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Il valore delle catene

Il contributo crescente dell'internazionalizzazione sugli scambi commerciali

9 Gennaio 2020 alle 14:54

Fra i tanti modi che si possono scegliere per raccontare la crescente integrazione globale, che così tanti nervosismi provoca e spesso proprio a chi magari ne trae i giovamenti maggiori, scegliere il linguaggio dell'economia ha il vantaggio di rendere comprensibile, in quanto fatto materiale, ciò che invece abita nella regione dell'immateriale. Ma ciò che l'economia vede, del nostro benessere, è la punta dell'iceberg che lo sostiene. Proprio come illustrare i vantaggi generati dalle catene globali del valore (GVC) negli scambi internazionali è solo la punta di un altro iceberg. Quello del valore delle catene.

Maurizio Sgroi

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    12 Gennaio 2020 - 18:44

    Va bene Sgroi, lo studio della BCE è fuori da mesi. Però, vanno fatte due considerazioni. Da sempre la metdologia di Borin e Mancini è noto che intercetta anche fenomeni che con le GVC come vengono intese a lvello divulgativo hanno poco a che fare e che invece attendono alle normali dinamiche trasformatrici.Per esempio, se l'Italia importa petrolio greggio e poi la raffina ed esporta gasolio, qualifica come GVC. Idem se importa legno pregiato ed esporta listoni da parquet. In secondo luogo, la curva già nel 2015 era in calo. Dov'è oggi, gennaio 2020? Quattro anni sono un'eternità. D'altro canto, gli stessi Borin e Mancini, in un interessante capitolo di un'opera collettiva di un paio d'anni fa (pre-Trump...) si chiedevano se il calo del commercio internazionale fosse ciclico oppure una tendenza....

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