FACCE DISPARI
Valerio Tuveri l'ammazzagraffiti: “Non ce l'ho con la Street Art ma con i vandali”
Con lo stesso piacere di chi lascia una tag, lui la cancella, incassando elogi e minacce: "Se ami la città ci pensi dieci volte prima di sporcare un ponte o un palazzo barocco. Roma è eterna finché glielo permettiamo noi". Intervista
Il nemico numero uno dei graffitari romani non ha ancora trent’anni, è nato a Tor Bella Monaca e conta circa 160 mila follower tra TikTok, Instagram e Facebook. Ha una passione viscerale per mantenere il travertino immacolato, che gli è valsa l’anno scorso il Romoletto d’oro. Con lo stesso piacere di chi lascia una tag, lui la cancella, incassando elogi e minacce. Ma Valerio Tuveri, titolare con il fratello Alessandro e il padre Luca della ditta Roma Sabbiature, è convinto delle sue idee e non ha perdonato a Le Iene, che gli dedicarono un servizio tv, di averla “buttata in caciara”. Facendolo passare per chi non ha capito ancora l’importanza di un Banksy, di un Basquiat o degli operosi street artist brulicanti nella Capitale.
Vuole smentire?
Sicuramente. Io preservo il decoro di monumenti, palazzi, statue e fontane che sono inestimabili testimonianze artistiche nel centro della città più bella del mondo. Chi le ricopre di graffiti è semplicemente un vandalo, perché uno street artist o qualcuno che si proclami tale già dispone per esprimersi di centinaia di spazi nelle periferie. Un conto è essere Keith Haring, altro è chi va a deturpare Ponte Sant’Angelo. Proprio lì pochi giorni fa ho ripulito a titolo gratuito, dopo avere ottenuto i permessi, un’orrenda scritta nera. Non c’è bisogno di un critico per qualificare come vandalismo le tag compulsive, gli scarabocchi o i graffiti lasciati da qualunque tizio che sia in grado di tenere una bomboletta in mano.
La Street Art nasce tuttavia anche quale fenomeno di trasgressione creativa.
Che però non mi sembra giusto imporre agli altri per puro egocentrismo, per dire “sono passato di qui”, come fa chi imbratta la saracinesca di un negozio o i vagoni della metropolitana fino a impedire ai passeggeri la visuale della fermata. Tantomeno capisco chi sporca i muri con gli slogan come durante le recenti manifestazioni pubbliche. È giusto scendere in piazza ma rispettando le città, anche perché ripulirle è un costo collettivo. Mi sembra una considerazione banale, eppure mi sento definire “fascista” perché vado a rimuovere quelle scritte come peraltro ho cancellato decine di svastiche. La maggioranza di coloro che mi attaccano reca sul suo profilo social la bandiera della Palestina perché dispiaccio ai centri sociali. Qualcuno mi augura la morte, altri se la prendono con la mia famiglia, ma per fortuna molta gente mi apprezza e scrive cose bellissime.
Se scova un writer in azione cosa fa?
Sono riuscito a identificarne tre e li ho denunciati. Due di loro hanno più di quarant’anni e forse sono persone più da curare che da reprimere. Spesso è gente triste o arrabbiata col mondo, che si contende per narcisismo uno stesso spazio con altri graffitari.
Qual è il lavoro più importante che ha eseguito di recente?
La ripulitura dei muraglioni del Tevere per il Giubileo. È durata un anno e mezzo. Centomila metri quadrati ricoperti da più generazioni di writer. Prima di finire abbiamo dovuto ripetere l’operazione per mille metri di graffiti già rifatti nel frattempo, ma ora che il contratto è scaduto e non possiamo più tornarci mi piange veramente il cuore, perché sono già all’opera altri imbrattatori. Spiace che il Comune, dopo avere speso tanti soldi, non organizzi una squadra di pronto intervento per provvedere quotidianamente alle erbacce che ricrescono e ai graffiti che riappaiono.
C’è anche chi imbratta per fini più nobili, come gli attivisti di “Ultima Generazione” a Palazzo Madama.
Chi protesta per l’ambiente dovrebbe sapere quanto costa e quanto inquina rimediare ai loro danni. Ci sono decine di modi per esprimere le proprie istanze senza intaccare edifici storici e monumenti.
A Roma il candore del travertino sembra quasi una invitante superficie vergine…
Che è complicata da trattare. È un tipo di pietra che se non viene protetto presenta molti alveoli in cui può penetrare la vernice, perciò anche dopo l’intervento di ripulitura si rischia che rimanga il fantasma della scritta. Con un danno permanente.
Quanto tempo occorre per togliere un graffito?
Dipende dallo spessore della vernice, dai colori, dall’eventuale sovrapposizione degli strati. Nei video che posto sul mio account, mr.tuvs, riassumo l’operazione in pochi secondi, ma a volte sono necessarie ore per eliminare una scritta. Bisogna grattare a mano col raschietto, poi procedere con la sabbiatura facendo attenzione a non rovinare la superficie. È più difficile di quel che sembri.
Ha mai impugnato una bomboletta?
Ho persino rifiutato un accordo pubblicitario che mi proponeva di scrivere su un muro e ripulirlo. Non userò mai una bomboletta.
Ne regolamenterebbe il commercio?
Si potrebbe pure chiedere il documento a chi acquista, però il punto è un altro: se ami la città ci pensi dieci volte prima di sporcare un ponte o un palazzo barocco. Roma è eterna finché glielo permettiamo noi, e quando i turisti mi domandano perché è piena di graffiti non so cosa rispondere.