L'immenso Toni e la crisi della Roma. Le pagelle di Pierluigi Pardo alla Serie A

L'attaccante del Verona merita un 10 per il contributo complessivo alla causa e la longevità. Promosso il ritorno in panchina di Zeman nonostante il pari. Bocciata la Milano calcistica. Ecco, in pillole, il meglio e il peggio della 27a giornata di serie A. Voto dopo voto.

17 Marzo 2015 alle 09:08

L'immenso Toni e la crisi della Roma. Le pagelle di Pierluigi Pardo alla Serie A

Luca Toni (foto LaPresse)

10 – Luca Toni – Immenso per contributo complessivo alla causa e longevità. Gigantesco nei numeri, 141 in serie A, 33 col Verona, a un passo dal record di Mascetti. Uno che tra l'altro, gioca bene anche quando non segna.

 

9 – Felipe Anderson – L’immagine più evidente della rivoluzione Lazio. Pioli l’ha trasformato in un crack. Studia per diventare il Kakà dei tempi d’oro.

 

8 – Morata – Ha ormai superato nelle gerarchie Llorente. E' l’uomo del futuro. Dieci gol nella prima stagione italiana e tutta la vita davanti.

 

7 – Al Chievo. Ogni anno sembra quello maledetto ma alla fine le cose si sistemano sempre. Con programmazione e tranquillità.

 

6 – al ritorno di Zeman – Brillante, energizzante e pure sfortunato. La salvezza rimane obiettivo complesso. Ma almeno adesso si lotta.

 

5 – Ibra. Lo sfogo anti arbitro non è edificante. Gli attacchi politici pretestuosi subito dopo però me lo rendono immediatamente ancora più simpatico

 

4 – Mou. Canna la partita col PSG. Vincerà il campionato, claro, e si confermerà un vincente, ma nella sfida con Blanc sbaglia molto. Il francese in dieci e senza Ibra gliela incarta di brutto.

 

3 – Milan e Inter – Pippo perde anche le partite già vinte, Roby si chiama fuori dalla lotta Champions. Il destino delle milanesi è clamorosamente malinconico. Poveri bimbi di Milano, coi vestiti comprati all’Upim (cit.)

 

2 – a Benitez. Non per gli errori in campo ma per il nervosismo fuori. Dov’è finito il signore che sapeva dare sicurezza ai propri giocatori?

 

1 – Roma. Quattro punti in cinque partite. Dopo la pareggite arriva una sconfitta dolorosa. Confusione tecnica, poca brillantezza, spogliatoio (dicono) diviso, mercato di gennaio assurdo. Ora è proprio dura.

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