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Capodanno col Covid

Annalena Benini

Qualcosa è cambiato: la prospettiva. Salgono i contagi e scende la paura, finirà così?

Abbiamo tutti il Covid. Nei pensieri, nelle parole, nell’attesa di un tampone. Se non lo abbiamo, lo immaginiamo. Se starnutiamo, se abbiamo bevuto troppo e ci viene mal di testa, mal di gola perché è inverno, naso che cola perché ci ha piovuto nelle scarpe per due ore, è sempre Covid. E se non abbiamo niente, neanche un po’ di nausea, è comunque Covid che stiamo incubando o attraversando senza sintomi per il contatto del contatto con  un cugino che sua cognata ha detto che è risultato positivo al rapido. E se ci dimentichiamo  del Covid per due minuti, arriva una telefonata  o un messaggio o un post o un litigio dalla tivù a ricordarci che non si può pensare ad altro né parlare d’altro, anche perché appena non ci pensi te lo becchi con la febbre alta e la tosse

E’ intorno a noi più che mai, in pochi giorni sono cambiate di nuovo le regole, conosciamo quasi più positivi che negativi, siamo circondati da persone che ci scrivono di non sentire i sapori o di  non riuscire a prenotate un test molecolare, siamo indignati oppure contrari all’indignazione contro i No vax. Abbiamo moltiplicato i racconti a disposizione, nostri e altrui. Abbiamo, ma forse solo nel mio misero caso, implorato di persona l’hub vaccinale di anticipare di quattro giorni la terza dose, “se per caso qualcuno ha disdetto o non è venuto”, ma nessuno aveva disdetto o non era andato e si richiedeva un atto di coraggio  troppo grande per le  mie forze: cancellare la prenotazione certa con la speranza di trovarne una  più vicina nel tempo, ma totalmente incerta. Aspetterò questi tre giorni, sapendo che la terza dose non mi renderà certo invincibile, ma più sicura di cavarmela. Più sicuri di cavarcela. Qualcosa è cambiato, ed è la prospettiva: contagi alti, sintomi più lievi,  minori rischi, meno paura, guarigione più veloce, quarantena più breve, incubo gestibile anche dal punto di vista dell’organizzazione personale e dell’impazzimento casalingo, ma soprattutto: aumento dei contagi non proporzionale a quello dei ricoveri. Non è certo  la soluzione ideale (ideale era che il Covid esaurisse la sua capacità di riproduzione, non che diventasse endemico), ma è la barriera che ci stanno fornendo i vaccini e quest’ultimo richiamo di cui abbiamo enorme bisogno. Le scuole sono chiuse ancora per un po’, anche questo è un vantaggio che può aiutare a frenare la velocità di trasmissione. E Capodanno è un atto di responsabilità personale e collettivo: utilizzabile come scusa anche per evitare spaventosi veglioni che procurerebbero, se non il Covid, terribili mal di testa e angosce facilmente scambiabili per   Covid, e di nuovo altre file ai tamponi e liti famigliari e amicizie infrante. Ma saremo salvi solo quando la solita frase, si spera anche falsa: “Ho il Covid” non farà  sparire tutti gli scocciatori per almeno una settimana.            

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.