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Non ci sono più le nonne di una volta

Siamo un paese che invecchia, e anche la nostra percezione delle nonne cambia. A partire dai social

4 Novembre 2018 alle 06:08

Non ci sono più le nonne di una volta

Foto Pixabay

"E dai, sei una nonna”. La frase, un tempo, colpiva come un pugno, e la mente tornava ai maglioni sgualciti, larghi e informi, ai colori pallidi, al sorriso stiracchiato tra le guance incartapecorite, ultimo baluardo di una vitalità morente. Essere liquidata come una nonna, all’epoca della scuola, aveva un che di denigratorio. Sembrava gridare alla truffa: un corpo tanto giovane e un animo indolente, mite, imbrigliato nelle maglie del vecchiume. Era un’offesa, e pure un po’ subdola, quella della nonna. L’orgoglio ne usciva ferito. Ieri, però. Perché oggi ha preso a suonare tutt’altra musica.

 

Le nonne si sono levate i vestiti ingrigiti e, ben ritte sulle proprie gambe, hanno attuato la propria, silenziosa rivoluzione. Roba che con le tavole imbandite, le lasagne e i cannelloni ha ben poco a che vedere. La figura della nonna, nell’immaginario comune aggiornato al 2018, ha assunto tutt’altri connotati, e della casalinga di una volta, buona e pia, con i suoi grembiulini fiorati, non è rimasto granché. E Sciuraglam, patinato profilo Instagram da centotrentunomila follower, ne è la prova.

 

L’account, creato da un misterioso Angelo T., è una raccolta fotografica. Un lookbook di modelle over sessanta. Le si vede in pelliccia, nascoste dietro occhialoni all’Anna Wintour, fasciate in tubini e ingioiellate quel tanto che basta da non passare per la Madonna del petrolio. Sulle labbra hanno il rosso Chanel, al collo, foulard Hermès. Sono “sciure”, nell’accezione che ha dato loro il dialetto di Milano, ma si sono mescolate alla moda (spesso, provincialotta) del nuovo Millennio. Di buon grado, come fossero quelle giovani donne che a loro, oggi, guardano con grande interesse.

 

Le nonne, tornate a dettare stile in fatto di moda, hanno allargato la propria egemonia a ogni branca della vita. Alla tavola, sulla quale – in barba alla tendenza leziosa imposta dagli chef Michelin – sono ritornate con prepotenza le ricette della tradizione. All’omeopatia, che ha riscoperto come il carbone vegetale, quella pastiglietta nera che si inghiottiva per sgonfiare la pancia, possa sbiancare i denti e gli infusi di erbette drenare chissà quali liquidi in eccesso.

 

Belle, sagge, emblema di un’eleganza senza tempo, di una calma serafica, le nonne sono state (ri)elette a modelli cui ambire. E non c’è più nulla di offensivo, nessuna vergogna, nel sentirsi liquidare come tali. Anzi. Essere nonna, oggi, ha un che di fighetto, cosa, questa, che non è affatto sorprendente.

 

Filomena Racioppi, professore associato di Demografia a La Sapienza di Roma, ha spiegato la ritrovata centralità, sociale e culturale delle nonne, come effetto di un meccanismo chiaro. “Non è un mistero che, in Italia, vi sia un grande squilibrio tra il numero di anziani e il numero di giovani. Indicativamente, ci sono 170 persone over sessanta ogni cento under quindici”, dice al Foglio la Racioppi, “Il nostro assetto sociale si è, perciò, modificato così da poter tenere conto di un segmento della popolazione in crescita costante”. E fare altrimenti sarebbe stato impensabile.

 

Più ricchi e più attivi

“Gli anziani, oggi, sono un target migliore di quanto non fossero ieri. Hanno una salute migliore e un reddito più alto. L’Istat stesso, quando pubblica i propri dati, usa una particolare attenzione ai più vecchi. Alcune tabelle mostrano come stia costantemente aumentando la popolazione residente di 90 e più anni”, continua la professoressa, secondo cui c’è poco di casuale o nostalgico nel recupero di vecchi valori.

 

“Il recupero delle nonne, la rivalutazione dell’età over, rientra in un quadro sociale preciso. Da un lato, si recuperano i nonni come risorsa familiare, capace di sostenere quelle poche famiglie che vanno oltre il figlio unico, permettendo loro, in caso di bisogno, di conciliare lavoro ed economia domestica. Dall’altro, si recuperano i nonni come fascia della popolazione utile all’economia. Gli anziani sono più partecipi che in passato, hanno una propria vita da spendere. Sono aumentati gli anni trascorsi non da più da produttori, ma da consumatori dorati di buona salute. La vita si è organizzata di conseguenza, portando con sé un riconoscimento dell’età anziana”.

 

Nessuno sguardo malinconico al passato, dunque. Nessun tentativo di capire la storia. Sebbene i tempi siano barbari e i punti di riferimento scarseggino, i giovani che guardano ai nonni con consapevolezza si contano sulle dita di una mano. “Le generazioni attuali sono poco conservatrici rispetto alle precedenti, amano poco il passato e non sono proiettate verso il futuro. Vivono, tutte, nel presente”, dice la Racioppi, raccontando la carica delle nonne come una cosa semplice, inevitabile. Perché se “invecchiare, a livello collettivo, presenta delle sfide sociali impegnative, a livello individuale è più che positivo”.

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