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Il futuro (da) remoto dell’università

L’e-learning oltre il Covid, il destino della universitas, gli studenti

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

23 Maggio 2020 alle 06:16

Il futuro (da) remoto dell’università

Studenti in collegamento via webcam per seguire le lezioni del Politecnico di Milano (foto LaPresse)

“Il mondo cambia e noi cambiamo con il mondo” (Albus Silente, preside di Hogwarts)    Milano. “Luogo di studi aperto a tutti”, è in sintesi la miglior trasposizione della parola medioevale universitas. Una comunità, una corporazione di maestri o scolari, o per aggiornare a oggi un network, in cui professori e studenti condividono la ricerca del sapere. E nei casi più luminosi convivono negli stessi college, nello stesso campus. Se c’è un luogo iconico al mondo di questa secolare ed...

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Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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Commenti all'articolo

  • Yogurt

    23 Maggio 2020 - 11:12

    mr Crippa, "Radio Elettra" come e-learning? Sure but very short distance between each other: per apprendere, nel futuro, a) disponibilità a porsi circuiti sottocutanei (basi della conoscenza scelta come corso di studi) e b) la gestione della conoscenza con la realtà dei fenomeni connessi al campo/i di studio; ma in questo ambito di studio-lavoro è indispensabile la docenza uomo a uomo. L'apprendimentp (formazione) cioè diventa mediazione umana (valore aggiunto complessivo di tutto il Processo). Indispensabile, in questo contesto una rivoluzione sui modelli di formazione: non vorrei che si confondessero,,stante la cultura attuale dell'"Istruzione", gli "Imbuti" con gli studenti.

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  • eleonid

    23 Maggio 2020 - 08:44

    Il problema della diffusione del sapere che per Covid dovrà essere più da remoto che in presenza ,a mio avviso, dipende dal tipo di sapere . Se parliamo di un sapere tecnico sia esso umanistico che scientifico ,il remoto è una grande scoperta e quindi un mezzo efficacissimo ed economico per chi li deve apprendere. Se invece parliamo di quel sapere che serve per governare le nazioni o fare proseliti ,ad esempio nel campo delle religioni ,delle arti o quei campi in cui è necessario praticare il plagio, allora la presenza credo che sia insostituibile.

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