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Saverio ma giusto

L'equazione anzianità uguale saggezza non vale più. I vecchi sono troppo vecchi. Tutti in geriatria

Saverio Raimondo

Nell’èra attuale l’anzianità conduce solo al rimbambimento; specie alla Casa Bianca. Se mio padre a Natale se ne fosse uscito dicendo “Voglio la Groenlandia, mi serve!” io avrei subito chiamato un neurologo

L’idea che la vecchiaia portasse saggezza è nata in anni in cui la mortalità era più alta e le aspettative di vita più basse; insomma, tutti questi saggi non erano poi così anziani. Lo erano relativamente all’anagrafica dell’epoca, ma rispetto agli anziani di oggi erano semplicemente uomini maturi, in là con gli anni, ma che avevano un’età che noi adesso considereremmo ancora lavorativa. E infatti nell’èra attuale l’anzianità – ben più avanzata – non porta nessuna saggezza, anzi, conduce solo al rimbambimento; specie alla Casa Bianca. Joe Biden è stato il Presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti, e purtroppo a fine mandato s’è visto eccome: gaffe atroci, annebbiamenti, rallentamenti, momenti di smarrimento... Ma per quanto sia stato imbarazzante e sicuramente non più idoneo a ricoprire quella carica, Biden non ha mai dato l’idea di essere pericoloso – se non per la sua stessa incolumità, visto che malfermo com’era ogni due inciampava. Al contrario, oggi il mondo è minacciato dalla evidente vecchiaia di Donald Trump: più che un populista, più che un nazista, più che un narcisista/solipsistico (su certa stampa si rincorrono i profili psichiatrici di Trump, e si tira a indovinare sulla diagnosi...), a me l’attuale Presidente degli Stati Uniti sembra un vecchio rincoglionito, con rispetto parlando – per i vecchi rincoglioniti, s’intende.

 

Il decadimento fisico, fra caviglie gonfie da calze contenitive ed ematomi sulle mani, è innegabile – lo stesso Trump non prova più a negare la sua età, e infatti non si tinge più di arancione i capelli, o qualunque cosa sia quella strana peluria che ha in testa; ma il decadimento cognitivo è altrettanto evidente. Andatevi a risentire il discorso fatto da Trump dopo la cattura di Maduro, e ancora di più i settantadue minuti di delirio a Davos: non penso serva una laurea in medicina per considerarli chiari sintomi di un attacco ischemico, se non peggio. Il fatto che nessun medico sia intervenuto a visitarlo o anche solo a misurargli la pressione è una violazione del giuramento d’Ippocrate, omissione di soccorso. Si dice che nessuno contraddica Trump per paura delle sue reazioni: ma possibile che nessuno gli voglia bene e non si accorga delle sue condizioni? I figli non dicono niente? Nessuno che lo accompagni da un geriatra? Se mio padre a Natale se ne fosse uscito dicendo “Voglio la Groenlandia, mi serve!” io avrei subito chiamato un neurologo. Oltretutto nella famiglia Trump c’è familiarità con l’Alzheimer, il padre ne è morto; tanto che l’altro giorno Trump ha dovuto smentire di esserne affetto... solo che non gli veniva la parola Alzheimer! Non se la ricordava! Glielo hanno dovuto suggerire. Siamo ormai oltre l’evidenza: siamo nel didascalico, nel ridondante.

 

Nel geriatrico galoppante. Anche quest’accanimento della sua Amministrazione contro gli immigrati, sa tanto di anziano che caccia le badanti una a una perché non le vuole. Il problema non è certo l’età in sé, c’è modo e modo d’invecchiare – prendete Mattarella: ha cinque anni più di Trump, ma è nettamente più lucido e senziente. Ma forse stiamo obbiettivamente spingendo troppo in là la nostra età pensionabile: già è spiacevole trovarsi con una potenzia mondiale guidata da un tiranno, figuriamoci poi se quel tiranno ha le arterie otturate o il cervello atrofizzato. Forse almeno in questo caso dovremmo avere meno rispetto per gli anziani; sono certo che anche quel bullo di Trump sarebbe d’accordo.

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