Meglio il tennis truccato della serie A di Holly e Benji

Cartoni poco animati. Per sconfiggere la noia di un campionato in cui le squadre si scansano e i giocatori non esultano, la si butta su “Holly e Benji”. Per fortuna c’è la Premier League, che magari è pure truccata, ma in modo ottimo.
Meglio il tennis truccato della serie A di Holly e Benji

Rooney e Henderson si fermano all’istante: Chloe Goodman si è voltata e loro due non vogliono farsi eliminare nella sentitissima gara a “1,2,3, stella!” (LaPresse)

Liverpool. Avendo probabilmente finito le minorenni da importunare, alla Bbc hanno messo a segno uno scoop che ieri apriva gran parte dei siti di notizie, e che mi ha fatto andare di traverso il rum di metà mattinata. Non si tratta di calcio, ma di un altro degli sport che noi abbiamo inventato e fatto diventare grandi senza trasformarlo in pagliacciata come avrebbero fatto gli americani: il tennis. Secondo le carte lette dai giornalisti della Bbc 28 giocatori di alto livello avrebbero truccato alcune partite, anche di tornei importanti (“Wimbledon!”, shame) per favorire alcuni scommettitori russi, siciliani e del nord Italia. A quel punto sono passato alla vodka. Naturalmente non c’è nulla di certo, a parte un paio di nomi di ex tennisti. C’è molta indignazione, molto scetticismo e molto menefreghismo. Anche se non è sport di contatto, il tennis non è gioco per verginelle: tra l’altro è molto più semplice da truccare di una partita di calcio, per cui è assolutamente normale che succeda. Certo, il fatto che a guadagnarci siano dei russi e degli italiani mi scoccia un po’.

 

Per fortuna c’è la Premier League, che magari è pure truccata, ma in modo ottimo. Domenica pomeriggio mi sono goduto l’ennesima caduta del Liverpool di Klopp (la cui parabola insegna due cose almeno: 1) non basta avere azzeccato un paio di stagioni in Bundesliga per essere un grande allenatore; 2) non basta cambiare allenatore se la squadra fa cagare) per mano del bolso Manchester United di Van Gaal, che ormai sta seduto in panchina come una vecchia zia intirizzita dal freddo che lavora a maglia. Il gol di Rooney è stato un gran bel gol, e confesso che è stato bello vedere esplodere di gioia quel ragazzo di Liverpool tifoso dell’Everton che non segnava ad Anfield da dieci anni. Poche ore prima in Italia mi dicono che Quagliarella è andato a chiedere scusa ai tifosi del Torino per avere chiesto scusa ai tifosi del Napoli. Assurdo, ma forse in questo modo si chiude un cerchio: alla prossima partita forse avrebbe esultato per i gol subiti dalla sua squadra.

 


Chloe Goodman, fidanzata di Jordan Clarke dello Scunthorpe, è una bambinona. Qui la vediamo mentre gioca spensierata a “1,2,3, stella!”


 

[**Video_box_2**]Non serviva l’ultima farsa politicamente corretta per dimostrare che la Fifa è lo sgabuzzino della modernità occidentale. Alla cerimonia del Pallone d’oro hanno malamente cancellato dalla fronte di Neymar la scritta 100% Jesus che aveva esibito dopo la vittoria della Champions, ennesima censura dell’elemento religioso che dev’essere espunto dalla laicité calcistica. Già ai brasiliani in passato era stato intimato di non riunirsi al centro del campo per pregare, usanza che disturbava la burocratica divinità della Fifa e il suo poco ieratico profeta, Sepp Blatter, e alla premiazione i conduttori erano visibilmente in imbarazzo quando un atleta di Dio ringraziava il cielo: “Ma parliamo di calcio adesso…”, sembravano dire. La miopia della Fifa in questo caso è duplice. Non solo con fare nordcoreano lavora di Photoshop, ma non si accorge che l’esibizione del religioso al modo degli atleti di Dio è fondamentalmente un pezzo di folclore, una manifestazione culturale, è il segno della croce all’ingresso del campo, gesto che di rado segnala la presenza di un “culture warrior” o di un pericoloso portatore di una visione del mondo effettivamente cristiana. La censura è un eccesso di zelo. A proposito di eccessi. Quando un telecronista paragona un atleta a un cartone animato significa che la fine è vicina: se poi accenna in diretta anche la sigla del suddetto cartone per chiarire il concetto allora vuol dire che qualcuno ha fatto qualcosa per meritarsi tutto questo. E così la fantastica parata di Handanovic su Cigarini è diventata una cosa da Holly & Benji, che è un po’ come quando una volta, in era pre-digitale, di fronte a un bel panorama si pronunciava la scemenza suprema: “Sembra una cartolina”. Handanovic, piuttosto, sembra un portiere estremamente dotato, di quelli da cui traggono spunto i creatori di cartoni animati per fare i loro personaggi. La sua squadra, invece, sembra anche meno in forma dei telecronisti che la raccontano. Per fortuna Giancarlo Marocchi ci ricorda che anche in televisione è possibile scansare le banalità rituali e dire qualcosa. Lui ha detto che quando giocava alla Juve le altre squadre avevano il coltello fra i denti, ora sembra quasi che si scansino. Non come nei cartoni animati.

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