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Quando cambierà la Dad per le elementari?

Giovanni Rodriquez

Quota 60 per cento: è questa la soglia da raggiungere sul fronte delle vaccinazioni per poter allentare le norme che regolano la didattica a distanza per i più piccoli. Per restare in classe serve spingere sui vaccini 

Il decreto legge approvato lo scorso 5 gennaio dal Consiglio dei ministri introduce alcune novità per la scuola. Vengono in parte riviste le misure per la gestione dei casi di alunni positivi al Sars-Cov-2 in classe. Si è deciso ancora una volta di puntare sull’efficacia dei vaccini prevedendo un allentamento delle restrizioni per le scuole secondarie di primo e secondo grado alla luce dei risultati della campagna vaccinale avviata a partire dalla scorsa estate per questa fascia d’età. Occorrerà invece più tempo e, soprattutto, una copertura vaccinale ben più alta per poter avere regole meno stringenti anche per la fascia 5-11 anni. Ad oggi, infatti, stando ai dati dell’ultimo report settimanale del commissario all’emergenza Figliuolo, già l’83,36 per cento dei ragazzi compresi nella fascia d’età 12-19 anni ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid, mentre il 74,34 per cento ha completato il ciclo vaccinale primario. A questo va poi aggiunto che, sempre lo scorso 5 gennaio, una circolare del ministero della Salute, recependo il parere della Commissione tecnico scientifica di Aifa, ha approvato la dose booster del vaccino Pfizer anche per i soggetti di età compresa tra i 12 e i 15 anni, con le stesse tempistiche previste per gli over 16, ossia a partire dai quattro mesi di distanza dall’ultima somministrazione.

Grazie a questo livello di coperture, a partire dalla riapertura dello scorso 10 gennaio nelle scuole medie, licei ed istituti tecnici fino a un caso di positività nella stessa classe è prevista l’auto-sorveglianza con l’utilizzo in aula delle mascherine Ffp2.  Con due casi nella stessa classe è prevista la didattica digitale integrata per coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni, che sono guariti da più di 120 giorni, che non hanno avuto la dose di richiamo. Per tutti gli altri, è prevista la prosecuzione delle attività in presenza con l’auto-sorveglianza e l’utilizzo di mascherine Ffp2 in classe.  Solo a partire dai tre casi nella stessa classe è prevista la didattica distanza per dieci giorni.

Discorso diverso invece sia per le scuole d’infanzia. Per i bambini con meno di 5 anni non è stato ancora approvato nessun vaccino contro il Covid. Oltre a questo, non è previsto neanche l’uso delle mascherine. Ecco perché sarà sufficiente la presenza di un solo caso di positività in classe per arrivare alla sospensione delle attività per una durata di dieci giorni.  Quanto invece alle scuole elementari, con un caso di positività viene attivata la sorveglianza con testing. Ma in presenza di due o più positivi è prevista, per la classe in cui si verificano i casi di positività, la didattica a distanza per la durata di dieci giorni. A differenza delle scuole per l’infanzia, come già accennavamo, le misure previste per la scuola primaria possono essere però considerate transitorie. Sono cioè destinata ad essere modificate, in senso più permissivo, non appena cresceranno le coperture vaccinali nella fascia 5-11 anni. 

Al momento, a poche settimane dall’avvio della campagna vaccinale per i giovanissimi, il 12,55 per cento ha ricevuto la prima dose. La percentuale sale al 16,42 per cento se consideriamo anche i guariti dal Covid. Numeri ancora troppo bassi per poter applicare quelle distinzioni presenti per le scuole secondarie. In caso di didattica a distanza, infatti, oggi tornerebbero comunque a casa la maggiora parte degli studenti vista la bassa percentuale di vaccinati. Ma quale traguardo si dovrà raggiungere per poter arrivare ad un allentamento delle misure? L’obiettivo è quello di superare il 60 per cento di bambini vaccinati. Questa la cifra che ha in mente il ministro della Salute, Roberto Speranza. La logica alla base di questo dato è semplice: la distinzione tra vaccinati e non vaccinati serve per tenere in classe più persone possibili scommettendo sulla protezione dei vaccini. Non avrebbe senso mantenere in classe meno della metà degli studenti. 

Insomma un incentivo in più per far correre a ritmo sostenuto anche le vaccinazioni dei più piccoli.

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