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Saverio ma giusto
Evviva gennaio. Riscattiamo questo bellissimo mese, che inizia con il dolce suono dei tappi che saltano
La gente a gennaio è sempre un po’ avvilita, depressa dalla fine delle feste o con il rimorso post natalizio per aver esagerato con il cibo. E invece che reagire o rilanciare, le persone si scavano la fossa da sole. Rivalutiamo gennaio! Cambiamone narrazione e storytelling
Come ogni anno, eccoci a gennaio – inizia sempre così, e del resto da qualche parte si deve pur cominciare. Ma da qualche anno gennaio non gode di una buona reputazione: la gente lo trova troppo lungo (eppure ha gli stessi giorni di ottobre, maggio e luglio, solo per citarne tre su sette), buio (bah, dipende dal meteo: rispetto al mese scorso, a gennaio le giornate persino si allungano), freddo (affermazione che posso comprendere solo se sostenuta da un negazionista del riscaldamento globale che deve per forza tenere il punto per coglioneria sua). Gennaio, oggettivamente, è un mese come un altro, anzi meglio degli altri perché parte con la prima settimana che, fra Capodanno e l’Epifania, è quasi tutta di ferie. Eppure, come dicevo, non ha successo presso il grande pubblico.
La gente a gennaio è sempre un po’ avvilita, depressa dalla fine delle feste o con il rimorso post natalizio per aver esagerato con il cibo o per aver poltrito troppo e non aver combinato niente; e invece che reagire o rilanciare, le persone si scavano la fossa da sole, autoinfliggendosi l’iscrizione in palestra o i buoni propositi per l’anno nuovo (che altro non sono che semini da cui in primavera nasceranno gli arbusti dei sensi di colpa per non averli rispettati); oppure consacrandosi per tutto gennaio a pratiche salutiste come il “dry january” (tradotto: un mese senza alcool) o il “veganuary” (in questo caso, il tentativo di diventare vegani in un mese): movimenti dai nobilissimi intenti che spesso però hanno il solo effetto di immalinconire ulteriormente persone già tristi. Siccome gennaio sono 31 giorni delle nostre vite, e si ripetono ogni anno, mi pare un vero peccato buttarli via così, per pregiudizio. Rivalutiamo gennaio! Cambiamone narrazione e storytelling. Riscattiamo questo bellissimo mese, che inizia con il dolce suono dei tappi che saltano dalle bottiglie di champagne e non vedo perché poi debba piombare nella mestizia e nello scoramento.
Per prima cosa, non chiudetevi in casa. Basta con queste case! Le case sono sopravvalutate: servono per farsi la doccia e vestirsi prima di uscire, e poi per dormire qualche ora al rientro; per tutto il resto ci sono i bar, i ristoranti, i cinema, i parchi, le piazze. A gennaio uscite di più, ma non andate nei negozi d’abbigliamento: ci sono i saldi, che altro non fanno che alimentare la falsa speranza di comprare un capo a prezzo scontato, per poi scoprire che la vostra taglia è finita e uscirne contriti e disillusi. (Ricordate, l’abbigliamento si compra sempre a inizio stagione: si spende di più, ma almeno c’è la taglia). Ovviamente, questa postura personale non basta: il mondo attorno a noi deve collaborare. Per prima cosa, smontando le luminarie di Natale: non c’è niente di più deprimente di vedere le luci natalizie il 10, 15, o peggio ancora 21 gennaio. Oltre che mettere la depressione anche al più allegro fra noi, le luminarie di Natale a gennaio trasmettono anche un senso d’incuria, di trasandatezza, di sporco. Dopo la Befana, gli addobbi natalizi sono spazzatura, per giunta rifiuti ingombranti: le amministrazioni comunali devono rimuoverli in modo solerte e capillare, così come i privati. Via gli alberi con le lucine, via i festoni, via i presepi dalle case; e a chi non è a norma entro il 7 gennaio, gli arriva la Digos a casa e li arresta. Un gennaio de-natalizzato è un gennaio pronto a viversi non come “il mese dopo Natale”, ma come il primo mese dell’anno: trampolino vitalistico verso gli undici mesi successivi. Oltretutto, gennaio 2026 si è aperto con l’attacco americano al Venezuela, vera e propria “tana libera tutti”: quante cose che possiamo fare, quanto ci possiamo divertire, in barba al diritto internazionale!