Saverio ma giusto

Il Piano B per Sanremo

Saverio Raimondo

Amadeus fa il categorico, ma la Rai è pronta a modificare il festival della canzone. Con Burioni al Dopofestival

E’bastato che l’altro giorno, al Festival della tv di Dogliani, Amadeus dicesse che “Non c’è nessun Piano B per Sanremo, deve essere nella totale normalità, o si fa con il pubblico o nulla”, insomma è bastato che ventilasse un ulteriore slittamento/annullamento del celebre evento (canoro? televisivo? mondano? istituzionale!), che subito è scoppiato il panico: grida, lacrime, svenimenti, colpi d’arma da fuoco, dirigenti Rai che si gettano dal settimo piano di viale Mazzini avvolti da fiamme per autocombustione, scontri fra cittadini e forze dell’ordine, crollo di tutte le Borse, Mattarella portato al sicuro in località segreta. Tanto che il direttore di RaiUno Coletta si è affrettato a smentire (“Garantisco che il festival si farà”) prima che tutti gli investitori pubblicitari facessero perdere le proprie tracce scappando in massa con i loro elicotteri privati, costringendo Rai e Comune di Sanremo a finanziare il Festival con i soldi del Recovery fund. Posto che quando Amadeus si limitava a esprimere la propria ammirazione per le donne-un-passo-indietro-rispetto-ai-grandi-uomini faceva meno danni, nella sua colpevole ingenuità il conduttore ha posto una questione della massima importanza: possibile non ci sia un Piano B per Sanremo? Si potrà votare un referendum fra due settimane ma non televotare un cantante fra sei mesi? E’ ragionevole pensare che la Rai sia in possesso di un piano segreto elaborato dal comitato tecnico-scientifico dell’azienda (composto da Michele Mirabella, Mario Tozzi, Piero e Alberto Angela, Franca Leosini, Roberta Petrelluzzi di “Un Giorno in Pretura” e Massimo Bernardini di “TvTalk”) che simuli tre scenari per il Festival di Sanremo in caso di pandemia, dal migliore (“Questo Festival è truccato e lo vince Fausto Leali!”) al peggiore (tutti morti fra le poltroncine dell’Ariston tipo strage al teatro Dubrovka), con relative misure da attuare. O forse sto sovrastimando la Rai, e non c’è nessun piano? In tal caso metto a disposizione il mio, basato su modelli matematici di Gucci – cioè non convenzionali, ça va sans dire.

    
Per cominciare, l’Ariston può essere sfruttato al 100 per cento della sua capienza, come piace ad Amadeus: basta dichiarare il Comune di Sanremo zona rossa dal primo giorno della kermesse. Nessuno potrà entrare o uscire da Sanremo per tutta la durata del Festival, come del resto succede già ogni anno. E anche in caso di sintomi fra il pubblico, lo spettacolo può andare avanti: la platea dell’Ariston è sempre stata un po’ una terapia intensiva, sia per vivacità che per mancanza di posti liberi. Una volta isolato il cluster sanremese, il Festival può iniziare con pochi, semplici accorgimenti: da regolamento quest’anno ogni canzone in gara dovrà avere almeno un acuto prolungato, così da dare il tempo ad Alessia Bonari (infermiera simbolo della lotta al virus, che dopo il red carpet l’altro giorno a Venezia sarà scelta da Amadeus per affiancarlo al Festival) d’infilare il tampone su per la cavità orale dei cantanti. Ovviamente, una positività/negatività al virus inciderà sulla classifica definitiva (la giuria di qualità sarà sostituita da una task force di virologi) così come la temperatura dei cantanti; classifica che vedrà assegnati solo il primo, il terzo, il quinto posto – e così via, alternati – per mantenere le distanze almeno lì. Chi sale sul palco dell’Ariston – dai conduttori agli orchestrali – si muoverà esclusivamente su rotelle: non so perché, ma se funziona a scuola con i banchi non vedo perché non a Sanremo con i cantanti; e può contribuire a dare ulteriore spettacolo. Ospiti della prima serata: Miguel Bosè e Andrea Bocelli. L’unica mascherina ammessa sarà la barba del maestro Peppe Vessicchio (pare sia Ffp3). Il Dopofestival sarà convertito a reparto Covid, conduce Burioni. Anche secondo i più catastrofisti teorici della seconda ondata, un Festival così farà più ascolti che morti. 

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