Foto Getty
giustizia e non solo
L'effetto "Drive-in" della sinistra sul referendum
Amavano il programma di Ricci e la separazione delle carriere. Poi sono diventati di destra. Ma solo chi ha avuto la fortuna di non avere mai a che fare con la giustizia italiana può permettersi il lusso di trasformare una riforma dell’ordinamento giurisdizionale in un episodio della lotta eterna tra il Bene e il Male
Chiedo un po’ in giro per questo referendum. Vorrei capire se fuori dalla bolla – giornali, social, interviste incrociate di Nordio e Gratteri, costituzionalisti che litigano su La7 – il tema sia un po’ meno intossicato. Se qualcuno ne parla nel merito. Se qualcuno ha letto il testo della riforma, anche solo l’abstract. Se qualcuno sa cosa sia un Csm, o due Csm, o perché dovrebbero essere due e non tre. Se crede davvero che ti estraggano il giudice a sorte, come in un racconto di Kafka o nella gag di Giovanni (quello di Aldo e Giacomo), testimonial del No, come tre quarti dello show-biz, scrittori, registi, Meglio Gioventù, ecc. Chissà se, insomma, qualcuno ha capito qualcosa. Spoiler: non mi pare.
C’è il tassista che vota No perché “Meloni c’ha tradito” – e io chiedo su cosa, e dice “su tutto, c’ha tradito come categoria”, e anche se faccio notare che il referendum è sulla giustizia, “non importa, nun deve vince”. C’è il collega universitario che difende la Costituzione, perché “se non l’hai capito caro mio”, questo è un “assalto”, un golpe travestito da “riforma”, e c’è quello che “ha fatto le sue ricerche” e mi spiega che “è la stessa cosa che ha fatto Orbán in Ungheria”. C’è la figlia diciottenne di amici, primo voto, orgogliosissima, che voterà No “contro un governo che ha sostenuto un genocidio”. Ma vale anche per parecchi adulti – lei almeno ha la scusa dell’età. Se pensi che Israele sia un po’ il male dell’umanità non puoi votare Sì alla separazione delle carriere. Se trovi che l’Ucraina in fondo un po’ se l’è cercata e la Nato s’è allargata, non puoi volere due Csm. Se Pucci a Sanremo era una vergogna sessista e fascista, non puoi essere d’accordo con Nordio. Le opinioni non vengono mai una per una: arrivano a pacchetti, all-inclusive. Anche quello sul funzionamento della magistratura è un voto identitario. Sommo dramma per un paese come il nostro. La stessa persona che sabato sfila con la kefiah, domenica voterà No per una coerenza interiore profonda e incontestabile tra il diritto internazionale e il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Chiaro. Limpido.
Ho un amico che per vent’anni ha sostenuto la separazione delle carriere. Come tre quarti del Pd, quando si scriveva nei documenti congressuali che “il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”. C’era nella Bicamerale di D’Alema. C’era persino nel programma elettorale del 2022. Ora vota No.
Il fatto è che sulla separazione delle carriere, tre quarti dei miei amici di sinistra sono entrati in piena sindrome “Drive-In”. Negli anni Ottanta, Umberto Eco, Beniamino Placido, Giovanni Raboni, Angelo Guglielmi, cantavano le lodi del programma di Antonio Ricci: Drive-In era irriverente, antisistema, spregiudicato. Poi Berlusconi entra in politica. Peggio, vince le elezioni. Nel giro di pochi anni cambia la percezione di Drive-In. Diventa una start-up di Forza Italia, della deriva autoritaria, della fine dello Stato di Diritto. Un concentrato di sessismo, patriarcato, volgarità: il primo mattoncino ideologico del berlusconismo, l’emblema di un immaginario “fascista”. Lo stesso Drive-In che Oreste Del Buono aveva definito “la trasmissione di satira più libera che si sia vista sin qui”.
Coi referendum ormai siamo rassegnati. I referendum sono le nostre midterm. I referendum in Italia servono a punire chi governa, sono il terzo tempo della partita persa alle elezioni. Persino su un tema come questo. Perché solo chi ha avuto la fortuna di non avere mai a che fare con la giustizia italiana – solo chi non ha mai messo piede in un’aula di tribunale, non ha mai aspettato anni per un’udienza, non ha mai visto un pm diventare giudice e un giudice ragionare da pm – può permettersi il lusso di trasformare una riforma dell’ordinamento giurisdizionale in un episodio della lotta eterna tra il Bene e il Male. Beato lui.