurato 12 milioni di euro netti a stagione al giocatore.

 


Alex Texeira e Jackson Martinez gli ultimi due acquisti milionari della Chinese Super League


 

E' quello che il Sun ha definito "The Great Houl of China", il grande bottino cinese: un totale 308 milioni di euro di acquisti nella sessione invernale di mercato diretti principalmente in Europa.

 

 

 

Non è la prima volta che giocatori europei e sud americani lasciano in massa il Vecchio Continente per cercare fortuna all'estero. Negli anni Sessanta aveva iniziato l'America: Pelé, Cruijff, Beckenbauer, Carlos Alberto, Chinaglia, per citarne solo alcuni, avevano compiuto il viaggio transoceanico. Ci furono poi gli emirii arabi e poi ancora l'America negli anni Duemila: da Beckham a Pirlo, molti furono i campioni a decidere di giocare oltreoceano. Tutti però giocatori a fine carriera, attirati più dai ricchi ingaggi che da possibili sviluppi futuri.

 

Se infatti la Mls (Major League Soccer) è stata approdo di campioni sbarcati negli States a oltre trent'anni e con un mercato limitato, discorso differente va fatto per la Chinese Super League. I nuovi acquisti sono tutti under-30 e dall'elevata capacità di contrattazione. Jackson Martinez era stato vicino al Milan in estate, ha avuto sondaggi da Chelsea e Manchester United; Alex Texeira oltre al Liverpool ha ricevuto offerte da Juventus e dall'Atletico Madrid; Ramires era nei piani di Arsenal, Atletico Madrid e Bayern Monaco. La loro è stata una scelta, dettata sia dai contratti milionari – molto più alti della media di quelli che possono permettersi la maggior parte dei club continentali in questo periodo di Fair-play finanziario –, sia dalla possibilità di essere stelle assolute di un campionato in rapidissima ascesa, finanziariamente florido e dalle possibilità quasi illimitate. I club della Chinese Super League infatti nel 2015 hanno registrato un fatturato totale di circa mille milioni di euro. Dimezzando così la distanza dai primi cinque campionati calcistici al mondo.

 

 

 

Un campionato solido, che tratta i suoi migliori giocatori come divi con tanto di case in regalo, auto e autisti, aerei ed elicotteri, un posto da titolare assicurato e un bacino di tifosi in continua ascesa stanno iniziando a convincere anche i più scettici della bontà del progetto cinese.

 

E quindi perché non la Cina?, si chiede Rob Huges sul New York Times. Perché non provare "un campionato che ti permette di non uscire mai dal bozzolo dorato che circonda i giocatori, a meno che non siano gli stessi a non volerlo", senza che il loro posto venga messo in dubbio, senza avere la pressione di un top club e "di un allenatore che possa mettere a rischio la carriera"?

 

Tutte domande sensate, che stanno convincendo sempre più giocatori a seguire la strada dell'Oriente, rafforzando in questo modo il progetto politico-sportivo del presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jinping.

 

[**Video_box_2**]Domande che però non tengono in considerazione un fattore determinante: l'importanza dei fondi d'investimento calcistico. Ad aver scelto la Cina sono stati soprattutto giocatori sudamericani, brasiliani in primis. Il perché di questa migrazione va ricercata nel rapporto privilegiato dei club della Chinese Super League con alcuni dei più influenti gruppi di intermediazione sportiva del Sud America. La maggior parte dei nuovi acquisti dei club cinesi infatti sono gestiti dal fondo Europe Sports Group e dalla Kirim Soccer, due società che acquistano quote maggioritarie dei cartellini dei giocatori migliori del campionato brasiliano in giovane età, ne curano la procura e ottengono importanti percentuali di guadagno dalla vendita dei loro assistiti. Questi due gruppi hanno notevoli interessi nel far progredire il calcio in Cina dato che negli ultimi anni oltre alla compravendita di calciatori hanno aiutato i club della Chinese Super League nella creazione di scuole calcio in Brasile e nelle gestione di tournée estive di squadre carioca in Estremo Oriente e viceversa. Il tutto con la benedizione del governo cinese che vede in questa partnership commerciale uno dei principali motori di sviluppo del movimento calcistico del paese.

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