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Povere stelle
La Sapienza offre supporto psicologico agli studenti italiani traumatizzati da Gaza
Nel primo ateneo d’Italia per numero di occupazioni pro Pal, il supporto non è per gli studenti del medio oriente, quelli continuano a soffrire per conto proprio a casa loro, ma per gli studenti italiani che a Roma patiscono la guerra a distanza. L’effetto è ovviamente comico
La facoltà di Lettere della Sapienza, primo ateneo d’Italia per numero di occupazioni pro Pal con partecipazione di docenti, primo per aver impedito a un pur dottissimo Ratzinger di tenere lezione, e quarto in Europa per densità di striscioni “anticoloniali” al metro quadro, ha infine colmato una lacuna che affliggeva la comunità accademica: il supporto psicologico per studenti traumatizzati dal “conflitto in Medio Oriente”. Non per gli studenti del Medio Oriente, quelli continuano a soffrire per conto proprio a casa loro, ma per gli studenti italiani che a Roma patiscono la guerra a distanza. L’effetto è ovviamente comico. Un po’, sono – povere stelle – come le zitelle degli anni 50 che si dichiaravano “vedove di guerra” avendo calcolato nel numero di caduti durante il conflitto i mariti mancati. E un po’ sono – povere stelle – come certi zii ipocondriaci che leggono di epidemie in Nuova Guinea e sviluppano immediatamente i sintomi.
Si suppone che il giovane Rosario da Cosenza, giunto a Roma per laurearsi in Lettere Moderne, possa presentarsi allo sportello lamentando che non riesce a studiare Petrarca per il “disagio” che gli arreca Benjamin Netanyahu. Non è chiarissimo se il servizio possa aiutare Rosario – povera stella – nel caso in cui dovesse sviluppare ansie per la condizione degli uiguri nello Xinjiang. O per l’Etiopia, la Birmania, l’Ucraina, per i massacri in Sudan o per una delle altre sessantadue aree di crisi attualmente censite dall’Onu. Parrebbe di no. E’ solo per il “conflitto in Medio Oriente”. Rosariuzzo – povera stella – s’arrangi, o impari a manifestare il disagio giusto. Per la causa giusta. Resta da capire come possa svolgersi concretamente il colloquio. “Dottore, non riesco a concentrarmi su Dante”. “E da quando?”. “Da quando ho visto un post sull’imperialismo occidentale”. “Capisco. Ha provato a smettere di seguire certi account?”. “Ma dottore, che dice? Quelli sono i miei professori”. Povere stelle.